Cronache di un lavoro qualunque

Un commesso, come tanti, come tutti, che cerca di arrivare a fine mese sopravvivendo ai paradossi del lavoro quotidiano.
martedì, 30 giugno 2009

L'inquilino

   Alla fine Sara e io abbiamo parlato. Ci siamo presi quella birra - quelle, a dirla tutta -, abbiamo riso, sorriso; poi lei ha pianto e io ho tremato un po', perché non sapevo cosa fare. L'ho ascoltata, ho ascoltato i suoi pensieri e le sue emozioni. Attorno la gente faceva un chiasso incredibile - cosa avrà pensato chi lanciava uno sguardo al nostro tavolino? Ha parlato tanto e io l'ho ascoltata tanto, e alla fine nessuna soluzione, ma siamo riusciti a sorridere di nuovo e poi di nuovo a ridere. Poi casa, poi il suo giorno libero, poi oggi.
   Mi saluta, sorride, continua a sistemare le stampanti. Qual è la differenza tra qui dentro e lì fuori, mi chiedo? Siamo qui, noi, a lavorare, mentre i problemi rimangono aggrappati con le unghie alle nostre spalle. E' come se fossero invisibili, dei vampiri che allo specchio non puoi vedere, ma che continuano a succhiarti il sangue.
   C'è spazio, al lavoro, per la nostra vita? Possiamo dargliene? Il contratto cosa prevede?
   Fisso Sara mentre mi dà le spalle - poi un ragazzo mi fa un sorriso d'approvazione e capisco che pare che le stia guardando il sedere. Quanto tempo diamo ai nostri sentimenti, ai nostri pensieri, a noi stessi? Quanti minuti gli concediamo, ogni giorno? Quante ore?
   Ricordo una volta, non molto tempo fa, in cui ascoltai alla radio Un matto, di Fabrizio De André. La riconobbi dalle prime note e iniziai a cantarla; e poi, senza ragione, scoppiai a piangere. Così, inspiegabilmente, senza un apparente motivo - giusto un matto, appunto! Ma perché? Cos'era successo? Cosa succede nelle nostre vite?
   Non lo so. Dovrei invitarmi anch'io al pub per un birra e quattro chiacchiere. A volte mi sento un estraneo.
postato da DanteHicks alle ore 13:40 | link | commenti (4)
categorie: dante

Commenti
#1    30 Giugno 2009 - 18:05
 
Cosa poter aggiungere, Dante, a una malinconia interiore, se non la solidarietà? Le canzoni del Faber sono sbronze che riempiono la pancia e non vuotano il portafogli. Al bar dell'inquilino lo stereo è sempre acceso: facci un giro, se ti capita. Poi fammi sapere.

Bongio
utente anonimo

#2    30 Giugno 2009 - 20:27
 
E' che, a volte, quando sei a lavorare, i problemi che hai aggrappati alle spalle riescono a non graffiare così tanto.
Oppure sei tu che li senti meno perché devi (per forza devi) concentrarti su qualcos'altro.
Non avrei mai pensato di fare una specie di elogio del lavoro, soprattutto in questo periodo dell'anno, però alle volte, sì, è una benedizione, 'sto lavoro.
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#3    01 Luglio 2009 - 09:51
 
Bhe... si vede che comunque avete bisogno l'uno dell'altro...
Buona giornata.
- Sole -
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#4    01 Luglio 2009 - 14:25
 
...mi s'è strinto lo stomaco... :'(



Cereal_killeR
utente anonimo

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