Cronache di un lavoro qualunque

Un commesso, come tanti, come tutti, che cerca di arrivare a fine mese sopravvivendo ai paradossi del lavoro quotidiano.
mercoledì, 15 ottobre 2008

Buone azioni

   La porta del corridoio-dipendenti si apre prima che io possa arrivare alla maniglia. Johnatan entra ridacchiando, mi fa l'occhiolino e prosegue. Non capisco, ma ricambio il saluto ed entro in reparto.
   Mi guardo un po' attorno e faccio mente locale delle cose da fare. Oggi dovrebbe essere una giornata tranquilla, salvo imprevisti.
   Mentre appunto mentalmente di vedere il prezzo per le batterie del mio Nokia, l'occhio mi cade su un foglio appeso ad una colonna. Mi cristallizzo sul posto, poi mi avvicino adagio. Lo leggo. Lo rileggo. Lo stacco.
   Valter e Sara ridono dietro il bancone. Gli piazzo il foglio davanti. Ridono ancora più forte.
   - Lo sapevo, l'avete scritto voi.
   Alzo gli occhi e me ne vado ridendo anch'io, notando che l'intero reparto è tappezzato da fogli con su scritto: "Salva la categoria commesso dalla categoria cliente: adotta un commesso!!!".
   Davide non ce la farà passare liscia.
postato da DanteHicks alle ore 16:22 | link | commenti
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giovedì, 02 ottobre 2008

Rinunce paradossali

   - Ciao Pino, come vanno le cose?
   E' da un po' di giorni che vedo Pino depresso. Il lavoro e il primo raffreddore della stagione mi hanno tenuto molto occupato e poco propenso ad attaccar discorso su eventuali problematiche della sua vita, ma oggi mi sento meglio e i clienti ci hanno appena concesso un preziosissimo break.
   Pino mugugna qualcosa. A dire il vero non sono sicuro che sia depresso: il suo volto è una maschera di pura inespressività.
   - Dovresti fare teatro, sai? - Incrocia i sopracciglioni neri in un'espressione dubbiosa. - Lascia perdere. Piuttosto, che ti succede? Da un po' di giorni mi sembri... strano. - "Più del solito, perlomeno" me lo risparmio.
   Mi guarda per qualche secondo senza batter ciglio, le folte sopracciglia ancora arricciate, come se guardasse un ente indefinito a cui cerca di dare una forma sensata. Poi ritorna con gli occhi al computer.
   - Mi hanno risposto dal lavoro.
   - Che lavoro?
   Tace per una buona dozzina di secondi e quando riprende comunque non mi guarda: - Ho mandato un curriculum ad una banca.
   - Ah. - Non ne sapevo niente. Nessuno ne sapeva niente, credo. - E ti hanno risposto picche?
   - No! - Mi guarda serio e imbronciato. - Ho già passato il primo colloquio. Mi hanno mandato una mail: vogliono che vada a fare il secondo.
   Non ci posso credere. - Ma è fantastico! Hai passato il primo colloquio quindi! Non sei contento?
   - No.
   - E perché?
   - Il secondo colloquio è la prossima settimana.
   Sfoglio rapidamente il mio calendario mentale: cosa diamine succede la prossima settimana? Arriva Stan Lee a Roma? Anticipano la festa dei morti? Angelina Jolie si esibirà nuda al Circo Massimo?
   Come irritato dal mio non arrivare a capire il punto Pino sbotta spazientito: - Ho le ferie! Ho organizzato una settimana in Grecia!
   - Ma... quanto hai pagato?
   - Che vuoi dire?
   - Albergo, viaggio... le spese insomma.
   - Quasi duecento euro. Vado in campeggio.
   - Ma allora fregatene! Ok, sono duecento euro, ma questo colloquio potrebbe darti un posto di lavoro infinitamente migliore di quello di commesso!
   - Ma io quest'anno non ho ancora fatto un giorno di ferie!
   - Ma...
   - 'Sti cavoli della banca! - Per la prima volta da quando sono qui sento Pino alzare la voce.
   - Ma...
   - Sì, mi rode. Ma io voglio andare in ferie! E poi non è un buon periodo con la mia ragazza, litighiamo sempre, e queste vacanze ci servono per... - D'un tratto si blocca. Forse si rende conto di aver rivelato qualcosa della sua vita intima, o forse non sa neanche a lui a cosa gli servono. Si ferma, abbassa di nuovo lo sguardo sul PC e farfuglia le ultime parole in modo incomprensibile.
   Vorrei ribattere, la sua mi sembra un'occasione presa e gettata nell'immondizia senza troppi complimenti. Poi mi fermo a riflettere che quello che ho davanti non è un ragazzo qualunque, è Pino.
   Gli do una pacca sulle spalle: - Dai, vedrai che ti capiterà un'altra buona occasione. - Ci credo poco anch'io, lo so.
postato da DanteHicks alle ore 20:55 | link | commenti (3)
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lunedì, 15 settembre 2008

L'incredibile

   - Che diamine sta succedendo?! CHE DIAMINE STA SUCCEDENDO?!? - Il capo settore quasi corre verso me e Davide, la cravatta al vento, i capelli fradici di gel. Se non mi aspettassi l'ennesima scenata senza senso da un tizio dotato di un potenziale cognitivo pari a quello di una ciabatta, avrei quasi paura di ciò che sta per succedere. - Davide, mi vuoi spi.. (Buongiorno signora, tutto bene? Grazie d'essere venuta al Centro). Davide! Mi vuoi spiegare che diamine sta succedendo qui?!
   Sbatte un paio di fogli stropicciati sul petto di Davide: se fossi stato al suo posto mi sarei trasformato in Hulk e gli avrei staccato la testa, saltando poi verso il soffitto per crearmi un buco verso la libertà. Oh sì, la libertà! Non dover più pensare alle paradossali beghe di questo posto dimenticato da Dio, non dovermi chiedere, ogni giorno, cos'altro accadrà. Ahh, la libertà! Posso quasi assaporarla, sentirne la fragranza che danza come una farfalla attorno alle mie narici risvegliando i miei sensi. Oh libertà, io t'amo! E se c'è ancora speranza nel mio
   - Allora?!
   Cazzo, ci sono cascato ancora! Vedo Davide intento alla lettura con assoluta calma, in barba all'incredibile Hulk. Non so se lo fa per irritare il capo settore, ma lascia scorrere uno dopo l'altro interminabili secondi di attesa, apparentemente concentrato su ciò che dicono le righe sbiadite del foglio appena stampato.
   Poi, finalmente, parla: - Non capisco cosa c'è che non vada.
   Il capo settore fa una faccia da scemo, con la bocca spalancata, gli occhi sbarrati e la fronte corrugata. O forse è la sua faccia di sempre, non saprei. - Davide! C'è scritto che un tale prodotto ("Creative GigaWorks T40": non so neanche che cazzo sia 'sta roba!) è stato messo in offerta quattro giorni fa e che la gente ha cominciato a comprarselo, mentre fino al giorno prima non se lo filava nessuno!
   Davide mi lancia un'occhiata attraverso gli occhiali, ma capisce che sono incerto quanto lui su come commentare la cosa. Ci prova: - Capo, è un'offerta, è ovvio che stia andando a ruba.
   Il capo sbuffa scocciato: - Sì, certo, ma chi se l'aspettava che la gente si comprasse 'sti cosi?! Ci stiamo rimettendo troppo! Togli l'offerta, via!
   - Ma c'è scritto che dura fino a...
   - Non m'interessa! Via l'offerta! Via i volantini! Stop!
   Si gira e se ne va.
   Restiamo lì qualche istante a contemplare i residui della scia di demenza che segue il nostro capo settore, poi Davide alza le spalle: - Su, andiamo a togliere quest'offerta.
   Capisco sempre più perché nessuno vuole fare il capo reparto.
postato da DanteHicks alle ore 16:30 | link | commenti (6)
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mercoledì, 10 settembre 2008

Attenuanti per un omicidio

   Orrendo sospetto. Distratto da un vecchio disco degli Assalti Frontali che, complice la totale assenza di qualcuno che possa protestare, ho messo come sottofondo di questa nuova fine giornata lavorativa, noto solo ora un cliente che parla al telefonino. Nulla di strano, fin qui. Ma l'orrendo sospetto di cui sopra comincia a strisciare tra i solchi della materia grigia, quando mi rendo conto che il cliente tiene in mano la confezione di un cellulare identico a quello che sta usando.
   Do una bottarella col gomito a Mario e gli indico il cliente.
   Capisce al volo: - Sì, gliel'ho detto io che poteva telefonare.
   Non fiato. Mi limito a fissarlo. Lui abbassa lo sguardo: - Ma, beh, ha detto che poi lo compra.
   Continuo a fissarlo. Vorrei penetrarlo in mezzo agli occhi con lo sguardo, ma poi decido che è molto più semplice mettergli due mani attorno al collo. Prima che possa accadere l'irreparabile il cliente finisce la sua telefonata e si avvicina: - Allora, lo compro.
   Mario mi sorride nervosamente, come a dire "Visto?". Non gli bado: sto pensando dove potermi procurare una vasca abbastanza grande e un centinaio di litri di acido.
   Il signore apre il portafoglio: è vuoto.
   - Acc, ho dimenticato i soldi a casa. Posso pagare col bancomat?
   Nello stesso istante in cui Mario, alla vista del portafoglio vuoto, era di colpo sbiancato, io riflettevo sui punti del corpo più dolorosi da penetrare con una katana.
   Il signore allunga la carta a Mario che la prende tremante, ma sempre con quello schizzo di sorriso sulle labbra. La passa. Il signore digita il codice. Errore. La passa di nuovo, di nuovo il signore digita il codice. Di nuovo errore.
   - Non capisco... -, mormora il tizio. Io incrocio le braccia. Mario non osa guardarmi.
   La passa un'ultima volta e di nuovo il signore digita il codice segreto, con più attenzione. Passa qualche secondo. Errore.
   Mario controlla la ricevuta. Con un filo di voce commenta: - Dice che non ha... sufficiente credito.
   - Oh... Porca miseria. - Non si scompone molto, il signore. Mario invece sembra giustamente in punto di morte. - Beh, vorrà dire che verrò domani con del contante, - sorride il signore. Poi posa il telefonino e la confezione e se ne va salutando.
   Mario lo guarda andarsene, poi guarda me. Il mio volto è un'inespressiva e marmorea maschera di livore. Apre la bocca, poi la richiude. Distoglie lo sguardo, poi capisce che potrebbe essere un errore e torna a guardarmi. I miei occhi rimangono tutto il tempo freddamente spalancati.
   Mormora un rauco e flebile "Scusa".
   Sbatto le palpebre: - Andiamo, - gli dico, - dobbiamo prendere la misura per il cappio.
postato da DanteHicks alle ore 15:31 | link | commenti (5)
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martedì, 09 settembre 2008

Serenità

   Mario mi fa un cenno mentre passa con uno scatolone vuoto. Ammicco e torno a servire un cliente. E' un po' di giorni che non ci incrociamo, così, quando ripassa a mani libere, gli faccio cenno di avvicinarsi.
   - Allora Mario, come va? E' un tot che non ci si vede.
   - Va bene, va bene. Grazie. - Sorride.
   - Mi fa piac...
   - Ho ancora l'intero stock di videogiochi da mettere a posto, ma non ho potuto perché sono stato fino ad ora a sentire i rimproveri di un cliente per un problema con un cellulare. Davide mi ha anche chiesto di accompagnarlo non so dove, più tardi: dobbiamo compilare dei moduli per qualcosa. Tu sai cosa potrebbe essere?
   -  Uhm, non ne sono certo. Una volta ho fatto una cosa simile con Marco, forse è la stes...
   - Oh spero che non ci voglia molto! Tra tre ore stacco e devo ancora finire l'aggiornamento prezzi de... A proposito! Ci sei per l'inventario di venerdì sera? Io credo di no, anche se Davide ci conta così tanto... Alla fine gli dirò di sì, lo so. Poi Pino mi aveva chiesto una mano per un computer: Michele non vuole aiutarlo e io ne so qualcosa. E... basta, dai. Ma penso di riuscire a fare tutto.
   La bocca è aperta da così tanto tempo che mi si è seccata la saliva.
   - E per fortuna che hai detto che le cose ti vanno bene, Mario...
   Sorride, fa spallucce, e se ne va. Di certo non è uno che si lamenta.
postato da DanteHicks alle ore 14:03 | link | commenti (4)
categorie: colleghi
lunedì, 08 settembre 2008

Incontri ravvicinati

   - Cristo, ma chi ha messo le mani nel computer?
   - Mi pare che Pino ci stesse lavorando ieri.
   - E perché mai Pino stava lavorando col nostro computer?!
   Michele fa spallucce ed io non posso che limitarmi ad imprecare a bassa voce mentre lotto con righe e colonne di un file Excel. Perché Windows si blocca sempre adducendo motivazioni improbabili ("Il programma Taldeitali, che fino a ieri ha sempre girato senza problemi, da oggi non funzionerà più. E tanti saluti!") e invece funziona quando è in mano a chi le mani dovrebbe tenerle in tasca? Fosse per me inventerei un programma che, nel momento in cui stai combinando dei casini, blocca tutto dicendo qualcosa tipo "Attenzione! Quello che stai facendo è incredibilmente stupido. Si consiglia di arrestare il sistema e mettersi in un angolino per evitare ulteriori danni". Prima o poi dovrò fare quella telefonata a Bill Gates...
   - Ciao Stefania.
   Alzo gli occhi per vedere chi ha salutato Michele, scorgendo i colori del nostro gilet.
   - Ciao Stefania.
    Poi torno a smadonnare con il file e le sue stramaledettissime colon... Aspetta.
    - Chi diamine è Stefania?!
    Michele alza appena il mento: - Quella lì.
    - Grazie, l'ho appena salutata. Ma, voglio dire: chi è? Cioè, perché l'ho salutata?!
    - ...
    - Insomma, perché ha il nostro gilet??
    - Chissà, forse perché lavora qui. - La sua risposta mi fa sentire incredibilmente stupido.
   - Ok, ma non sapevo ci fossero state nuove assunzioni.
   - Infatti non ci sono state.
   Odio quest'uomo.
   - E da quant'è che...?
   - Dieci mesi, credo. Forse un po' meno.
   Mi volto e la osservo mentre si sistema gli occhiali davanti ad una fila di videogiochi.
   - Mi stai dicendo che in questi otto mesi di lavoro non l'ho mai vista?
   Alza le spalle: - Beh? Non è nemmeno l'unica. credevi che il reparto fosse gestito solo da noi sette?
   - Sì! Pensavo che i nostri turni coprissero tutta la giornata. Insomma... ho appena scoperto che ci sono altre persone che lavorano qui e che io non ho mai visto: è traumatizzante!
   - Beh, allora goditela: Stefania è qui perché ha dovuto fare un cambio turno, è probabile che passino altri otto mesi prima che tu la riveda.
   - Ma... ma...
   - Basta "ma-eggiare": torna al lavoro e non rompermi i coglioni. - E con uno sbuffo torna a darmi le spalle.
   So che l'ho detto un centinaio di volte, ma... assurdo.
postato da DanteHicks alle ore 22:13 | link | commenti (4)
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giovedì, 04 settembre 2008

Il capo settore (3)

   Come un bambino deluso il capo settore si guarda i piedi, farfugliando qualcosa d'incomprensibile. Johnatan ed io non siamo sadici, ma proviamo entrambi un sottile piacere nell'aver rotto il giocattolo del nostro superiore. D'altronde che razza di idee erano quelle?
   - Beh, ho molto da fare. Comunque ci pensiamo, allora... -, ciancica mestamente.
   Valter arriva proprio in quel momento, poggiando un grosso scatolone davanti ai suoi piedi.
   - Uè guajò! (Uè capo!), è arrivato lo stock di nuovi DVD. Venitemi a dare una mano che ce ne sono altri due di scatoloni come chist'.
   Come destato da un curioso interesse, il capo settore comincia ad armeggiare con lo scatolone.
   - DVD? Cos'è arrivato?
   - Eh? Ah, un po' di roba... Ma aggia già controllato io capo, c'è tutto.
   Il capo settore apre lo scatolone. La serie completa di non so quale stagione de I Cavalieri Dello Zodiaco lo accoglie come una pietra preziosa che redirige la luce circostante sul suo volto.
   - I Caval... I CAVALIERI DELLO ZODIACO! - Urla sottovoce: - Cazzo, sì! Da quanto non li vedevo! - Comincia a togliere un DVD dopo l'altro, maneggiandoli nervosamente come in preda ad una febbre mistica: - Dai! Sirio il Dragone, me lo ricordo! Era il più forte, che figata!
   - Eh no, il più forte era Pegasus! - Valter sorride, ma Johnatan ed io lo zittiamo con uno sguardo: ci manca solo che il capo settore ci proponga di invitare al Centro gli "attori" che interpretavano i Cavalieri.
   Si alza con due DVD in mano: - Li voglio. Devo avere la collezione completa, ho deciso. - E senza aggiungere altro si allontana in fretta.
   Mentre lo vediamo sparire dentro il suo ufficio rimaniamo lì, come imbambolati, a chiederci silenziosamente come abbia fatto a raggiungere la sua posizione.
postato da DanteHicks alle ore 16:09 | link | commenti (9)
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mercoledì, 03 settembre 2008

Il capo settore (2)

   - Gli U2?
   - Sì! Sono forti no?! - Sorride come un bimbo a cui abbiano appena detto che Babbo Natale e la Befana sono passati in anticipo.
   - Sono un po' eccessivi... -, azzardo.
   - Cioè?
   - Costano. - Johnatan è più lapidario di me e riesce a spegnere quel sorriso come un intervento dei pompieri su un cerino acceso. Il capo settore sembra pensarci su: l'abbiamo toccato sul suo punto debole.
   - Ah, in effetti non ci avevo pensato. Sono così famosi che chiederanno un bel po'... Mi sa che il reparto non può permettersi una spesa simile. - Siamo salvi! Forse oltre ai due neuroni che giocano a ping pong con gli impulsi elettrici nel suo cervello ce n'è anche un terzo che è stato in panchina fino ad ora! - Ok dai, tanto avevo un'altra idea! - O forse no.
   - Cioè? - Johnatan è esasperato.
   - Non è come gli U2, ma può funzionare.
   - ?
   - Invitiamo la Fallaci!
   Silenzio. Attimo di mutismo collettivo. Scambio di sguardi. Johnatan mi passa la palla.
   - La Fallaci?
   - Sì!
   - Oriana Fallaci?
   - Sì!
   - Oriana Fallaci la giornalista?
   - Sì!
   - Oriana Fallaci la giornalista morta due anni fa?
   - Sì!! Recentemente ho letto un suo libro (beh, non è che l'ho proprio letto, lo sto finendo) e secondo me potrebbe parlare di un sacco di... - E infine ci arriva: - Morta?
   - Sì.
   - Davvero?
   - Sì.
   - Ma sei sicuro che sia proprio morta?
   - Che più morta non si può.
   Povero bambino, in un attimo gli hanno rivelato non solo che Babbo Natale non passerà prima del previsto, ma che l'altra sera, di ritorno con la Befana da una festa a casa dei folletti, aveva alzato un po' il gomito, e distraendosi mentre infilava una mano callosa in mezzo alle cosce della sua vecchia signora, ha avuto un frontale con la Fatina dei Denti. Undici morti, comprese le renne. Una strage.
postato da DanteHicks alle ore 14:53 | link | commenti (4)
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martedì, 02 settembre 2008

Il capo settore (1)

   La fine dell'estate è come un film di Romero: gli zombie escono dalle tombe per venire a disturbare la quiete vita lavorativa di noi poveri commessi. Non sono dotati di grande intelligenza, anzi, hanno un unico pensiero che genera ogni loro azione: rompere le palle. Che il capo settore fosse uno di loro l'avevo sempre sospettato, ma finalmente ne ho la conferma.
   Si presenta abbronzato e sorridente dopo una decina di giorni di ferie. La sua mancanza non era stata minimamente notata in reparto, se non per un clima di rinnovato benessere. Di ritorno dalle vacanze, l'abbronzato e palestrato superiore porta con sé un nugolo tempestoso.
   Sorride. Anzi: strasorride: - Johnatan! Dante! Come va?
   Johnatan ed io ci scambiamo un'occhiata preoccupata: andrà decisamente male, ce lo sentiamo.
   Mugugno un "Abbastanza...", mentre Johnatan si limita a sollevare le sopracciglia, ma non credo che il capo settore intendesse ascoltare la nostra risposta perché prosegue con lo stesso tono: - Ho grandi novità per il reparto! Quest'estate l'ho passata a pensare a come rinnovare la nostra immagine e... beh, ho avuto un'idea grandiosa!
   Sono certo che abbia passato la sua vacanza sulle spiagge di Riccione a scandagliare il didietro di tutte le (mi auguro) maggiorenni in costume: che razza di idee avrà potuto partorire in questo stato?
   - Ascoltate: organizzeremo degli eventi!
   - Eventi? - Se solo potessi farvi sentire il tono colmo d'indifferenza e scetticismo con cui Johnatan ha pronunciato queste tre sillabe...
   - Sì! Come alla FENAC!
   - La "FENAC"?
   - La FNAX!
   - Intendi la FNAC?
   - La FNAC, esatto! Ho scoperto che lì organizzano puntualmente degli eventi, invitando gruppi a suonare e scrittori a parlare. Dobbiamo farlo anche noi! - Johnatan mi guarda scoraggiato mormorando non troppo a bassa voce uno sconsolato "E' pazzo...", mentre il capo settore continua a dispiegare la sua fantasmagorica idea: - Avremo un gran successo! Pensateci: non appena si spargerà la voce inizierà a venire sempre più gente, anche nei giorni in cui non c'è l'evento (e se non dovesse essere così, beh, potremmo anche organizzare un evento al giorno!). Ma dev'essere fatto per bene eh, niente pesci piccoli! Pensavo che potremmo iniziare chiamando gli U2...
   Bono salvaci tu.
postato da DanteHicks alle ore 14:26 | link | commenti (1)
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lunedì, 01 settembre 2008

Ferragosto con i tuoi...

   - Ahh! Il sole, il lago, il petto nudo, il costume da bagno, i piedi scalzi... Queste cose sembrano insignificanti e invece sono proprio loro a costituire il concetto di "vacanza". Insomma, se non fossi vestito così e se non sentissi il calore del sole e la freschezza del vento sulla pelle, come farei a rendermi conto che ho davvero staccato, che oggi non è un giorno di lavoro? Senza questi dettagli probabilmente non me ne sarei mai accorto.
   - Nu poeta.
   Scoccò un'occhiataccia a Valter: - Ma ovviamente ci sei tu a rovinare tutto. Mi chiedo perché ti abbia portato con me?
   - "Portato"?
   Il lago di Bracciano non è certo il posto migliore dove passare il Ferragosto, ma se non hai voglia di acqua salata e se non hai ferie per tutto agosto è l'unica alternativa ponderabile per due commessi squattrinati. Comunque non mi lamento: il posto è bello, non c'è tanta gente come al mare e per un giorno puoi pensare che clienti, capi settore e beghe lavorative siano soltanto un brutto sogno della notte prima. Eccetto Valter e il mio telefonino comprato al Centro qui non c'è nulla che mi ricordi quell'odioso posto.
   - Valter! Dante!
   Odio quando Dio entra nella mia testa per sapere come prendermi per il culo.
   Valter mi afferra un gomito: - Uèè, maronn'! Guarda chi c'è!
   Non voglio saperlo. Non ti voltare. Vai avanti.
   - Dante! Ma dai, che ci fate qui?!
   Non è la voce di Sara, convincitene, non è la voce di Sara.
   - Ma che idioti... Lo sapevate che venivamo qui anche noi, perché non ce l'avete detto?
   Questo non è Michele, non è lui. Vai avanti, fa finta di niente.
   - Addavèro venivate tutti qui?! Minchia, ma io non sapevo nibba!
   - Non ne dubitavo.
   - Ma ci siete tutti?
   No, no, no! Dio, ti prego, no. Andrò in chiesa, diventerò un buon cristiano, mi farò prete, porterò il tuo messaggio nel mondo, mi chiameranno Padre Tereso dar Tufello, ma non farmi questo, non far sì che i miei stimatissimi colleghi siano tutti qui presenti oggi che sono in vacanza.
   - Certo che ci siamo tutti! - L'entusiasmo di Sara è come una malattia fulminante che demolisce dall'interno ogni briciolo di speranza residua. - Pensa, ci sono anche Johnatan e Davide! Dai, mettiamoci tutti insieme. Che bello!
   - Dante che aspetti, il treno? Andiamo.
   E alla fine mi volto. E vedo le schiene di Sara, Michele e Valter allontanarsi sulla spiaggetta, e scorgo poco più in là un ombrellone sbilenco con sotto Davide che agita la mano e Johnatan seduto su una sdraio che beve una birra, e contemplo il mio quadro di vacanza-come-distacco-dal-lavoro ridursi in grigia polvere in meno di un istante.
    - Ragazzi, - mormoro - vi odio tutti quanti.
postato da DanteHicks alle ore 15:12 | link | commenti (5)
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martedì, 12 agosto 2008

Bontà divina

   Certe giornate vorrei essere come la dea Kalì e avere otto braccia. Potrei rispondere al telefono e fare ricerche sul computer per i clienti, sistemando la vetrinetta del bancone con i cellulari, tenendo il caffè mentre ci aggiungo dello zucchero e intanto grattandomi la schiena. E avrei ancora due mani libere che potrei usare per congratularmi con me stesso! Sarebbe fantastico, ma anche irrealizzabile: il capo settore non acconsentirebbe mai ad ordinare delle nuove divise con quattro paia di buchi per le braccia. E così mi ritrovo a fare comunque le cose su menzionate, maledicenomi per i miei limiti da bimano.
   Naturalmente è in queste situazioni che qualcuno arriva a chiederti aiuto, e per qualcuna delle innumerevoli leggi di Murphy questo qualcuno sarà il meno capace a fare le cose da solo.
   - Avanti Mario, smettila di stare lì immobile e dimmi cosa ti serve.
   - Non volevo disturbarti.
   Sorrido accomodante: - Mi disturba più il fatto di avere accanto un ragazzo di due metri che mi fissa dall'alto in basso.
   Il suo volto emaciato si tinteggia di porpora: - Ehm, mi era stato detto che c'erano da sistemare degli scaffali di cellulari, ma non so quali...
   - Mi pare che se ne stia occupando Johnatan.
   - Oh. - Si guarda le scarpe e si morde il labbro perplesso: - Non so dov'è.
   - Neanch'io.
   - Ah.
   - ... puoi sempre chiamarlo.
   - Giusto!
   Finalmente si allontana. Caro ragazzo, già so cosa ci doveva esser scritto sulla sua pagella delle elementari: "è intelligente, ma non si applica". Alzo gli occhi verso il cliente: - Deve pagare con la carta? Ha un documento?
   Il signore fruga nel portafoglio, quando la vocina di Mario mi raggiunge da poco più in là: - Lo chiamo con questo? - Alza la mano agitando vistosamente una pistola prezzatrice nera.
   Sgrano gli occhi incredulo. Sono sicuro che a questo punto dovrebbe urlare "Sorpresa! Sei su Candid Camera!", ma non lo fa. Un gemito mi fa girare: il cliente di prima trattiene quella che pare essere un'incontenibile risata.
   - Certo che se i commessi di questo centro sono tutti così preparati...
   Abbozzo un sorriso: - Ha appena iniziato a lavorare qui. - Non saprei cos'altro dire.
   Mario intanto attende una risposta. Mi sento un po' cattivo, ma non trovo altre parole: - Sì... Sì prova con quello.
   A pensarci bene preferirei essere Buddha in persona.
postato da DanteHicks alle ore 15:11 | link | commenti (4)
categorie: colleghi
venerdì, 08 agosto 2008

Lessico e nuvole (4)

   Dopo aver indicato ad una giovane cliente la bacheca dei Nokia, vedo Davide passare lì vicino.
   - Ehi caro, già finito le traduzioni? -, ridacchio.
   - Sì.
   - Oh... Bene! E allora perché questa faccia mesta?
   Sospira: - Perché la prossima settimana si ricomincia.
   - Ah. - Guardo in alto, guardo in basso, storco la bocca: - Non vorrei proprio essere te.
   - Neanch'io.
postato da DanteHicks alle ore 16:09 | link | commenti (4)
categorie: colleghi, lavoro e paradossi
giovedì, 07 agosto 2008

Lessico e nuvole (3)

"Egr. Dott. F.,

come preavvisatola telefonicamente, mi scuso per il refuso con cui le è stato riportato l'ordine inerente il nostro reparto del Centro.
Mi apresto dunque ad allegarLe il definitivo modulo conforme all'allegato standard, che di fatto succede ed invalida quello allegato alla mia ultima mail.

Ovviamente attendo Vostra risposta con allegato, corrispettivamente all'allegato già a Sue mani di cui forma parte integrante, da Voi compilati e confermati al fine di preventiva accetazione inizialmente e al più presto via fax e, in seconda istanza, a stretto giro di posta, e cogliamo l'occasione per porgerLe i nostri più cordiali saluti.

Cordialmente,

il capo settore del Centro"

   - Allora, come va la traduzione?
   Uno sbuffo mi risponde che non sta andando poi così bene.
   - Pesante eh? Dai, poteva andarti peggio...
   Una smorfia mi chiede come potesse andare peggio di così.
   Gironzolo attorno a Davide, sbirciando di tanto in tanto sopra la sua spalla per vedere cos'ha scritto: è fermo a "Egr. Dott. F.".
   - Dai, - gli do una pacca sulla spalla - magari è il karma! Forse te lo meritavi.
   Un grugnito mi suggerisce di sparire, a meno che non voglia passare l'ora di chiusura a risistemare il magazzino.
postato da DanteHicks alle ore 15:15 | link | commenti (3)
categorie: colleghi, lavoro e paradossi
mercoledì, 06 agosto 2008

Lessico e nuvole (2)

"Egr. Dott. F.,

seguo la Sua notifica allegandoLe la modificata copia confacente dell'allegato di modifica delle ordinazioni basate sul Vostro nuovo tariffario come esposto dalla Vostra ditta X, che di fatto succede ed invalida quella da me precedentemente inviataLe questo meriggio.

Attendendo Vostra riposta, corrispettivamente all'allegato già a Sue mani di cui forma parte integrante, da Voi compilati e confermati al fine di preventiva accetazione inizialmente e al più presto via fax e, in seconda istanza, a stretto giro di posta, rimaniamo a Sua completa disposizione per qualsivoglia bisogno di approfondimento e/o precisazione e cogliamo l'occasione per porgerLe i nostri più cordiali saluti.

Cordialmente,

il capo settore del Centro"

   - "Meriggio"? Che diamine è un "meriggio"?
   Davide dà un'altra occhiata alla nuova stampata dell'ultima lettera del capo settore: - Ah, credo sia un termine decaduto nella seconda metà del '900; indicava il primo pomeriggio.
   - Oh. - Johnatan pare rimanere colpito, quasi affascinato, come se quell'atomo di erudizione mostrato dal capo settore fosse il granello di sabbia che cambia la percezione del panorama. - E' un idiota, - aggiunge un attimo dopo, - un idiota, sì. Deve avere anche la patente da idiota.
   - No, - esclamo dubbioso - credo che ci sia scritto proprio sul suo badge, al posto del nome.
   Una silenziosa annuenza imbarazzata cala tra di noi.
postato da DanteHicks alle ore 13:43 | link | commenti (2)
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martedì, 05 agosto 2008

Lessico e nuvole (1)

"Egr. Dott. F.,

in base alle indicazioni ricevute dal dott. V., Le allego in allegato la copia conforme dell'allegato di rivisitazione dei nostri ordini a favore della vostra azienda per cui le confermiamo l'ordine previsto con le modifiche di cui sopra.

In attesa di vostra riposta, corrispettivamente alla documentazione già a sue mani di cui forma parte integrante, da Voi compilati e confermati per accetazione inizialmente e al più presto via fax e, in seconda istanza, a stretto giro di posta, rimaniamo a Sua completa disposizione per qualsivoglia bisogno di approfondimento e/o chiarimento e cogliamo l'occasione per porgerLe i nostri più cordiali saluti.

Cordialmente,

il capo settore del Centro "

   Leggo tre volte la lettera prima di passarla a Johnatan e Michele.
   - E questa roba che hai stampato sarebbe...?
   - Una mail di modifica d'ordine scritta dal capo settore -, sospira mesto Davide.
   - Ma... non si capisce un cazzo!
   - Dillo a me. - Fa una smorfia disgustata togliendosi gli occhiali e stropicciandosi gli occhi: - Ogni volta mi tocca riscriverle senza che lui ne sappia nulla. Per fortuna che le invia a me per far aggiungere gli allegati degli ordini o per ricontrollare eventuali dati.
   Johnatan alza lo sguardo dal foglio: - Sono allibito. Se arrivassero a destinazione in questa forma le cose sarebbero due: o andremmo falliti, o... No, probabilmente andremmo falliti e basta.
postato da DanteHicks alle ore 13:26 | link | commenti (4)
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martedì, 29 luglio 2008

Gli interinali (3)

   - Cacchio Dante! Cacchio!
   Mario trema come un alberello vittima di Katrina. Guarda il pavimento, poi alle mie spalle, poi mi guarda il petto: non riesco in alcun modo ad agganciare il suo sguardo. Chino la testa su un lato: - Nessuno dice più "cacchio"; non con quell'enfasi, almeno. Cosa c'è che non va?
   Già immagino la scena: mi dirà che un LCD o un impianto hi-fi gli è scivolato e si è disintegrato sul pavimento, ed io dovrò trovare una scusa accettabile per coprirlo al capo settore.
   - E' successo un guaio.
   Eccolo che arriva.
   - Che guaio?
   - I televisori.
   Ahia...
   - Aspetta, hai detto i televisori. Quanti ne hai rotti?
   Si blocca e finalmente mi guarda in faccia con aria quasi indignata: - Rotti? Non ne ho rotto nessuno!
   Uh?
   - Uh? E allora cos'è successo?
   - Non abbiamo finito di metterli a posto! Davide ci ha lasciato scritto di finire per mezzogiorno, ma è mezzogiorno e venti e ce ne sono ancora più della metà da sistemare!
   Stavolta mi blocco io. Codifico mentalmente il senso della sua frase e poi cerco di decifrare il suo volto per capirne le intenzioni. Attendo qualche altro secondo, per scongiurare qualunque possibilità che si tratti di una burla, e infine mi lascio andare ad un sorriso sinceramente compassionevole.
   - Ahh, mi ricordi me qualche mese fa... Vieni, che ti spiego come funzionano davvero le cose qui.
postato da DanteHicks alle ore 14:46 | link | commenti (3)
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venerdì, 25 luglio 2008

Gli interinali (1)

   L'estate è il periodo in cui vengono assunti più lavoratori interinali. Nulla di strano, dato che è la stagione in cui la maggior parte dei dipendenti si prende dei giorni di malattia. Ah già, è anche quella in cui i più vanno in ferie: che curiosa coincidenza. Tuttavia, l'assunzione degli interinali nel periodo immediatamente prima dell'estate non aiuta molto: sapendo che il loro lavoro non durerà che una manciata di mesi, senza alcuna possibilità di essere assunti a tempo indeterminato, l'interinale non si preoccupa di abbandonare il posto di lavoro nel momento in cui trova un'offerta migliore, o quando l'agenzia di viaggi gli conferma la vacanza a Tahiti.
   Comunque, agli occhi del cliente il reparto rimane più o meno invariato: un gruppetto di uomini e donne vestiti con gilet dai colori estivi continuano ad sgattaiolare tra gli scaffali per non essere presi.
   A noi commessi dipendenti, invece, cambia molto, moltissimo.
   - Scusa Dante.
   - Sì, Mario? - Mario è un allampanato interinale con un terribile ciuffo castano che gli copre la metà superiore destra della faccia: la prima volta che l'ho visto ho pensato che forse voleva nascondere una tremenda cicatrice, ma poi Sara mi ha spiegato che è la moda degli ultimi anni e che dovrei tenermi più aggiornato. Comunque sia, Mario è un caro ragazzo che suscita simpatia, sebbene finire a lavorare qui dentro sia stato uno strano scherzo del destino: per noi.
   - Mi hanno chiesto che sistema operativo ha questo portatile.
   - Suppongo Windows Vista.
   - Visita?
   - Vista.
   - Ah...
   Ho imparato a riconoscere la sua espressione tinteggiata di preoccupazione e senso di colpa: - Cos'è successo?
   - Io gli ho detto che non ero certo, ma che probabilmente era Windows '98.
   - Windows '98.
   - Sì.
   Odio mettermi in cattedra: - Tu hai Windows '98 sul PC?
   Corruga la fronte: - Non so...
   - Ok, ok. Secondo te perché si chiama Windows '98?
   Una mezza dozzina di piccole, sottili rughine gli increspano la fronte: - Perché... perché è stato fatto nel 1998?
   - Esatto! -  Espira, distende la fronte, accenna un sorriso. - E secondo te Bill Gates è l'uomo più ricco del mondo perché da dieci anni monta lo stesso sistema operativo su un miliardo di PC in tutto il mondo?
   Il sorriso si oscura. Mi sentirei quasi in colpa se non mi ricordassi che ieri mi ha chiesto se i CD possono girare anche sui lettori DVD.
   - Scusa Dante, hai ragione.
   Ammicco: - Capita, non preoccuparti. Ma non rimanere indietro!
   Sigh, non vedo l'ora che l'estate finisca.
postato da DanteHicks alle ore 15:10 | link | commenti (6)
categorie: colleghi, lavoro e paradossi