Cronache di un lavoro qualunque

Un commesso, come tanti, come tutti, che cerca di arrivare a fine mese sopravvivendo ai paradossi del lavoro quotidiano.
martedì, 30 giugno 2009

L'inquilino

   Alla fine Sara e io abbiamo parlato. Ci siamo presi quella birra - quelle, a dirla tutta -, abbiamo riso, sorriso; poi lei ha pianto e io ho tremato un po', perché non sapevo cosa fare. L'ho ascoltata, ho ascoltato i suoi pensieri e le sue emozioni. Attorno la gente faceva un chiasso incredibile - cosa avrà pensato chi lanciava uno sguardo al nostro tavolino? Ha parlato tanto e io l'ho ascoltata tanto, e alla fine nessuna soluzione, ma siamo riusciti a sorridere di nuovo e poi di nuovo a ridere. Poi casa, poi il suo giorno libero, poi oggi.
   Mi saluta, sorride, continua a sistemare le stampanti. Qual è la differenza tra qui dentro e lì fuori, mi chiedo? Siamo qui, noi, a lavorare, mentre i problemi rimangono aggrappati con le unghie alle nostre spalle. E' come se fossero invisibili, dei vampiri che allo specchio non puoi vedere, ma che continuano a succhiarti il sangue.
   C'è spazio, al lavoro, per la nostra vita? Possiamo dargliene? Il contratto cosa prevede?
   Fisso Sara mentre mi dà le spalle - poi un ragazzo mi fa un sorriso d'approvazione e capisco che pare che le stia guardando il sedere. Quanto tempo diamo ai nostri sentimenti, ai nostri pensieri, a noi stessi? Quanti minuti gli concediamo, ogni giorno? Quante ore?
   Ricordo una volta, non molto tempo fa, in cui ascoltai alla radio Un matto, di Fabrizio De André. La riconobbi dalle prime note e iniziai a cantarla; e poi, senza ragione, scoppiai a piangere. Così, inspiegabilmente, senza un apparente motivo - giusto un matto, appunto! Ma perché? Cos'era successo? Cosa succede nelle nostre vite?
   Non lo so. Dovrei invitarmi anch'io al pub per un birra e quattro chiacchiere. A volte mi sento un estraneo.
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lunedì, 29 giugno 2009

Parole chiave (11)

La fine del mese (o il fine?!) è domani, ma visto che ci sono anticipo a oggi le parole chiave, così ci facciamo tutta la settimana senza interruzioni.
Quindi! Anche questo mese un po' di parole chiave usate da voi giovani utenti - o magari dagli altri, se non da voi, o se voi non siete più giovani - per cercare qualcosa che, irrimediabilmente, non avete trovato. Ma le vie di Google sono infinite, e per qualche arcana et mistica ragione vi hanno portato qui. Proprio qui! Potevate finire sul sito di Sgarbi, di Anno Zero o di Papi Chulo, e invece no, siete arrivati qui! Che c..o eh?
Vamos, va...

Un abbraccissimo e a domani,
Dante





5) Bongio lo so che non ha un blog

Booooooooongiooooooo, è per teeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!

4) Ciclicità Ivana Spagna

Uh? Cos'è? Forse una canzone che fa "Ciclicitàààà! Adesso tutto è così sempliceeee"...

3) Che cos'è il sorriso sardonico

Una cosa tipo così :), ma un po' meno così :D e un po' più così :>

2) Tette a lavoro

Ragazzi, se c'è una cosa che al lavoro non ho mai visto...

1) Cosa direbbe Dio a chi è in cerca di un lavoro

Costui vince e stravince il premio della ricerca più eccentrica del mese. Inarrivabile.
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categorie: parole chiave
domenica, 28 giugno 2009

E' la fine!

   - E' la fine!
   Michele, Valter e Jonathan si voltano appena, mi concedono uno sguardo smangiucchiato dal sonno, poi tornano a darmi le spalle, mentre proseguiamo verso l'ingresso del Centro.
   - Non capite? E' la fine, non il fine!
   - Ma che sta blaterando, quello? - chiede Michele insonnolito. Jonathan scansa la questione con un flemmatico movimento del polso.
   - Ho letto questo libro di un autore inglese, e la traduttrice ha tradotto "la fine settimana" e non "il fine settimana" - esclamo entusiasta. - Capite?! E' la fine della settimana, non il fine della settimana. Capite?! E' sconvolgente! Abbiamo sbagliato finora e nessuno ce l'ha mai detto. Addirittura il vocabolario riporta che "fine settimana" è sia maschile che femminile, quando è palesemente femminile! Capite?! Siamo arrivati a cambiare le regole della grammatica italiana, con i nostri errori. Capite?!?
   Michele si gira di scatto puntandomi il dito contro: - Dante, adesso basta rompere il cazzo. Sono le 7 di domenica mattina e, femminile o maschile, voglio iniziare e concludere tranquillamente questo week-end. - Poi si volta e scompare all'ingresso.
   Non capiscono mai.




*visto che sono stato assente giovedì scorso ho pensato di farmi perdonare regalandovi oggi questo piccolo aneddoto.
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venerdì, 26 giugno 2009

Dove sbattere la testa

   - Quindi?
   - Niente.
   - Come direbbe una donna.
   Sorrido a quest'ultima frase di Jonathan e faccio di sì con la testa. Metto il DVD a posto, chiudo il cassetto, giro la chiave.
   - Non credo di capirle.
   - Io non credo di averle mai capite.
   Sorrido di nuovo.
   - Tu comunque sei peggio - continua Jonathan.
   - E perché?
   - Perché vuoi capire anche le donne degli altri.
   - E' una nostra amica!
   - E' una tua amica, è una mia collega. Fintanto che stiamo qui dentro, almeno.
   Sembra cinico; in realtà credo abbia ragione.
   - Hai ragione, questo è il periodo meno adatto per farsi carico dei problemi degli altri.
   - Bravo.
   - Anche se ormai le ho detto che stasera ci prenderemo una birra insieme, e immagino che mi racconterà i suoi cazzi.
   Scuote la testa: - Irrecuperabile.
   Alzo le spalle.
   - Almeno te la scopi?
   - Jò, non ti ci mettere anche tu eh!
   - Ma io ve lo dico sempre che stareste bene insieme.
   - No, tu dici sempre che starei bene insieme a Valter!
   Arriccia le labbra, le sposta in un angolo, poi mi dà ragione con un rapido cenno della testa.
   - Ad ogni modo, è un periodaccio. Troppe cose a cui pensare, troppe cose da fare. Non so dove sbattere la testa.
   - Lì, per esempio?
   Seguo la traiettoria del suo dito fino a una colonna del reparto; quattro puntine tengono attaccato un foglio con una frase inscritta in un cerchio: "Colpire qui con la testa".
   Guardo Jonathan come in trance: - Io vi amo.
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giovedì, 25 giugno 2009

Il peso del capire

   Sara esce dall'ufficio di Davide sbattendo la porta. Cammina rigida verso il corridoio-dipendenti, lo sguardo sui piedi, le mani chiuse a pugno.
   - Allora? - Il cliente con cui stavo parlando mi richiama.
   - Ah! Mi scusi. All'assistenza tecnica glielo cambiano di sicuro. - Gli consegno il lettore DVD e mi avvio verso il corridoio-dipendenti, ma un altro cliente fa per bloccarmi; fortuna che Valter lo intercetta prima, facendomi capire con un cenno che ha assistito alla scena di poco fa. Subito prima di entrare scorgo con la coda dell'occhio Davide che si affaccia dall'ufficio.
   Sara è lì, appoggiata con la spalla sul distributore di caffè. Questi sono i momenti peggiori: cosa dico? come lo dico? ma soprattutto: qualcuno mi ha autorizzato a dirlo? Se Sara è venuta qui senza chiedere niente a nessuno, magari voleva essere lasciata in pace. Perché queste fantastiche intuizioni mi vengono un attimo dopo? (Oh, io passato, se solo ti applicassi di più!)
   - Ehi, tutto bene? - chiedo.
   - Una meraviglia.
   "Meno male! Pensavo fossi arrabbiata e volessi sfogarti. Allora me ne torno a lavoro". Perché le relazioni umane sono più complicate di così?
   - Che è successo?
   - Niente.
   Ovvio. Perché mai dovrebbe essere successo qualcosa? Uno non può nemmeno sbattere la porta del proprio capo e ficcarsi in un corridoio durante l'ora di lavoro?
   Sospiro: - Ehh, non ci sono più i "niente" di una volta. I "niente" di oggi sembrano sempre "qualcosa". - Mi fermo a pochi passi da lei. - Dei niente ogm, insomma.
   La sento ridacchiare - e mi distendo -, ma anche tirare su col naso.
   - Piango per ogni stronzata - fa lei.
   - Tu? Ma tu non piangi mai, sei una donna di ghiaccio! In reparto ti chiamiamo Crudelia, lo sai?.
   - Dai... - Si gira, ride, ha gli occhi rossi. Le chiedo cos'è successo. Dice niente. Dico ok. Dice che aveva chiesto questo week-end da tre settimane, ma oggi Davide le ha detto di no. Perché? Pare che non prendano ancora degli interinali e questo fine settimana siamo a corto di personale; o qualcosa del genere, non ha capito bene.
   - Ok. - Inspiro un bel po' d'aria; arriccio le labbra e lo sguardo mi cade su un angolo sporco del corridoio, sull'armadietto nel lato opposto, sui jeans di Sara, sui suoi occhi che guardano a terra, di nuovo sull'angolo sporco. Poi espiro: - Ora ti va di dirmi cos'è successo veramente?
   Mi lancia un'occhiata alla "Non capisco". Poi capisce, e capisce che capisco, e gli occhi si rifanno rossi, e dice un altro "Niente", e si asciuga le guance, e se ne va verso il reparto, e io rimango lì, solo, a non saper che farmene di questa intuizione, a chiedermi se sia meglio capire, capire a metà, o non capire affatto; a pensare, tutt'a un tratto, all'esame di neurobiologia di ieri.
   Qualche domanda guizza nella testa come una scintilla. La lascio spegnere, mi ficco le mani in tasca e torno a lavoro.




*voi capirete, invece, che è un periodo densissimo e mi scuserete, spero, se anche ieri ho saltato. Luglio = esami. E' giugno, lo so, fa lo stesso. Mi sto fondendo.
postato da DanteHicks alle ore 16:13 | link | commenti (4)
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martedì, 23 giugno 2009

Eziopatogenesi

   Jonathan: - Allora?
   Sara: - Allora?
   Io: - Allora?
   Jonathan: - Queste elezioni?
   Sara: - Lasciamo perdere.
   Io: - Già.  
   Jonathan: - Mi deprimo sempre di più ad ascoltare i politici.
   Sara: - Non è che siano tutti cattivi...
   Io: - Non c'è bisogno di essere un cattivo diavolo per deprimere la gente. Puoi riuscirci anche se sei una bravissima persona.
   Jonathan: - E' tua?
   Sara: - Non è sua.
   Io: - Non è mia.
   Jonathan: - Comunque rende benissimo.
   Sara: - ...già.
   Io: - Già.
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lunedì, 22 giugno 2009

Ritorno al presente

   Agosto mi fa pensare alla pace, alla tranquillità, a "Oh mio Dio mi mancano due esami, non ho iniziato la tesi e sono senza un euro, e guarda Dante che questo non è mica agosto, è ancora giugno".
   Sigh, ci sono momenti in cui vorresti fare un salto temporale, trasformare il presente in passato e vivere il futuro. Anche se in realtà qualcosa di simile l'ho già fatto, e non è che abbia dato grandi risultati. Stavo prendendo appunti per un esame quando mi sono rotto le scatole e sul quaderno ho scritto: "Caro Dante, da qui in poi studia sul libro perché io, cioè tu, mi sono rotto le palle di prendere appunti". Quando durante il ripasso sono arrivato a quel punto, ero piuttosto contrariato con il me del passato.
   Niente. Continuiamo a vivere il presente con la certezza che, prima o poi, ci troveremo inevitabilmente nel dove e nel quando sbagliati.
   - Mi scusi.
   - Dica.
   - Cercavo l'ultimo CD di...
   - Aspetti, questo non è il reparto "Dischi".
   - Ma io è mezz'ora che aspetto!
   Prenditela con il te passato.
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venerdì, 19 giugno 2009

Di lavori e buchi neri

   Io: - Trovato niente?
   Michele: - Mh?
   Io: - Come lavoro, dico.
   Michele: - No. E' impossibile trovare lavoro.
   Io: - Un po' retorico...
   Michele: - Un po' paradossale, semmai.
   Io: - Cioè?
   Michele: - Per un lavoro decente devi avere una laurea, meno di 26 anni e tre anni di esperienza.
   Io: - Ma... è impossibile!
   Michele: - E' quello che dico anch'io.
   Io: - Chi è che scrive questi annunci? Stephen Hawking?
   Michele: - Ehh, mi piacerebbe essere come lui.
   Io: - Super-intelligente?
   Michele: - No, mantenuto dal sistema sanitario.
   Io: - ...questa era davvero cattiva.
postato da DanteHicks alle ore 12:17 | link | commenti (2)
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giovedì, 18 giugno 2009

La ragione è nel torto

   Tè freddo e qualche nocciolina: Fabio sa come prenderci e, anche noi, l'abitudine ad andare al suo bar quando stacchiamo di sera l'abbiamo presa facilmente. Nuova stagione, nuove abitudini, dico io. D'altronde, dopo una giornata a combattere con i clienti, hai bisogno di un momento di lieto relax.
   - A Milano i commessi sono più tolleranti di noi romani - dice Fabio guardando nel fondo di un bicchiere appena asciugato. - Forse un po' più distaccati, ma più tolleranti.
   - Non esiste. Sono meno pazienti, invece - risponde Michele sgranocchiando una nocciolina. - Il loro non è distacco, è più una sorta di indifferenza.
   Valter e io ci limitiamo a sorseggiare il nostro tè alla pesca.
   - Sarà. Io li trovo più disponibili - aggiunge Fabio.
   - Macché. Meno gentili di loro non c'è nessuno - commenta Michele.
   - Sono più comprensivi, - Fabio.
   - Del tutto intolleranti, - Michele.
   Valter e io spostiamo gli occhi da uno all'altro, come in una partita di tennis.
   - Professionali.
   - Incompetenti.
   - Esperti.
   - Incapaci.
   Fabio s'arresta e stringe le sopracciglia: - Tu non mi darai mai ragione.
   - E invece sì - replica Michele alzando il mento.
   Ahh... Lieto, ilare, relax.
postato da DanteHicks alle ore 14:26 | link | commenti
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mercoledì, 17 giugno 2009

Ehh, ma chissà cosa c'è dietro!

   Squilla il telefono.
   - Arrivo! Arrivo! Potevi squillare quando avevo finito di lavarmi le ascelle...
   Come se potesse rispondere.
   - Pronto?
   - Pronto, Dante? Sono Sara.
   - Ehi Saretta, come stai?
   - Bene, bene. Stai andando al lavoro?
   - Non ancora, esco tra dieci minuti. Dimmi tutto!
   La sento sorridere: - Niente, io invece son qui.
   - ...fico.
   Sospira: - Nulla, volevo chiamarti così, giusto per dirti quanto sei carino e speciale.
   Uh.
   - Uh... beh, - ora sono io a sorridere - grazie.
   Sorride di nuovo, la sento.
   Sorrido anch'io; mi sento un po' imbarazzato.
   - E poi volevo chiederti se lunedì non ti andrebbe di fare un cambio turno.
   - ...sapevo che c'era qualcosa dietro.
   Maledetti colleghi.
postato da DanteHicks alle ore 15:00 | link | commenti (4)
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martedì, 16 giugno 2009

A qualcuno piace caldo

   - Il mio computer ha caldo.
   Michele solleva appena la testa: fa troppo caldo persino per rispondere alle mie stupidagini. Lo prendo comunque per un gesto d'interessamento.
   - Sì, - continuo, - soffia tutto il tempo.
   Mi guarda. Non credo sia interessato, ma perlomeno vuole sapere come va a finire.
   - E' svalvolato per il caldo, ti dico. Da qualche giorno, dopo pochi minuti che è acceso, inizia a fare "ffffffffffffffh".
   E alla fine, con un po' di coraggio, prende una boccata d'aria per rispondermi.
   - Dante, il tuo computer non soffia un bel niente. E' la ventola. - Mi manda in estremo oriente con un gesto della mano. - Sei tu a essere svalvolato.
   - Scusi, - la signora alza il ditino per richiamare l'attenzione di Michele - questo che piano è?
   - Secondo - sbuffa Michele.
   - E l'uscita dov'è?
   - Al pian terreno - inspira.
   La signora si guarda alle spalle, ci pensa un attimo, poi: - Ah, allora per uscire devo scendere?
   Alza gli occhi al cielo: - Faccia lei...
   Guardiamo la tipa andarsene; io sorrido stanco: - A quanto pare il caldo non lo soffro solo io.
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lunedì, 15 giugno 2009

La sveglia delle 6:00

   E' piacevole parlare con lei. E' carina, con lunghi capelli ricci e occhi nocciola. E' simpatica, le labbra sottili e sempre sorridenti. E' gentile, chiede e non pretende, domanda e non interroga.
   Parliamo di un iPod. E' entrata in negozio per comprarne uno, ma si portava dietro un carico di dubbi e insicurezza. Così, mentre l'accompagnavo allo scaffale, le ho chiesto a cosa le servisse. E da lì abbiamo iniziato a parlare amabilmente di pregi e difetti, qualità e pecche.
   Mi ha chiesto se ne ho uno ("Sinceramente non ne ho mai sentito il bisogno"). Per farsi un'idea, che musica ascolto ("Dai Clash a Kaos One, dagli Smiths ai Propagandhi, da Neffa ad Amy Winehouse"). Per curiosità, se lo consiglierei a un'amica ("Dipende dall'amica," sorrido).
   Passeggiamo lentamente per la corsia dei lettori mp3. Ogni tanto faccio qualche battuta su marche o modelli che non comprerei mai. Lei ride. Ridiamo insieme, per la verità. E così continuiamo a passeggiare, e intanto le mostro qualche lettore, le dico cosa ne penso, le chiedo cosa ascolta di solito, le prendo la...
   - Quando avete finito di divertirvi, lei potrebbe anche servirmi - mi dice il tizio allampanato dai capelli grigi e lo sguardo smorto.
   Sorpreso, mi blocco per un attimo. Guardo lui, guardo lei; sto per aprire bocca, ma la ragazza arrossisce, chiede scusa, dice che comunque ha capito cosa vuole e così mi ringrazia e se ne va. Non faccio in tempo a pronunciare nemmeno una sillaba, mentre scompare tra le corsie.
   Mi giro ancora a bocca aperta verso il cliente.
   - Allora, - fa quello - mi serve…
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categorie: clienti
sabato, 13 giugno 2009

Tette

   Io: - Odio l'estate.
   Sara: - Ma non l'amavi?
   Michele: - Lui è un po' il tipo di ragazzo tutto-o-niente.
   Io: - Borderline, direi.
   Sara: - E perché ce l'hai con l'estate, ora?
   Michele: - Posso capirlo.
   Io: - Vero? E' colpa di voi donne!
   Sara: - Ti pareva...
   Michele: - Non ha tutti i torti.
   Io: - Non potete andare in giro vestite... così!
   Sara: - Benvenuto nel 2010.
   Michele: - L'era delle tette di fuori?
   Io: - Eh, esatto.
   Sara: - Sì, per chi ce l'ha. Io non sono molto munita.
   Michele: - Ehi! Non ti puoi tastare le tette davanti a noi!
   Io: - Sei diabolica!
   Sara: - Tastare? Stavo solo dicendo che non ho un granché da...
   Michele: - Ferma! Ferma!
   Io: - Maledetta! Maledette tutte!



*Eccomi qui a rimediare l'assenza di ieri. Il periodo più intenso dovrebbe essere passato, spero che non ci siano altri ritardi nell'immediato futuro :)
postato da DanteHicks alle ore 12:06 | link | commenti (2)
categorie: dialoghi
giovedì, 11 giugno 2009

Rinforzi (2)

   Vai, Dante, vai! Usa la tua eccezionale abilità nel glissare.
   - Ehm, e perché tua cugina sta sistemando il reparto?
   - Ci sta dando una mano - risponde Jonathan.
   - Ci sta dando una mano - faccio eco.
   - Sì.
   - Tua cugina.
   - Sì.
   - Tua cugina la promoter della Vodafone.
   - Sì.
   Perché tutti replicano "Sì... sì... sì..."?! Non potrebbero dare subito la risposta a una domanda così ovvia?
   - Scusa Jò, spiegami perché diamine tua cugina, promoter della Vodafone, ci sta aiutando a sistemare il nostro reparto. Non ha nulla a che vedere col suo lavoro! Tecnicamente non lavora nemmeno qui!
   Jonathan si passa una mano tra i capelli, alzando gli occhi al cielo: - Oggi siamo solo tu e io, Dante, e tra poco arriva il roll. Tu. Io. E un roll. Hai presente cosa vuol dire, no? Mettere a posto, catalogare e intanto avere a che fare con i clienti. Mia cugina non aveva niente da fare e io le ho chiesto di darci una mano. Tutto qui.
   Tutto qui. In qualche modo ha una sua logica. Perversa.
   Torno a fissare la cugina di Jonathan: - Non so, credo che l'ONU non approverebbe.
postato da DanteHicks alle ore 23:22 | link | commenti
categorie: lavoro e paradossi
mercoledì, 10 giugno 2009

Rinforzi (1)

   Bella, con una camicetta rosso sangue generosamente aperta sul petto; pantaloni scuri a righe chiare, eleganti e aderenti; i capelli castani, soffici e ordinati che sfiorano le spalle; la pelle liscia, le mani delicate, gli occhi profondi. ...ok, non stavo guardando esattamente gli occhi, ma devo dire che la nuova promoter della Tre, intenta a sistemare alcuni scaffali del nostro reparto (non so perché, non me lo domando), ha tante belle qualità.
   Do una gomitata a Jonathan: - Cazzo che figa, eh?
   Mi fulmina con un'occhiata: - E' mia cugina.
   Ma perché sempre io?!
postato da DanteHicks alle ore 14:00 | link | commenti (10)
categorie: colleghi
martedì, 09 giugno 2009

Risposte che non trovano domande

   La signora mi fissa negli occhi, mi penetra con lo sguardo, sonda le mie carni, trapassa le ossa, affonda nella materia grigia; e infine alza un dito ed esclama: - La sette!
   Poi si gira e se ne va.
   Pietrificato, oso solo spostare gli occhi (prima a sinistra, poi a destra) e sussurrare flebile: - Ahiuto.
postato da DanteHicks alle ore 15:08 | link | commenti (4)
categorie: clienti
lunedì, 08 giugno 2009

Bisogno di risposte

   Certe cose capitano e basta. Perché indagare sulle cause? Perché chiedersi il motivo? E' capitato. Da qualche parte ci sarà un perché, ma a cosa serve saperlo? Ti aiuterà a capire meglio? A cambiare le cose? A volte non c'è bisogno di sapere le ragioni di qualcosa, per cercare una soluzione.
   - E così con Stefania...
   Con Sara c'era stata un po' di tensione, ultimamente. Colpa mia, forse. Colpa del lavoro, magari. Colpa della Crisi, diremmo. Colpa di Bugs Bunny, probabilmente. Eppure, quale che sia il motivo, sappiamo entrambi che a un certo punto si possono ritardare le scuse - in questo caso le mie - e concentrarsi su cos’è importante.
   - Che devo dire, non andava. - Mi massaggio il mento, guardo da un'altra parte, poi sistemo i capelli. - Oh beh, per andare forse sarebbe dovuta partire.
   - Dai...
   - Ma sì, - scanso l'aria infastidito - è partita, è andata... e ora è semplicemente arrivata.
   Abbozza un sorriso di comprensione e mi accarezza un braccio. Poi, come nelle scene più clue dei film trasmessi dalla Mediaset, arriva la pubblicità.
   - Scusi.
   Sorrido al cliente (che sorriso finto, mio Dio): - Mi dica.
   Il tipo alza una cardbus: - L'ho pagata 25 euro.
   Sara ed io ci guardiamo.
   - Buon per lei - replico.
   - No, lei non ha capito - si scalda. - Sul cartellino c'era scritto che costava 21 euro e 50.
   Schiocco la lingua: - Ahh, capisco. Mi dispiace, è stato un nostro errore.
   - Ora mi spiegate perché.
   Di nuovo Sara mi guarda e io guardo lei. Vorrei cederle la palla, ma non credo che abbia una risposta migliore della mia.
   - Ehm, capita.
   - Cosa?! - esclama il tipo, visibilmente insoddisfatto.
   - Purtroppo può capitare, mi dispiace davvero. Magari qualcuno sbaglia a mettere il cartellino, o per errore riporta la cifra sbagliata.
   - Mi sta prendendo per il culo?
   Mi poggio le mani sul petto: - Signore non mi permetterei mai.
   - Lei mi sta prendendo per il culo?! - alza la voce.
   - No, guardi, dico davvero: può capitare. Comunque le spetta il rimborso, posso tranquill...
   - Io non voglio nessun rimborso! - urla. - Voglio solo sapere perché lì c'era scritto un prezzo e io invece ne ho pagato un altro.
   Non rispondo. Non rispondere, dice la mia mente. E io non rispondo. Sara, accanto a me, trema. Non per paura, credo; piuttosto è l'impotenza, l'impossibilità di cambiare le cose, di dare una spiegazione che il cliente ritenga accettabile. Ma io non rispondo. In mente ho uno di quegli insettini piccoli, neri, che quando li tocchi si fermano, immobili, fingendosi morti, aspettando che tutto passi.
   Il tipo mi guarda negli occhi. Io non oso neanche battere le ciglia. Poi, come se una cappa si schiudesse attorno a noi, prende consapevolezza dell'ambiente: i clienti che si sono fermati a guardare; Jonathan e Valter che si avvicinano lentamente; la vita che continua, indifferente alle sue richieste.
   Distoglie lo sguardo, ripone la cardbus nella busta, si scusa e se ne va.
   Sara mi guarda.
   - Non ho risposte - dico.
   Annuisce d'accordo.
postato da DanteHicks alle ore 14:55 | link | commenti (7)
categorie: clienti
venerdì, 05 giugno 2009

Parole chiave (10)

Arrivano le vacanzeeeeeeeeeeeee!!!
Ovviamente per gli altri.
Io devo ancora lavorare, e ho sempre più cose da fare. Mi è testimone la giornata di ieri, che mi ha tenuto lontano dal computer fino al mio ritorno a casa, alle 2 di notte. E mi è testimone anche il rincoglionimento, dato che ho dimenticato di scrivere le parole chiave del mese passato.

Perdono!
Non solo è quasi estate, i clienti arrivano in reparto abbronzati, voi fantastiche donne italiane scoprite il bel corpo, e noi commessi siamo ancora qui con le ascelle commosse. No! In aggiunta fa pure caldo! Quando sono al lavoro, ovviamente. Quando esco con gli amici, o decido di andare al mare, fa sistematicamente freddo. Ad esempio ieri mi prendevano in giro perché, durante una cena in pizzeria all'aperto, mi riscaldavo le mani con un lumino. Povero me...

Comunque, cerco di rimediare e oggi pubblico doppio (sotto questo post, infatti, trovate quello che avrei dovuto inserire ieri). Come vedrete le parole chiave sono state dimezzate. Ahimé, la crisi ha colpito anche loro. O forse, più probabilmente, questo blog sta avendo un successo livemente ma costantemente in aumento, e così la maggior parte delle parole di ricerca è "un commesso", "dante hicks", "cronache di un lavoro qualunque" e via discorrendo. Anche gli accessi sono per lo più diretti!
Tutto ciò mi rallegra, sia ben chiaro, ma m'impone di fare un taglio alle parole chiave e passare da 10 a 5, altrimenti i mesi successivi non saprò più cosa scrivere. Spero capiate.

Oh... ma quanto diamine scrivo?!
Dante





5) Blog un commesso: chi cazzo e' stefania?

E no! E dai! E non vi ci mettete pure voi!

4) Dante hicks lo so che non ha un blog

Sì che ce l'ho!!!

3) All star si allacciano tutte

Ohh, beh, ci siamo messi finalmente il cuore in pace! (per sapere di cosa parlo vedi qui)

2) Misantropia

Posso dare lezioni di vita su questa.

1) On n'y soit qui mal y pense

... ... ... eh?!
postato da DanteHicks alle ore 14:30 | link | commenti (6)
categorie: parole chiave
venerdì, 05 giugno 2009

Gelato

   Io: - Ho bisogno di un gelato.
   Michele: - Gusto?
   Io: - Vaniglia.
   Michele: - Allora no.
   Io: - ?
   Michele: - No.
   Io: - Ma come...
   Michele: - Vaniglia no, hai capito? Niente da fare.
   Io: - Va bene, allora facciamo al...
   Michele: - Troppo tardi, ormai hai perso l'occasione.
   Io: - Vorresti dirmi che se avessi azzeccato il gusto, saresti andato a prendermi un gelato?
   Michele: - Non lo saprai mai.
   Io: - Sei un bastardo, lo sai?
   Michele: - Ci lavoro su da anni.
postato da DanteHicks alle ore 14:03 | link | commenti (1)
categorie: dialoghi
giovedì, 04 giugno 2009

No news, good news (2)

   - Che vuol dire "mi licenzio"?!
   Michele si tiene il mento tra pollice e indice: - Dunque, mi pare che licenziare venga dal latino...
   - Smettila. Cos'è 'sta storia? Stai scherzando?
   Sospira, sposta lo sguardo in basso, rilassa le spalle. Non sta scherzando.
   - ...non stai scherzando. Te ne vuoi andare davvero.
   - Dante, sono anni che lavoro qui e non sono mai arrivato in ritardo. Mai. Negli ultimi due mesi, invece, quanti ritardi ho fatto? Quattro?
   Sei.
   - Ok, ma che centra questo? - replico. - Per un paio di ritardi hai deciso di andartene?
   - No. Il ritardo è solo un sintomo: è il lavoro il problema. - Fa il giro del bancone, sfiora la bambolina vudù, poi riordina dei fogli già a posto. - Non mi trovo più, e lo so da tempo. Solo che adesso lo devo ammettere. Cercherò qualcos'altro, magari qualcosa in un pub...
   - In un pub?!
   - Non lo so, Dante! Dico così, per ipotesi. Cerca di capirmi un po', almeno tu.
   Sì, almeno io dovrei capire. Questo lavoro, per me, è sempre stato un modo per avere qualche soldo in tasca; forse anche un modo per ritardare la fine degli studi e l'incertezza che verrà dopo (ma quella, in realtà, si è aggrappata alle mie spalle da tempo). Di sicuro il mio futuro non è qui. Prima o poi finirà, e se da un lato mi spaventa, dall'altro non vedo l'ora.
   Capisco quello che sente Michele, lo capisco bene. Solo che ci è arrivato prima di me, e anche se non ha ancora trovato un altro lavoro, sento in bocca il sapore aspro della partenza.




*scusate il ritardo!
postato da DanteHicks alle ore 00:10 | link | commenti (2)
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