Cronache di un lavoro qualunque

Un commesso, come tanti, come tutti, che cerca di arrivare a fine mese sopravvivendo ai paradossi del lavoro quotidiano.
giovedì, 15 maggio 2008

Karma

   Il karma è tante cose. E' la strada che ti si apre davanti. E' l'indicazione contro cui devi sbattere la testa prima di riuscire a vederla. E' il muro che prendi a cazzotti fino a sanguinare, accorgendoti solo dopo tanto tempo che bastava aggirarlo.
   Per me il karma è tutto questo, ma è anche altro. E' anche la persona che arriva nel momento del bisogno, che fa un gesto semplicissimo, dalle conseguenze minimamente influenti sul corso delle cose, ma capace di riempire la giornata di una nuova speranza.
   Quando arriva questa donna sulla quarantina - alta, slanciata, non bella, ma con un fascino che non riesco a identificare - sono mezzo sbracato sul bancone, pensando ancora a cosa fare e non fare per il reparto.
   - Buongiorno.
   Non la degno di uno sguardo: - 'giorno.
   Allungo la mano per prendere il libro su Photoshop che ha comprato e battere il prezzo, ma quella non sembra avere intenzione di darmelo. Le lancio un'occhiataccia in stile "E allora?!" e quella mi rimanda un tiepido sorriso. Ha gli occhi nocciola.
   - Che succede qui? Giornata brutta?
   Mi sorprende la sua domanda. Mi aspettavo più un classico "Ecco, siete bravi solo a non far niente e a rispondere male, voi". Mi sistemo un attimo prima di risponderle, e le parole vengono fuori come un getto di vapore.
   - Diciamo brutto periodo. Sto pensando di mollare il lavoro, anche se poi non saprei dove andare. In Inghilterra magari...
   - Ah, non ti piace qui?
   Prendo il libro su Photoshop.
   - Macché, mi piace pure troppo, è questo il problema. Non riesco neppure a leggere per quanto mi rode.
   - Cosa stai leggendo?
   Già, cosa sto leggendo? Non tocco quel libro da giorni.
   - Ah sì, "Introduzione al buddhismo". Ma in realtà non lo sto leggendo: sono fermo al primo capitolo da quasi due settimane.
   Batto il prezzo.
   - Se mi permetti, ti consiglio quest'altro.
   Tira fuori dalla borsetta un libretto rosso intitolato "Un fiore non parla". Do un'occhiata alla quarta di copertina e mi sembra di capire che tratti dello zen.
   - Grazie. Lo comprerò.
   Faccio per restituirglielo, ma la donna mi ferma con un gesto.
   - Tienilo. Secondo me ne hai più bisogno di me adesso.
   Rimango attonito: - No, no! Non posso accettare, si figuri! Grazie...
   - Insisto! - Sorride sempre di più - Inoltre non è un regalo, è un prestito. La prossima volta che verrò qui mi dirai se l'avrai letto e poi me lo restituirai.
   L'unica cosa che mi riempie la gola è un "Grazie" con vocina rauca. La donna sorride un "Non c'è di che" e se ne va con il suo acquisto.
   E' come se qualcosa mi avesse ricaricato, come se questo gesto mi avesse dato qualcosa di cui avevo bisogno. E' una bella sensazione. Magari è solo il fatto di aver incontrato una cliente così gentile in un momento in cui volevo davvero solo un po' di gentilezza, ma è una sensazione bella, calda, confortevole.
   E' ciò di cui avevo bisogno in questo momento.
postato da DanteHicks alle ore 16:04 | link | commenti (6)
categorie: clienti

Commenti
#1   15 Maggio 2008 - 18:14
 
i regali inaspettati dell'esistenza...
questo episodio non fa che confermare quello che ti ho detto nel mio commento precedente...
Ciao
Valeria
utente anonimo

#2   15 Maggio 2008 - 22:11
 
ma va', scappa finche' sei in tempo :) Sempre detto io.
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#3   16 Maggio 2008 - 07:29
 
Un post sottile e delicato, bravo Dante. E brava anche la signora con spiccate doti di psicologia.

Bongio
utente anonimo

#4   16 Maggio 2008 - 13:34
 
E' un'insegnante di (mi pare) informatica :D
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#5   16 Maggio 2008 - 16:40
 
Non è necessario insegnare psicologia per possederla, così come non è sufficiente essere laureati per esser psicologi. Prendi te, ad esempio? Non hai una laurea in lettere (almeno non ci hai mai dato modo di pensarlo) eppure.. :)

Bongio
utente anonimo

#6   16 Maggio 2008 - 21:14
 
No, nessuna laurea in lettere ^__^ Anche se sì, sono uno studente :)
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