- Quindi?
- Niente.
- Come direbbe una donna.
Sorrido a quest'ultima frase di Jonathan e faccio di sì con la testa. Metto il DVD a posto, chiudo il cassetto, giro la chiave.
- Non credo di capirle.
- Io non credo di averle mai capite.
Sorrido di nuovo.
- Tu comunque sei peggio - continua Jonathan.
- E perché?
- Perché vuoi capire anche le donne degli altri.
- E' una nostra amica!
- E' una tua amica, è una mia collega. Fintanto che stiamo qui dentro, almeno.
Sembra cinico; in realtà credo abbia ragione.
- Hai ragione, questo è il periodo meno adatto per farsi carico dei problemi degli altri.
- Bravo.
- Anche se ormai le ho detto che stasera ci prenderemo una birra insieme, e immagino che mi racconterà i suoi cazzi.
Scuote la testa: - Irrecuperabile.
Alzo le spalle.
- Almeno te la scopi?
- Jò, non ti ci mettere anche tu eh!
- Ma io ve lo dico sempre che stareste bene insieme.
- No, tu dici sempre che starei bene insieme a Valter!
Arriccia le labbra, le sposta in un angolo, poi mi dà ragione con un rapido cenno della testa.
- Ad ogni modo, è un periodaccio. Troppe cose a cui pensare, troppe cose da fare. Non so dove sbattere la testa.
- Lì, per esempio?
Seguo la traiettoria del suo dito fino a una colonna del reparto; quattro puntine tengono attaccato un foglio con una frase inscritta in un cerchio: "Colpire qui con la testa".
Guardo Jonathan come in trance: - Io vi amo.