A volte non capisco perché mi cimenti in battaglie impossibili, dove qualora vincessi mi ritroverei con in mano un pugno di mosche. Si vede che mi piace lo scontro, l'azione, la suspance, il pericolo, l'adrenalina, il batticuore! ...o forse non ho semplicemente niente di stimolante da fare per tutto l'arco della giornata lavorativa.
Mentre controllo se qualche altro amico delle elementari mi ha aggiunto su Facebook, si accosta un signore con un DVD in mano.
- Scusi, di questo avete solo questo? -, mi fa serio.
Lo guardo un po' confuso: - Eh?
Agita la confezione come una saliera, forse perché vede la mia testa come una zucca: - Gli altri, ce li avete?
Mi raddrizzo, mi stiro il gilet con le mani e prendo un bel respiro. Contestualizzare la domanda: il signore mi sta chiedendo se ho altri di quei DVD. Vuole due copie dello stesso film? Do un'occhiata al titolo: "Eragon".
- Vuole un altro DVD di "Eragon"?
- Ma no! -, mi fa stizzito - Sto cercando il seguito.
Aaah, ora è chiaro!
- Non c'è -, sorrido.
- Non ce l'avete?
- No, ho detto che non c'è, non è ancora uscito. Anzi, non l'hanno proprio girato, il seguito.
Il signore trasalisce come se l'avessero ingiuriato pubblicamente: - Ma cosa dice, non è possibile!
Rispondo con un caldo sorriso: - Sì, glielo assicuro. E' uscito adesso il terzo libro, ma il film non...
- Ma non è vero! Si sbaglia!
- Guardi, ne sono certo. Non è...
- Ma io c'ho gli altri!
Corrugo la fronte: - Come?
- C'ho gli altri! A casa c'ho tutti gli altri.
- Guardi, credo proprio che si stia confondendo con qualcos'altro.
- Mi sta dando del rimbecillito?
- Non mi permetterei mai...
- Guardi che io lo so di che parlo!
- Sicuro, ma può capitare a tutti di sbagliare. Magari lei cercava Harry Potter? O Il Signore Degli Anelli?
- Non sbaglio, ce l'ho a casa, le dico, e il film è proprio questo!
"E allora perché non te lo vai a vedere a casa tua, Cristo!". Vorrei tanto poterlo dire.
Continuo in tono conciliante: - Forse è un...
- Vabeh ho capito, non ce l'avete.
- Aspetti, guardi, facciamo così: cerchiamo su internet!
- Ma lasci perdere, lei non sa niente.
Stizzito, si gira farfugliando qualcosa d'incomprensibile. Lo osservo andarsene senza parole, mentre Michele si avvicina silenziosamente.
- Io al posto tuo l'avrei già mandato a...
- Oh, sta zitto!
Esco dal corridoio-dipendenti con il gilet sottosopra: sono arrivato un po' tardi e ho dovuto fare tutto di fretta, ma fortunatamente sono riuscito a timbrare in tempo.
Mentre mi sistemo do un'occhiata al reparto: oggi c'è parecchia gente in giro, ma l'aria è fresca e la fredda luce dei neon sembra meno spettrale del solito. E' solo una questione di percezione, lo so, ma mi sembra che i clienti siano tutti più allegri e sereni del solito. Lo sono anch'io, un po' di belle notizie a casa mi hanno fatto bene, e allora decido di tentare di arrivare alla fine della prima ora mantenendo questa serenità.
Il modo migliore per cominciare è evitare di vedere le ultime proposte del capo settore, e il modo migliore per continuare è trovarsi dei primi clienti simpatici e cordiali.
Una famigliola al completo (madre alla moda, padre barbuto, figlia adolescente e figliolo lentigginoso) pare fare al caso mio. Sono davanti a degli espositori di cellulari e mi sembra che siano indecisi su qualcosa. Provo ad avvicinarmi.
- Salve, posso ess...
- Wat denk je, hebben zij het blauw ook? -, la figlia alla madre.
- I don't know, sweetheart. Don't you like this one? -, la madre alla figlia.
- De zwarte, het is verdritig -, ancora la figlia.
- Look! There's a clerk -, il padre indicandomi.
- Waar is hij? Ahh, Ik heb hij gezien! Nu ik vraag aan hem. - La ragazza incontra i miei occhi e mi sorride: - Scusi, avete anche altri colori per questo Nokia?
- ...
Lo so, lo so, diamine! Mi sta fissando e il suo sorriso si sta spegnendo perché teme di non essersi fatta capire, e adesso (cazzo!) ha anche preso il cellulare in mano per mostrarmelo, e chissà se il padre si domanda se per caso non mi stia facendo delle fantasie erotiche sulla figlia, ma...
- E' una candid?
E cos'altro avrei potuto dire?!
* ringrazio Simone per la traduzione. Naturalmente ho solo ipotizzato cosa stessero dicendo, e naturalmente non sono affatto sicuro che si trattasse di olandese, ma spero comunque di aver trasmesso l'assurdità della vicenda :)
- Salve!
- Salve! Come posso aiutarla?
- Che reparto è questo?
- "Multimedia".
- Ah, e avete anche mobili?
Mi giro e me ne vado.
I televisori pesano, anche quelli di pochi pollici. Lo so bene, io, che oggi sto finalmente accontentando la richiesta di Davide d'invertire l'ordine di alcuni LCD lungo tutto un corridoio. Non ricordo perché va fatto, me l'ha chiesto quasi un mese fa, però mi sembra il caso che sbrighi questa faccenda.
Trotterello con un 32" della Seleco. Ho quasi tutto il campo visivo coperto, ma per fortuna non c'è nessuno davanti a me.
- QUESTO SAREBBE ANCHE UN BEL LAVORO, SE NON FOSSE PER I CLIENTI DI MERDA.
- Cos...!!
Inciampo sui miei stessi piedi e il televisore mi scivola da una mano. Stringo gli avambracci bloccandolo al volo, poi lo lascio dolcemente calare a terra.
- Ma chi diamine ha detto...? - Mi volto e vedo un televisore acceso, come tanti altri, ma con il volume a cannone. Guardo a destra e a sinistra: nessuno, neanche l'ombra di un collega o di un cliente. Impreco a bassa voce ed abbasso manualmente il volume. Perché mai l'hanno lasciato così alto? E poi nessuno se n'è accorto? Fortuna che nessun cliente passava di qui.
Imbraccio nuovamente il 32" e copro gli ultimi metri. Lì poso il televisore per prenderne un altro e ridirigermi all'inizio del corridoio. Chissà poi perché hanno scelto proprio quel film; di solito mettiamo ultime uscite, o perlomeno pellicole di grande successo. Quello, poi, non è proprio il genere di film da trasmettere in un centro commer...
- VUOI DIRMI CHE NON CI SONO CLIENTI CHE TI FRATUMANO I COGLIONI OGNI SANTISSIMO GIORNO!
Stavolta becco l'onda sonora un po' più preparato. Mi puntello sui piedi, lascio scivolare con cura il televisore e vado dritto ad abbassare il volume dell'altro. Dev'essere rotto. Avevo anch'io una vecchia TV che, di tanto in tanto, si alzava a dismisura. E' un po' strano che un modello nuovo dia problemi simili, ma forse si tratta di uno degli innumerevoli prodotti difettosi che ci arrivano. Magari è in esposizione proprio per quello: di solito la gente non compra la merce esposta. Valter avrebbe comunque dovuto togliere del tutto il sonoro, ma vabeh, rimedio io premendo il tasto "mute" dal cassettino dello schermo. Poi, come Sisifo, riinizio il mio viaggio.
Al ritorno, mentre sono a metà strada, sento uno scalpiccìo frettoloso. Alzo lo sguardo al di là dello schermo.
- VEDI, TI SEI SFOGATO. NON TI SENTI MEGLIO ADESSO?
Poso il televisore, abbasso il volume dell'altro, poi prendo un altro schermo, più piccolo e leggero. Misuro ogni passo con circospezione, guardando fisso in avanti. Sento di nuovo quel rumore, allora mi volto di scatto lasciando a terra la TV e vedo un ragazzino di non più di dodici anni che, messosi davanti al televisore di prima, traffica con i tasti del volume.
- Ehi! -, gli grido appresso. Quello fa un salto e finisce in terra trasalendo. - Brutto...! - Agito in aria il pugno chiuso in una teatrale posa minacciosa. Il ragazzino si spaventa tanto da slittare più volte sul linoleum, prima di rimettersi in piedi e fuggire con uno scatto da far concorrenza a Bolt.
Sorrido: un altro buontempone sistemato. Il nostro è un lavoro duro.
- LEI!!! - L'onda d'urto dell'urlo si propaga per tutto il reparto, facendone tremare gli scaffali. Alzo la testa, ma il massiccio gorilla biondo punta Valter, accanto a me. Sbatte il modem sul bancone: - Lei domenica mi ha venduto questo! E' rotto!
- Domenica? Ma domenica siamo chiusi!
Non è assolutamente vero, ma l'omaccione rimane un attimo perplesso. - Allora dev'essere stato lunedì!
- Ma se lunedì è il mio giorno libero!
Ancora una volta preso in contropiede, il bestione sposta lo sguardo su di me.
- Ah no! - Esclamo. - Io non le ho venduto proprio niente!
Scuote la testa: - No, no. Era lei! - Torna ad indicare Valter. - Me lo ricordo benissimo, col suo accento cagliaritano.
Valter diventa rosso: - Uè! Cagliaritano acchì?! Io so napulità, 'n affènnere!!
- Mi sta dando del bugiardo?! Guardi che so bene che era lei! Mi faccia parlare con un suo superiore!
Metto una mano sulla schiena di Valter. Non so se sia stato lui a venderglielo, ma entrambi sappiamo che i clienti incazzati che vengono a protestare da noi per un prodotto non funzionante sono solo da assecondare. Fa per aprire di nuovo la bocca, poi capisce e si abbandona in un silenzioso assenso. Certe volte puoi solo darla vinta.
Orrendo sospetto. Distratto da un vecchio disco degli Assalti Frontali che, complice la totale assenza di qualcuno che possa protestare, ho messo come sottofondo di questa nuova fine giornata lavorativa, noto solo ora un cliente che parla al telefonino. Nulla di strano, fin qui. Ma l'orrendo sospetto di cui sopra comincia a strisciare tra i solchi della materia grigia, quando mi rendo conto che il cliente tiene in mano la confezione di un cellulare identico a quello che sta usando.
Do una bottarella col gomito a Mario e gli indico il cliente.
Capisce al volo: - Sì, gliel'ho detto io che poteva telefonare.
Non fiato. Mi limito a fissarlo. Lui abbassa lo sguardo: - Ma, beh, ha detto che poi lo compra.
Continuo a fissarlo. Vorrei penetrarlo in mezzo agli occhi con lo sguardo, ma poi decido che è molto più semplice mettergli due mani attorno al collo. Prima che possa accadere l'irreparabile il cliente finisce la sua telefonata e si avvicina: - Allora, lo compro.
Mario mi sorride nervosamente, come a dire "Visto?". Non gli bado: sto pensando dove potermi procurare una vasca abbastanza grande e un centinaio di litri di acido.
Il signore apre il portafoglio: è vuoto.
- Acc, ho dimenticato i soldi a casa. Posso pagare col bancomat?
Nello stesso istante in cui Mario, alla vista del portafoglio vuoto, era di colpo sbiancato, io riflettevo sui punti del corpo più dolorosi da penetrare con una katana.
Il signore allunga la carta a Mario che la prende tremante, ma sempre con quello schizzo di sorriso sulle labbra. La passa. Il signore digita il codice. Errore. La passa di nuovo, di nuovo il signore digita il codice. Di nuovo errore.
- Non capisco... -, mormora il tizio. Io incrocio le braccia. Mario non osa guardarmi.
La passa un'ultima volta e di nuovo il signore digita il codice segreto, con più attenzione. Passa qualche secondo. Errore.
Mario controlla la ricevuta. Con un filo di voce commenta: - Dice che non ha... sufficiente credito.
- Oh... Porca miseria. - Non si scompone molto, il signore. Mario invece sembra giustamente in punto di morte. - Beh, vorrà dire che verrò domani con del contante, - sorride il signore. Poi posa il telefonino e la confezione e se ne va salutando.
Mario lo guarda andarsene, poi guarda me. Il mio volto è un'inespressiva e marmorea maschera di livore. Apre la bocca, poi la richiude. Distoglie lo sguardo, poi capisce che potrebbe essere un errore e torna a guardarmi. I miei occhi rimangono tutto il tempo freddamente spalancati.
Mormora un rauco e flebile "Scusa".
Sbatto le palpebre: - Andiamo, - gli dico, - dobbiamo prendere la misura per il cappio.
Lo vedo puntare la nostra postazione con estrema curiosità. E' cauto, non vuole commettere mosse false. Pensa di essere abbastanza distante da poter scrutare indisturbato ciò che accade qui: non sa che l'ho adocchiato già da un po'.
Forse mi vede, e allora comincia a passeggiare avanti e indietro, tentando di confondersi con l'altra clientela. Guarda altrove, finge interesse per un lettore DVD della Philip, per una Wii, per delle cuffie da computer, per uno stereo, infine per delle confezioni di CD. Ma colgo ogni singola occhiata che, in questo tentativo di depistaggio, indirizza verso di noi.
Sa che io so. Capisce che è inutile fingere. Si concede tuttavia di giocare al meglio le sue ultime carte, o forse tenta di salvare la dignità. Comincia a circumnavigare il bancone, fingendosi interessato a tutt'altro. Non lancia più le sue occhiate, ma ho identificato il suo bersaglio molti sguardi addietro: so cosa vuole. Gira lentamente intorno a noi, confusamente, per non dare una precisa idea di quali siano le sue intenzioni, per tentare di farci credere che non è interessato a qualcosa che noi abbiamo e che lui brama ardentemente. Ma non mi lascio ingannare: percepisco che i suoi movimenti non disegnano un cerchio concentrico, ma una sottile spirale che lentamente si chiude su di noi.
Continua. Avanza. Si avvicina passo dopo passo. L'ultima occhiata. I nostri sguardi s'incrociano. Scoperto, nudo di fronte a me, decide finalmente di dichiarare i suoi intenti e, con un ultimo atto di forza, spezza la spirale per venirmi dritto incontro.
- Scusi, mi domandavo se potessi...
- No.
- ...usare il vostro computer.
Per qualche secondo attende la risposta, poi comprende il mio anticipo. E' quasi sorpreso. Quasi: aveva già colto il mio sguardo, ma forse sperava che fossi clemente, che la sua stoccata mi cogliesse di sorpresa, creando una crepa d'incertezza in cui intrufolarsi per allargare la mia disponibilità. Come se cedessimo il nostro computer a chiunque lo desidera. Non può far altro che andarsene col capo chino. E quando le sue spalle incurvate dalla sconfitta sono ormai lontane, le mie labbra schiudono un ultimo commento: - Uomini migliori di te hanno tentato, e tutti hanno fallito.
- Eh? - Valter lì accanto alza la testa dal monitor: - Hai detto qualcosa?
- Niente, niente. Torna pure ai tuoi siti porno.
- E allora, dopo un'ora a parlare, l'ho baciata!
- Dai! Ahahah! Certo che è assurda come storia!
- Sì! Insomma, io l'ho trovata divertente, ma hai detto bene: assurda!
- E adesso? State insieme?
- No, te l'ho detto. E' stata una cosa così, particolare, nata e morta in quel bacio. Alla fin...
- Scusi signorina!
Interrompo la mia chiacchierata con Sara indicandole il signore che l'ha appena chiamata. Fa una mezza piroetta, gira su sé stessa, e prima che possa dire "Desidera?" il "ck-clik" del videofonino immortala lei e la sua chioma biondastra ancora fluttuante. Sullo sfondo di quella foto devo esserci io con un'espressione tra il sorpreso e lo stranito.
- Grazie! - sorride il cliente prima di voltarsi.
- Ehi... cos... aspetti! Ma... mi ha fatto una foto?!
Il signore annuisce, sempre sorridente: - Sì, la trovavo piuttosto carina e così...
- Ma... ma...
Prima che possa aggiungere altro le strizza l'occhio e se ne va. Sara mi guarda sconvolta, io alzo le spalle incredulo. Questo episodio non fa che confermare la mia teoria di trovarmi in una versione lavorativa del Truman Show.
Lo straniero è sempre una nuova sfida, si sa. Rumeni, cinesi, albanesi, etiopi, kenioti: riuscire a capirsi è un'impresa ardua. Eppure, tolte le normali differenze tra persone disponibili e persone sgarbate (per le quali non c'è razza, etnia, cultura o classe sociale che tenga), nessuno è più frustrante degli inglesi.
Sì, gli inglesi. Paradossalmente l'etnia di cui conosciamo meglio la lingua è quella che meno si sforza di aiutarti a capirla. A volte vorrei tornare indietro nel tempo al giorno in cui quel gruppo di furbi decise che l'inglese sarebbe stato la lingua transculturale per eccellenza. Sara dice che dovrei fantasticare di meno e lavorare di più.
La miss si presenta con un larghissimo capello di paglia (mi ricorda Kung Lao e mi chiedo se ci decapiti la gente) e due enormi Ray Ban neri. Poggia sul bancone una macchina fotografica.
- Isitagoodcam?It'sveryexpensiveandIdon'tknowifit'sgood.
La fisso per qualche istante. Poi: - ...eh?
Sbuffa: - Justtellme:howmanymegapixel?
...
- Cos...?
Credo di capire un "it's ridicolous".
- Ok,doesn'tmatter.Howmuch? Italians...
Quest'ultima parola la capisco molto bene e l'eloquenza del suo sguardo mi chiarisce che non è certo un complimento. Prendo la macchinetta, sorridente.
- Senta, cara la mia first lady, quando io vengo a casa sua non ho la pretesa di parlare in italiano. Il fatto che io, qui, mi stia sforzando di capire il suo idioma non le dà alcun diritto di sfoggiare questa saccente aria da snob rompicoglioni alla "ce l'ho solo io e tutti gli altri possono andare a fare in culo". Per quel che mi riguarda potrei benissimo non sapere un'acca di inglese e, sa, sarebbero problemi suoi, miei non di certo.
Sbigottita la signora si guarda attorno, finché non capisce che ce l'ho proprio con lei e mi rivolge uno sperduto "Sorry?".
Sorrido: - Seventythree euros and ninetynine cents.
- Salve, posso chiederle un'informazione?
- Certo, sono qui per questo!
- Vedevo questo lettore DVD della LG, ma sono un po' indeciso. Lei me lo consiglia?
- La LG è una buona marca: sicuramente è un'ottima scelta.
- Sì... anche se non è ottima quanto lo scegliere un Samsung, un Philip o un Sony. Ho letto che quest'ultimi vengono portati meno volte in assistenza. Conferma?
- Err, sì, può darsi. Comunque rimane un buon lettore: funzionale, economico...
- Mah, ho visto che più o meno sono tutti sullo stesso prezzo, pochi euro di differenza.
- Sssì. Questo lettore, comunque, permette di leggere anche i DivX...
- Come tutti i lettori DVD, ormai.
- ...
- Ma vedo che ha un telecomando sottile. Sono più facili a rompersi, sa?
- Non mi dica.
- In più non ha un'uscita component: i migliori lettori ce l'hanno.
- Che guaio.
- No sa... mi sa che non lo compro. Grazie comunque.
Odio quando fate così.
Afa. Oggi c'è afa. Io non la sopporto l'afa. E la sopporto ancora meno quando c'è il condizionatore rotto.
Davide mi dice qualcosa passando davanti al bancone, la fronte madida di sudore: io non lo sopporto Davide quando c'è l'afa. Dei bambini si rincorrono tra gli scaffali, schiamazzano, a me sembra che vadano al rallentatore; li guardo con difficoltà, le palpebre quasi chiuse: quando c'è afa non sopporto neanche loro.
Muovo pochi, lenti, difficili passi verso la cassa: non sopporto nemmeno di camminare, con l'afa. Cerco Johnatan o Michele o qualcun'altro in giro, senza un perché. Nessuno. Maledetti. Non li sopporto. Non sopporto nemmeno l'idea di dover riordinare gli scaffali dei DVD. Forse è quello che mi ha ricordato Davide poco fa.
Una cliente si avvicina. Cavolo, mi sono messo dietro la cassa e quella avrà pensato bene di pagare qui. E' mio dovere, è vero, e mi sento un po' in colpa a desiderare che se ne vada da qualcun altro. Non mi sopporto.
- Salve.
Bofonchio qualcosa di cortese mentre mi passa un lettore mp3 della Packard Bell.
Squillante come una puntura, la voce della signora quasi mi fa sussultare: - Può farmi un pacco regalo?
Odio fare i pacchi regalo con l'afa. Non lo sopporto.
Nonostante il caldo mi prodigo per fare un bel pacchetto in tempi rapidi. Una volta finito batto il prezzo in cassa, ma prima che possa stampare lo scontrino la signora mi trafigge nuovamente con la sua vocina, troppo stridula per una giornata afosa come questa.
- Comunque da Mediaworld questo lettore costa molto meno.
- Allora vada a comprarlo da Mediaworld -, biascico.
La signora spalanca le rugose palpebre pesantemente truccate e mi guarda prima stupita, poi contrariata. Si prende lo scontrino e se ne va con passo pesante. Non li sopporto certi clienti quando c'è l'afa.
Se è vero che i clienti aguzzano l'ingegno (il nostro), per la prima volta, ieri, ho scoperto sulla mia pelle che è vero anche il contrario.
La signora, giovane, bella, fin troppo abbronzata per i miei gusti (e per l'invidia che covo a causa del mio colorito anemico), arriva da me con un volantino mezzo strappato.
- E' un'indecenza, mi scusi! - sbotta.
Sorpreso e colto impreparato le chiedo quale sia il problema.
- Ma come? Non vede?! Sul volantino avete scritto che questo cellulare sta in offerta a 399 euro, ma quando sono andata a pagarlo me ne sono stati chiesti 500! Non ci si comporta così!
Penso ad un classico caso di miopite clientelosa: il cliente viene da te convinto che su un volantino (o su un manuale di istruzioni, o sulla confezione di un prodotto) ci sia scritta una cosa e invece, con una rapida occhiata, gli mostri che ce n'è scritta un'altra, o addirittura che non c'è alcun riferimento a ciò di cui sta parlando! Tuttavia, controllando il volantino che ha in mano, noto che in effetti c'è scritto, a caratteri cubitali: "Offerta!!! Nokia N82 a soli 399 euro!". Non mi arrendo: conosco bene la facilità con cui si sbagliano i clienti. Leggo minuziosamente ogni singola riga, girando e rigirando il volantino tra le mani, stando attento a non perdermi alcun dettaglio. Niente. Le chiedo infine di farmi dare un'occhiata al cellulare che ha preso, pensando che magari avrà sbagliato prodotto. Niente da fare: il cellulare è quello. Devo dargliela vinta.
- In effetti, signora, pare proprio che lei abbia ragione. Vediamo di rimediare subito: d'altronde se qui c'è scritto che deve pagarlo 399 euro è giusto che sia così!
Sorrido, e la signora mi rimanda un sorriso soddisfatto che lava via del tutto l'irritazione di poco fa. A quel punto mi viene un sospetto. Mentre vado verso la cassa do un'altra occhiata al volantino, notando nuovamente lo strappo: è dritto e continuo lungo tutto il bordo inferiore del foglio. Mi fermo, la signora mi guarda sorpresa. Alzo lo sguardo finché, con estrema difficoltà, non trovo un dispensatore con su un paio di copie dello stesso volantino. Ne prendo una e leggo la parte mancante: "Offerta valida fino al 27 giugno". Mi stava fregando! La signora ha deliberatamente strappato la parte dove c'era scritto che l'offerta terminava venerdì scorso, approfittando di alcuni volantini rimasti nel dispensatore.
Alzo gli occhi, ma l'ultima cosa che vedo sono i tacchi dell'arpia che svolta in fretta verso l'uscita più vicina. Da oggi temo che sarò molto più all'erta con certi clienti.
E' il caldo. Deve essere il caldo.
Da qualche parte ho letto che nei Paesi occidentali particolarmente torridi, durante i mesi più caldi, si registra un aumento del numero di omicidi. Meno male che nel nostro reparto c'è l'aria condizionata. Ma il caldo, quest'invisibile assassino della concentrazione e della voglia di fare, vandalo di vestiti che riempie di chiazze scure in prossimità di schiena e ascelle, mercenario delle ditte di bevande fresche e ultracaloriche, è a mio parere anche il responsabile dell'aumento di richieste assurde nel periodo estivo, qui al Centro. Perché, altrimenti, questo signore accaldato e sudaticcio mi avrebbe appena posto una domanda del genere, mai sentita prima d'oggi?
- Mi scusi - chiedo con enorme fatica, - potrebbe ripetere?
L'uomo si toglie gli occhiali, li pulisce sulla maglia sudata e poi se li riaggiusta sul naso. Alza nuovamente la mano mostrandomi una cartuccia per stampante con su scritto "color": - Questa stampa anche il blu?
Non sospiro. Non ne ho le forze: - Sì signore, stampa anche il blu. Non credo che facciano cartucce d'inchiostro che stampino tutti i colori tranne il blu.
- Ah. - E' il classico "Ah" epifanico del cliente che s'accorge della ridicolaggine della propria domanda: - Sa, - ridacchia - era giusto per stare sicuri.
E' il caldo. Deve essere il caldo.
Speravo che il tipo non si presentasse più, o che lo facesse in un giorno in cui non c'ero io. Insomma, non mi andava di farmi questa menata della garanzia, perché avrebbe voluto dire occhiatacce dal capo settore e, magari, richiami. Richiami innocui, sia chiaro: non può dirmi proprio niente se faccio il mio lavoro, ma magari potrebbe "suggerirmi" di essere meno disponibile verso i clienti, asserendo che "dopotutto, se c'è la garanzia del produttore, possono appellarsi ad esso piuttosto che a noi".
Speranze vane. Il giorno dopo il ragazzo torna tutto sorridente. Mi rassegno: se il karma vuole la garanzia, il karma avrà la garanzia.
- Allora, - sorrido di rimando - c'è tutto?
- Sì, sì!
Da una busta tira fuori il lettore DVD ben confezionato in della carta da pacchi. Lo guardo. Guardo il ragazzo. Torno sul DVD. E infine: - E questo sarebbe... ?
- Il lettore DVD.
- Nell'imballaggio...
- Sì!
- ...originale.
- Sì!
Scoppio in una risatina che subito soffoco tra i denti: - Dai, mi prendi in giro.
Il tipo si fa serio e un po' preoccupato: - Perché?
No, non ci credo. Cirumnavigo il bancone, lo prendo sotto braccio, lo porto agli scaffali dei lettori DVD e gli indico un modello come il suo.
- QUELLO, è un imballaggio originale.
- Ah.
- Eh già.
- E il mio non va bene eh?
- Eh no.
Si morde il labbro, poi mi ringrazia e dice che cercherà bene in casa. Il karma a volte agisce lungo strade misteriose.
- Buongiorno.
A volte il tempo striscia insidioso sulla punta delle tue scarpe anti-infortunistiche.
- Buongiorno signora.
Si muove come un lungo lombrico. Trascina ogni singolo anello in avanti. Pezzo per pezzo, parte per parte, cellula dopo cellula verso chissà dove.
- So che avete dei cellulari in offerta, a basso costo. E' così?
Lo guardi muoversi lento e pesante, lento e pesante, nonostante la leggerezza sia la quintessenza di quest'essere, capace di continuare ad avanzare pure se frammentato in più parti.
- Sì, eccoli qui. Quando ha scelto mi faccia sapere.
Ti sfida. Si ferma. Sai che non ha occhi, ma ti domandi se stia fissando te e il momento che stai vivendo, la situazione in cui ti trovi. Poi rovina lentamente su un lato e continua la sua esasperante marcia.
- Bene, prendo questo. Quant'è?
E' inutile, non ce la fai, non puoi fare a meno di seguirne i movimenti. Ti domandi cosa ti attiri di lui, mentre lo scruti avanzare. Dove vuoi che vada, poi? E, quando ci sarà arrivato, a cosa sarà servito averne misurato ogni singolo passo del tragitto?
- No signora, non glielo posso dare adesso. Mi deve lasciare il numero di telefono e l'indirizzo. I cellulari in offerta li prendiamo solo su ordinazione, quelli che vede lì sono semplicemente delle scatole da esposizione.
Infatti l'hai capito: è inutile. E qualcuno potrebbe chiamarlo sadismo, ma tu sai che se hai deciso di calpestarlo è solo per pura necessità, e che questo comunque non lo fermerà. E così, lo ammazzi.
- Ma... davvero?
- No signora, scherzavo. E' che a volte, qui, non mi passa più.
La cosa peggiore degli HSD (i clienti "Ho sentito dire") è che sono spesso difficili da convincere del fatto che, ciò di cui stanno parlando, è sbagliato. Irremovibili sulle proprie posizioni, questi clienti sono convinti di essere nella ragione, certi che chi sbaglia non sono loro, ma noi commessi incompetenti e ignoranti sulla (nostra) materia.
Io sono uno di quelli che discute con loro per dimostrargli che hanno torto, spesso perdendomi in lunghe disquisizioni da cui esco quasi sempre vittorioso, ma con danni permanenti al fegato. Michele invece è più pragmatico di me: lui ha ragione, il cliente no. E non c'è verso di smuoverlo.
Il signore si rivolge a me sorridente: - Buongiorno, vorrei una Playstation Wii.
- Non esiste -, Michele, lì a fianco, precede qualunque mia reazione.
Il signore, evidentemente disturbato da quella dichiarazione, solleva un sopracciglio: - Ma come no? Certo che esiste, ho visto la pubblicità! Si chiama Playstation Wii.
- Non esiste -, non alza nemmeno la testa dai fogli che sta consultando.
Il signore diventa rosso per l'irritazione. Cerca sostegno da me, ma non posso far altro che rimandargli un'espressione stile "Mi sa che hai proprio torto, ciccio". Non si rassegna, s'impettisce e fa un passo verso Michele.
- Si chiama Playstation Wii. E' una console per giocare ai videogiochi. E...
- Signore -, Michele alza la testa con estrema lentezza e un tono di noia tocca le sue parole, - me lo può ripetere in tutte le salse, ma io continuo a dirle che non c'è, non esiste. La Playstation Wii non esiste. C'è la Playstation e c'è la Wii, sono due console differenti.
- Ma no, io...
- Guardi là - indica con la penna uno scaffale sulla sinistra. - Ci sono le Playstation e poco più in là le Wii. Vada a vedere e poi mi dica chi ha ragione.
La certezza s'infrange sul volto del signore che, tentando di salvare almeno la dignità, va dritto verso lo scaffale a controllare. Non lo vedremo più.
A volte vorrei avere la cinica sicurezza di Michele.
Il week-end Genova-Torino è stato fantastico tra pioggia, passeggiate per i caruggi, arrampicate sulla Mole e tante altre belle cose, ma fare poi una mattina al lavoro dopo 7 ore e mezza di treno è come prendere un martello, guardarsi la mano, e sbatterselo in faccia: insomma, non saprei bene dire come e perché, ma fa male.
Mi trovo con Sara a consegnare volantini di una promozione del nostro reparto all'entrata del Centro. Anche lei ha l'aria distrutta. Nessuno dei due parla e nessuno vuole parlare. Ci sono solo due cose che facciamo.
- Buongiorno -, saluto il cliente.
- Buongiorno -, il cliente saluta.
Do volantino.
Così, automaticamente, come il migliore dei robot. Non ho che poche energie e devo ben salvaguardarle! E allora:
- Buongiorno.
- Buongiorno.
E volantino.
- Buongiorno.
- Buongiorno.
E volantino.
- Buongiorno
- K36.
- K36 a lei.
E volantino.
No, non so cosa volesse dire quel tizio e non m'interessa.
- Buongiorno.
- Buongiorno.
E volantino.
Anche dopo l'arrivo di Davide lo sportello di Assistenza Tecnica per computer è rimasto, credo più che altro per non sentirsi storie dal capo settore. Pino svolge piuttosto diligentemente il suo compito, alla sua maniera ovviamente, e ancora con qualche richiesta di aiuto a Michele, ma tutto sommato se la cava. Per noi comunque è diventato una sorta di "angolo ironia", in cui passare cinque minuti di serena ilarità, magari dopo un cliente che ti ha fatto smadonnare o in un momento di noia. Inizio a pensare, infatti, che i clienti che hanno a che fare con l'informatica siano una categoria molto particolare ed estremamente esilarante.
Mentre chiacchiero amabilmente con Pino (quindi io chiacchiero e lui risponde con una serie di monosillabi che vanno dal "Sì", al "Già", al "Mh" fino ad un ancora non identificato "Hch") arriva un signorotto sulla sessantina, con l'impermeabile imperlato di gocce e una bustona di plastica con dentro qualcosa di molto pesante.
- Salve, dovrei riparare questo PC.
Pino si fa dare tutte le specifiche e poi mette il computer nello stanzino.
- Quando me lo ripara?
- Sabato mattina, o lunedì.
Il signore rimane un po' deluso: - Ma prima non può? Tipo sabato.
Pino balbetta: - Sì, ehm la mattina.
L'uomo incalza: - Ma per sabato non può?!
Pino mi guarda spiazzato: non ha mai avuto la prontezza di noi altri.
Mi rivolgo al signore con fare accomodante: - E va bene, glielo faremo per sabato.
L'uomo sorride soddisfatto: - Grazie, grazie!
Il "Hchh!" di Pino lo considero come un sentito ringraziamento.