Cronache di un lavoro qualunque

Un commesso, come tanti, come tutti, che cerca di arrivare a fine mese sopravvivendo ai paradossi del lavoro quotidiano.
mercoledì, 01 luglio 2009

Ira

   Violento la porta di Davide con una spinta: non voleva aprirsi. Lui è lì, sorpreso, forse gli ho fatto paura. Bene.
   - Cos'è questa storia?! - urlo. - Devo vedermi arrivare una tizia che mi chiede di andare alle casse? Ma che vuol dire?!
   Davide non capisce, mi chiede di calmarmi.
   - No, non mi calmo! Sto qui da un anno e mezzo e, di punto in bianco, devo andare alle casse? Perché?! Non avete il diritto di spostarmi senza chiedermi...
   Prova a dire qualcos'altro, senza riuscire a interrompermi.
   - Io non ho intenzione di andare, punto. La mia decisione è questa, adesso vedetevela voi.
   Ansimo, ho il fiatone di quando fai le scale di corsa. Devo aver urlato un bel po', solo ora me ne rendo davvero conto. Davide non mi scolla gli occhi di dosso, in attesa. Poi parla.
   - Dante, io non centro niente, tanto per cominciare. - E' irritato, ma si trattiene. Lo so che non centra niente, ma... - E poi, chi ti ha detto che devi trasferirti?
   Come un lampo la sua faccia mi compare davanti: - Un tipa, una signora. Non l'ho mai vista prima. Bassa, capelli rossi, tinti...
   Annuisce: - Ok, ho capito. - Si alza, aggira la scrivania e mi viene vicino. - Sai meglio di me come funziona qui... Calmati! - Alza una mano prima che possa replicare. - Calmati. C'è poco personale alle casse e mi hanno chiesto se qualcuno del reparto fosse stato disponibile, temporaneamente. Non gli ho detto di sì: gli ho detto di chiedere. Naturalmente se ne sono approfittati. Tu hai accettato?
   - Uh, no. Ho detto... ho rimandato. Ho temporeggiato, insomma. - D'un tratto mi sento la testa anestetizzata.
   - Hai fatto bene. Parlerò io con chi di dovere. Non devi fare nulla che non vuoi fare, d'accordo?
   - D'accordo - replico. - Ok, grazie. E... scusa per la sfuriata, è che...
   - Non preoccuparti: mi sarei incazzato anch'io.
   Faccio fatica a figurarmi Davide incazzato, comunque annuisco e apro la porta. Davide mi blocca con una mano sulla spalla: - Dante, sicuro che è tutto ok?
   - Sì, sì. Scusa ancora.
   Mh.
postato da DanteHicks alle ore 16:35 | link | commenti (6)
categorie: lavoro e paradossi

Commenti
#1    02 Luglio 2009 - 00:52
 
tutto il mondo è paese, sta succedendo la stessa cosa da noi. mettiti il cuore in pace
utente anonimo

#2    02 Luglio 2009 - 07:23
 
Sono perplessa. E' così tremendo lo spostamento alle casse? 0_0
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#3    02 Luglio 2009 - 11:38
 
Lo avessi io un capo che mi dice "non devi fare nulla che non vuoi fare"!!!

Bella la vita del commesso, eh? A parte chi sta alle casse ovviamente :P
utente anonimo

#4    02 Luglio 2009 - 11:50
 
@prof: immagina la differenza tra mezza giornata passata in reparto (dove puoi lavorare a contatto con i clienti, stare in compagnia dei tuoi colleghi, muoverti, riordinare, bollinare, gestire il magazzino, le corsie... insomma, dove hai TANTO da fare) e una mezza giornata passata tutto il tempo seduto dietro una cassa a fare scontrini
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#5    02 Luglio 2009 - 12:11
 
Ahahah! Ma sei un pazzo sclerotico, povero Davide :D
utente anonimo

#6    03 Luglio 2009 - 13:57
 
Sì, credo di aver capito.
Meglio fare la commissaria d'esame, preparare, gestire, relazioni, tabelle, dovumenti, ecc.,
che la presidente d'esame, seduta lì ad aspettare che finisca la giornata per potere sistemare la documentazione mentre gli altri finiscono di interrogare...
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