Cronache di un lavoro qualunque

Un commesso, come tanti, come tutti, che cerca di arrivare a fine mese sopravvivendo ai paradossi del lavoro quotidiano.
mercoledì, 29 aprile 2009

Buonismo

   La osservo come si osserva una creatura affascinante.
   - Certo signora.
   Parla con la vocina melodiosa e squillante, un campanellino nel caos urbano.
   - Sì, può cambiare il DVD.
   Un esserino che ha più cura degli altri che di sé, preoccupato delle sorti degli uomini più che di ogni altra cosa.
   - Davvero, non si preoccupi: viene qui e lo cambia.
   E' come un animaletto innocuo: non ti tradirebbe mai; è qui solo per farti star bene.
   - Certo, davvero: viene qui, porta il DVD, e noi glielo cambiamo.
   La stanchezza la sente - deve sentirla -, ma non lo mostra mai.
   - Eheheh sì, la capisco. No, no, non ci sono problemi, mi creda.
   E' ammirevole la passione con cui si dedica al suo lavoro.
   - Sì, mi ha detto che ha lo scontrino. Ha fatto bene a conservarlo!
   Lodevole.
   - Grazie. Sì. Arrivederci.
   Sara attacca la cornetta e fa uno sbuffo profondo. Quando si accorge che la sto guardando arrossisce e sorride.
    - Che c'è?
   Sorrido di rimando: - Sei troppo buona.
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martedì, 28 aprile 2009

Tu leggi troppi fumetti

   Il lavoro ci cambia. In peggio, ovviamente. Ma può capitare, nel marasma mentale di disordini, insoddisfazioni e insulti, che qualcuno di noi, uno a caso, possa trarre giovamento da queste esperienze. Egli diventa l'eletto, il portatore, una nuova speranza, Wolverine. E noi saremo pronti a seguirne gli insegnamenti...
   Ma come in tutte le più belle storie, l'Eletto quando inizia è un tizio qualunque, un po' sotto la media.
   - Ehi Pino, come va?
   Pino è sempre qui, presenza-assenza di questo reparto. Lo sportello di Assistenza Tecnica va e non va, singhiozza seguendo gli umori dei Capi, che più che dalla crisi sono comandati dalla disponibilità delle loro mogli. Davide vuole evitargli l'insorgere di disturbi dell'adattamento, così almeno un paio di volte a settimana lo sportello è aperto.
   - Sto facendo.
   Che nel linguaggio di Pino vuol dire che sta lavorando. Me n'ero accorto, comunque: o il tizio in giacca e cravatta accanto a lui che sbircia il computer su cui sta lavorando è un cliente, o ho appena trovato un fantastico spunto per la mia spy-story fantademenziale (sì, sto scrivendo una spy-story fantademenziale; un commesso dovrà pur avere qualche svago, no? Hurley può riscrivere "L'impero colpisce ancora" e io non posso scrivere una spy-story? Devo solo metterci una tettona e il più è fatto).
   Mi accosto all'altro lato dello schermo. Credo che Pino stia facendo un trasferimento di file prima del format. Apre cartella dopo cartella e chiede al signore se vuole salvarla.
   Una serie di documenti Excel piuttosto pesanti: - Che faccio, salvo?
   Un'infinità di mp3 di cantantucoli italiani: - Che faccio, salvo?
   Una manciata di film piratati da Emule: - Che faccio, salvo?
   Un'anteprima di dozzine di foto porno amatoriali: - Che faccio, salvo?
   All'ultima richiesta l'uomo arrossisce, s'impappina, tenta invano di srotolare la lingua da dentro la bocca; forse vuole spiegare che quel tizio nelle foto non è lui (magari è il gemello malvagio), ma infine borbotta qualcosa d'incomprensibile e alza un indice su e giù, a dire "Sì, sì, salvi tutto".
   Pino, smaliziato come mai, non fiata, non dice "a", non batte ciglio, e prosegue con un sorriso appena abbozzato sull'angolo destro della bocca. Incredibile.
   Posso definirmi il primo ad aver colto questo cambiamento? Di sicuro, tra qualche anno, ripercorrerò quest'evento e potrò affermare: "Io c'ero".
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lunedì, 27 aprile 2009

Urgenze

   Valter: - Mi scappa...
   Io: - Cosa?
   Sara: - ?
   Valter: - La piscia. Mi scappa.
   Io: - E vai a farla!
   Sara: - Dici che ci sta aggiornando per qualche ragione?
   Valter: - Ogni iuòrno è così: bevo, bevo, bevo... e poi mi scappa.
   Io: - Dai? Incredibile.
   Sara: - No, nessuna ragione mi sa.
   Valter: - E' che poi io mi so attenère. Arrivo al limite, 'ntènnete?
   Io: - Valter...
   Sara: - ...
   Valter: - E quindi mi preme tanto la panza e...
   Noi: - VALTER VAI A FARLA!!!
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categorie: dialoghi
venerdì, 24 aprile 2009

Quindici minuti (5)

   La sogliola. Sono come la sogliola. Insogliolito sul bancone del reparto, le braccia srotolate in avanti, la testa sfracellata sul lato destro. Sono il ritratto della sogliolità. Silenzioso. Immobile. In stato di morte apparente. Di apparente ma convincente morte cerebrale. Vivo in uno stato d'inerzia, provando sentimenti di sogliolitudine.
   In una parola: sogliolo.
   E non voglio saperne altro dalla vita.
   - Dante... che fai?
   E con un guizzo, un improvviso rilascio d'adrenalina nelle gambe, un'attivazione dei muscoli motori, un potenziale d'azione neuronale da migliaia di volt, salto su Davide e lo afferro per il gilet.
   - Non-farlo-mai-più.
   Terrorizzato Davide sgrana gli occhi, che quasi vanno a sbattergli contro gli occhiali.
   - Ma... cos'è successo? Sono stato via solo un quarto d'ora.
   Alzo solo un dito, l'indice.
   - Non. Farlo. Mai. Più.
   E me ne vado, staccando il badge dalla cintura, togliendomi il gilet, entrando nel corridoio-dipendenti, chiudendomi questa giornata alle spalle.
   Fine.
   Per oggi.
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categorie: lavoro e paradossi
giovedì, 23 aprile 2009

Quindici minuti (4)

   - Cosa?!
   Scuoto la testa, poi mi sporgo di lato per vedere se dietro a questo signore ce ne sia un altro, ben noto. No, nessuno. Ma è incredibile! Il tizio qui davanti non può avermi fatto quella domanda. E' statisticamente impossibile! Mi guardo attorno, perso. Lo sguardo mi scivola sulle mani, i palmi vuoti rivolti in su: cosa posso fare di fronte a tutto questo?
   Il signore, imbarazzato dal mio silenzio, si schiarisce la gola riportandomi lì, alla sua domanda.
   - Le chiedevo... - inizia.
   - ...se abbiamo il DVD di "Harry Potter e il principe mezzosangue" - continuo.
   Ecco cosa mi ha chiesto. A dodici minuti di distanza dal signore di prima. E probabilmente a poche ore dal successivo.
   Inspiro. Espiro. Inspiro di nuovo. Di nuovo espiro. Non basta: inspiro, espiro, inspiro, espiro, inspiro, espiro, espiro, espiro.
   Inspiro.
   - Signore, non è uscito neanche al cinema. Non possiamo avere il DVD.
   Il tipo si dà una sonora pacca sulla fronte, poi diventa tutto rosso.
   - E' vero, cazzo! ...oh! Mi scusi!
   - Si figuri: è la risposta che vorrei tanto sentir dire ogni volta.
   Ridacchia malamente, io ricambio.
   - Mi scusi ancora, davvero. Sono un idiota.
   - Ma no. Capita di sbagliare - sorrido grato.
   Il signore fa un cenno di saluto e se ne va.
   Espiro.
   E un bamboccio mi tira la manica.
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categorie: clienti
mercoledì, 22 aprile 2009

Quindici minuti (3)

   - Volevo vedere quei cellulari laggiù.
   La vecchietta strilla con la sua vocina acuta come se fossi a dieci metri da lei, indicando una vetrina con la sua mano raggrinzita. Annuisco sturandomi l'orecchio destro con un dito e invitandola a seguirmi.
   Un altro cliente prova a fermarmi, ma lo smarco chiedendogli di attendere il suo turno.
   - Quale cellulare le interessa, signora?
   - Volevo vedere quei due - gracchia ruvida con un sorriso incastrato sul volto.
   Apro la vetrina e le porgo i telefonini. La signora comincia a ispezionarli approssimativamente, guardando sì e no forma e colore. Poi li ripone al suo posto e indica la vetrina accanto.
   - Può farmi vedere quell'altro?
   Chiudo il lucchetto e apro quello successivo, facendo scorrere il vetro. Prim'ancora che abbia il tempo di prenderlo tuffa la sua mano sul cellulare, portandolo a cinque centimetri dal naso. Lo gira e rigira più volte, legge il nome della produttore lettera per lettera, ma poi, insoddisfatta, me lo mette in mano.
   - Non è che si può vedere quello laggiù? Mi sa che è quello che volevo io.
   Sbuffo, chiudo la vetrina, rimando un altro cliente a momenti migliori, apro la successiva. La nonnina mi indica il modello e io glielo passo. Intanto cerco di ricordare qualche preghiera per scongiurare Qualcuno di salvarmi da questo supplizio.
   - No, no - la sua vocina isterica mi ferisce i timpani come una sirena, - mi sono sbagliata. Dev'essere quell'altro, quello nella vetrina lì in fondo. Non è che me la può...
   - Eh no, signora, mi spiace - sbotto pacificamente. - Non posso più aprire vetrine. Il nostro sistema di allarme ci impedisce di aprirne più di tre per volta. Può ritornare tra mezz'ora.
   La vecchietta mi guarda allibita, ma allo stesso tempo incuriosita. Rimaneggia l'ultimo cellulare preso, poi me lo rende e sorride.
   - Ma sì, tanto non volevo comprarlo oggi. Magari torno domani, ok?
   Sorrido e annuisco.
   - Arrivederci.
   - Arrivederci signora.
   Chiudo la vetrina mentre quella se ne va; poi alzo gli occhi verso una lampada al neon.
   - Ce l'hai con me. Dillo che ce l'hai con me.
   - Posso chiedere a lei?
   Il signore si accosta timidamente. Lo guardo, poi guardo di nuovo la lampada.
   - Non c'era bisogno di rispondermi.
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martedì, 21 aprile 2009

Quindici minuti (2)

   Torno con lo sguardo al computer, quando qualcuno tamburella sul bancone.
   - Sì? - Sollevo gli occhi e un signore di mezza età mi valuta con un'unica, rapida, fredda occhiata.
   - Non trovo il DVD di "Harry Potter e il principe mezzosangue" - annuncia glaciale.
   - Non è ancora uscito. Ecco perché non lo trova. - Tento di sorridere, ma i suoi occhi di ghiaccio invernano qualunque serenità.
   - Non è possibile, - replica con tono rigido - a casa ho il libro.
   - Ma il film non è ancora uscito, nemmeno al cinema.
   - Ma il libro sì - insiste incolore.
   Mi sento un idiota a rispondere. Do un'occhiata in giro, ma pare che non ci sia nessuno a supportarmi.
   - Guardi, - inspiro profondamente - i libri sono usciti tutti, d'accordo. I film, però, no.
   - Ma quel libro è uscito anni fa. Come fa il film a non essere ancora uscito?
   - Non lo so, se vuole telefono alla Warner Bros e glielo chiedo - alzo la cornetta del telefono.
   - Può farlo?
   Riaggancio: - No. Scherzavo - rispondo apatico.
   Qualcuno mi salvi. Mi alzo e aggiro il bancone, mettendomi faccia a faccia con il tipo.
   - Adesso devo davvero andare, mi spiace. Il film non è ancora uscito, quindi non ce l'abbiamo; questo è tutto.
   - E non sa quando uscirà?
   Mi tengo le tempie tra pollice e indice: - Signore, in tutta onestà: no, non so quando uscirà. Daniel Radcliffe non mi ha ancora avvisato, ma se dovesse farlo la contatterò.
   - Le lascio la mia mail?
   - Mi lasci la sua mail.
   Prendo un foglio di carta e il signore annota l'indirizzo, svelando una calligrafia rigorosa. Mi tende il biglietto e, quando lo prendo, se ne va senza aggiungere altro. Accartoccio il foglio in una mano e me lo getto alle spalle, dove una vocina stridula mi raggiunge.
   - Mi scusi, posso chiedere a lei?
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categorie: clienti
lunedì, 20 aprile 2009

Quindici minuti (1)

   Giornata nuvolosa, come tutto il week-end. Nubi grigie, basse, con una promessa di pioggia non mantenuta, ma minacciosamente incombente. E' lunedì e il sole ancora non si fa vedere: cosa aspetta?
   I clienti si rifugiano al Centro con piccoli passi veloci; ansiosi di scampare al grigiore, forse? All'imminente promessa di un'inevitabile scrosciata? Non so, e in realtà non me ne preoccupo. Sono al sicuro nel mio reparto, con la testa asciutta, al riparo da qualunque cataclisma, e l'orologio ha appena scandito il ventesimo minuto che mi separata dal fine turno. Poi macchina. Poi tangenziale. Poi casa.
   Davide si avvicina con un blocchetto di fogli, consultandoli minuziosamente.
   - E' tutto un casino... - mormora. Alza gli occhi e mi guarda spazientito: non ce l'ha con me. - C'è un gran casino in questi ordini.
   - Problemi coi piani superiori? - lo interrogo.
   - Sì, come al solito. Ascolta... - Mi guarda un attimo, perplesso, poi si guarda attorno, cogliendo ogni movimento, ogni cliente, ogni prodotto di questo reparto; valutando, domandandosi qualcosa, scegliendo. - Vorrei fare una scappata su, una cosa di quindici minuti al massimo, ma stamani siamo solo tu ed io e...
   - Non preoccuparti, Davide, vai pure.
   - Sicuro? - chiede con perplessità.
   - Ma certo. Cosa vuoi che possa capitare in quindici minuti?
   Mi sorride, grato. - Allora vado. Ci metto un attimo!
   Sorrido di rimando, lui scatta verso le scale.
   Cosa mi può capitare, in quindici minuti?
postato da DanteHicks alle ore 14:18 | link | commenti (6)
categorie: lavoro e paradossi
venerdì, 17 aprile 2009

Gente perbene (2)

   - Perché ieri nessuno mi ha detto che era un Casamonica? Se l'avessi saputo avrei agito diversamente. Chessò, sarei scappato! E poi come fa Michele a sapere che è un Casamonica? Secondo me non l'ha neanche guardato in faccia. Ma perché diamine i Casamonica devono venire a comprare qui, mi domando!
   Valter mi ascolta perplesso, appoggiato col mento sulla mano.
   - A guajò, ma che stai a dicere?
   Non gli rispondo: dall'altro lato vedo il Casamonica entrare; con il masterizzatore in mano.
   Mi tuffo sotto al bancone tra le gambe di Valter, che si agita come una gallina.
   - Uè ma sei pazz'?!
   - Shh, c'è il Casamonica!
   Valter alza la testa.
   - Cosa vedi? - gli chiedo.
   - Sta venenno qui.
   - Ohcazzoohcazzoohcazzoohcazzoohcazzoohcazzo!
   - No aspè, aspè... L'ha apparàto Pietro.
   Esulto stringendo i pugni e strillando un silenzioso "Sssì!". Inconsciamente desidero quasi che Pietro spari al Casamonica: risolverebbe i miei problemi, ma è un po' drastico. E neanche tanto inconscio.
   - Cosa fanno? - chiedo sporgendomi un po'.
   - L'omuncolo, il Casamonica, pare incazzato, sta a arremescà il masterizzatore e... indica qui.
   - Merda!
   - Pietro però lo sta accuietàndo.
   - Lo conosce?
   - Sì. Quel tipo viene spesso qui. E' un disgraziato, un poveraccio, non so nemmanco s'è pe' davvero un Casamonica. Pietro l'ha acchiappato un sacco di volte che tentava d'arrubbà qualcosa. Ormai non ci prova più, però so diventati amici.
   "Amici"?
   Valter mi fa cenno di alzarmi. Cautamente mi tiro in piedi, togliendomi di dosso la polvere.
   - Se n'è andato?
   - No.
   Risalto come un atleta sotto al bancone, finendo contro i cavi del PC e sbattendo su una parete. Valter ride sguaiatamente tenendosi la pancia.
   - Guajò, sei terrìbbele! Ti dovresti vedé!
   - Stai giocando con la mia vita! - urlo.
   - Ahahah, dai guajò, stavo pazziànn'. Se n'è ito, c'è Pietro qui dietro.
   Di nuovo mi alzo, con più circospezione di prima. Pietro, dall'altra parte del bancone, mi guarda come si guarda un folle.
   - Tutto ok, Dante?
   - Ehm, sì, sì, stavo... controllando una cosa al PC. Senti, - cambio discorso schiarendomi la voce - cos'ha detto il Casamonica?
   - Era incazzato con te. Dice che l'hai fregato; che quel masterizzatore non va bene per il suo PC; che voleva i suoi soldi indietro.
   - Oh Cristo, e tu?
   Alza le spalle, come fosse cosa da niente: - Gli ho detto che sei un po' stordito, ma che sei un bravo ragazzo; e gli ho assicurato che all'assistenza clienti avrebbero risolto tutto. Sta più attento la prossima volta.
   Ringrazio Pietro con un cenno e il cielo con un altro. Domani redigerò il mio testamento e m'informerò se l'assicurazione del Centro copre l'omicidio.
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categorie: clienti
giovedì, 16 aprile 2009

Gente perbene (1)

   Il tipo, un moretto alto poco più di un metro e sessanta, profondi occhi neri e carnagione scura, si avvicina al bancone con un masterizzatore in mano. Veste con una felpa rossa consumata sui bordi e un paio di larghi pantaloni verdi sbiaditi, che quando cammina svolazzano attorno alle gambine corte. Un paio di denti mancano all'appello quando, arrivato alla cassa, mi sorride affabile.
   Questo lavoro ti fa capire subito se c'è bisogno di chiamare la sicurezza per dirgli di tenere sott'occhio qualcuno, ma nonostante le apparenze l'uomo che ho di fronte non mi sembra preoccupante. Qualcosa nel suo portamento, nella sua sicurezza, non mi fa sospettare di lui.
   - E quesh pe' picci?
   - EH?! - sbotto di riflesso alla sua incomprensibile domanda.
   - Quesh! - indica il masterizzatore con un unghia nera. - Quesh! Vabbene pe' picci?
   - Picci?
   Proprio non capisco cosa stia dicendo ma lui, anziché irritarsi, sorride ancora di più.
   - Picci! Compiute!
   - Ahh, vuole sapere se questo va bene per il computer?
   Come un amabile bambino scuote due volte la testa su e giù.
   - Certo, - sorrido contento di aver capito - va benissimo per il PC.
   Contento a sua volta, l'ometto tira fuori delle banconote, attende il resto, e se ne va ringraziandomi.
   Lo seguo con lo sguardo fino all'ingresso, felice per la disponibilità dimostrata.
   - Che personaggio simpatico! - esclamo rivolto a Michele, seduto davanti al PC aziendale.
   Senza alzare gli occhi dallo schermo Michele risponde con voce atona: - Quello? E' un Casamonica.
   Ci metto un poco a realizzare: - Cosa?
   - E' un Casamonica, uno del clan - ripete. - Che voleva?
   - Sapere se quel masterizzatore andasse bene per il suo computer - rispondo disorientato.
   - E andava bene?
   - Beh, credo proprio di sì. A meno che non abbia un computer atavico.
   - Spera che non ce l'abbia: i Casamonica non sono famosi per la gentilezza; e nemmeno per avere i PC più aggiornati del mondo.
   ... Oh cazzo.
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categorie: clienti
mercoledì, 15 aprile 2009

Senza parole

   Io: - Che avete fatto domenica?
   Sara: - Io sono andata da amici, a Frattocchie.
   Valter: - Fra tocchie ci si capisce.
   Io: - ...
   Sara: - ...
   Valter: - ...
   Io: - ...
   Sara: - ...
   Valter: - ...
   Io: - ...
   Sara: - ...
   Valter: - ...
   Io: - ...
   Sara: - ...
   Valter: - ...
   Io: - ...
   Sara: - ...
   Valter: - ...
   Io: - ...
   Sara: - ...
   Valter: - ...
   Io: - La tua demenzialità mi sbalordisce ogni giorno di più.
   Sara: - Non so se amarlo o...
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categorie: dialoghi
martedì, 14 aprile 2009

Misantropia

   Le mie unghie sono sporche. Non riesco a capire dove diamine abbia messo le dita. Forse nel naso, ma non giustifica questa sporcizia. Aspettate un attimo. ... No, non la giustifica.
   Il telefono squilla nel momento di massima tensione lavorativa. Michele mi guarda, io guardo Michele, e non possiamo che constatare che lui è più vicino di me almeno di una ventina di centimetri. Sta a lui rispondere.
   - Pronto?
   Qualcuno chiede qualcosa dall'altro capo del filo.
   - Che modello?
   Un cellulare? Un portatile? Un televisore? Un uomo, specificatamente giovane e di bell'aspetto, che per professione posa per pittori, scultori, fotografi e simili?
   - BLC-2, BLC-3, compatibili...?
   Una batteria per un Nokia.
   - Sì, è scritto dietro.
   Sicuramente il cliente guarderà dietro il telefonino.
   - No, non dietro il telefonino, dietro la batteria!
   CVD.
   - Ok, non lo trova, ok. No, lasci perdere, tanto ce le ho tutte, le batterie. Venga qui col telefonino. Grazie. Arrivederci.
   Attacca con uno sbuffo. E' il momento di rimbrottarlo.
   - Certo che pure tu...
   - Io cosa? - Mi guarda inviperito.
   - Ehh, - accenno con fare superbo - se sapevi di avere tutte le batterie potevi dirglielo subito. Il cliente ha ragione, poi, ad arrabbiarsi.
   Ricomponendosi Michele scocca nel vuoto un'occhiata colma di disprezzo: - Il cliente non ha mai ragione.
   A volte mi fa un po' paura.
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categorie: colleghi
venerdì, 10 aprile 2009

Problemi di comunicazione

   Io: - Ho mal di pancia.
   Sara: - Povero.
   Io: - Ho mangiato due margherite, a pranzo.
   Sara: - ...
   Io: - Cosa?
   Sara: - Ma sei scemo?
   Io: - Perché?
   Sara: - Hai mangiato due margherite?
   Io: - Avevo fame.
   Sara: - ...tu non sei normale.
   Io: - Ma... Ok, ho esagerato, ma non mi sembra così grave.
   Sara: - Dante, due margherite! Voglio dire... nemmeno i bambini!
   Io: - Ma avevo fame! Cosa avrei dovuto fare?!
   Sara: - Di certo non mangiare due margherite!
   Io: - E se mangiavo, che ne so, venti patate che cambiava?
   Sara: - Tutto direi!
   Io: - Tu sei strana.
   Sara: - Ah io sarei strana? Qui sei tu quello che si mangia le margherite!
   Io: - ...
   Sara: - ...
   Io: - ...ma io intendevo le pizze.
   Sara: - ...ah, io credevo i fiori.
   Io: - ...che dementi che siamo.
   Sara: - Sì, ma mi piacciamo così!
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categorie: dialoghi
giovedì, 09 aprile 2009

Alla ricerca del tempo perduto

   Esco distrutto dallo stanzino, le mani intorpidite, le ginocchia cigolanti: se Dio avesse davvero voluto punire Adamo ed Eva li avrebbe messi a bollinare i DVD. Ma non è Dio ad avercela con me, e il rumore dei passi sul pavimento sporco suona come una eco distante, ma molto più vicina di quanto non sembri.

   Tornare dalle vacanze è una punizione, ma questo l'ho già detto così tante volte che ormai mi annoio da solo. E poi non mi andava così male, stamani: avrei lavorato parecchio, ma attaccavo alle 11 ed ero sereno e riposato.
   Appena entrato in negozio respirai un'aria fresca e pulita. Avevo quella sensazione che si prova il primo giorno di un nuovo anno delle superiori, quando sai bene cosa ti aspetta però, chissà perché, ti sembra tutto insolito, tutto diverso, e uno slancio di ottimismo accompagna quella prima giornata.
   Jonathan mi dava le spalle e io ne avevo approfittato per fargli un sorpresa.
   - Buh!
   Ok, lo ammetto: non sono il tipo più spaventoso della città, ma lui poteva impietosirsi un poco e fingere. Invece si limitò a ruotare il collo con indifferenza per guardarmi di sbieco.
   - Ah, sei tornato. Bene, vai nello stanzino: ci sono settecento DVD da bollinare.
   - Cosa?! - urlai. - Settecento? Ci vorranno ore!
   - No, ci vorranno ore al quadrato: prima di bollinarli devi sbollinarli tutti.
   Non so bene che occhiata gli rimandai, perché scoppiò a ridere.
   - Che intendi dire, Jò?
   - Che la direzione centrale ha deciso che i bollini verdi non sono più belli: adesso li vogliono rossi.
   La mandibola si staccò con un clack dalla mascella.
   - Quindi? - In realtà sapevo già la risposta, ma non volevo crederci.
   - Quindi dovrai sbollinare tutti i DVD coi bollini verdi e appiccicarci sopra quelli rossi.
   - Ma sono bollini diversi?
   - Sono gli stessi identici bollini, cambia solo il colore.
   - E non possiamo aspettare che finiscano i DVD con bollini verdi e, via via, bollinare quelli nuovi coi bollini rossi?
   - Davide ha lottato giorni per chiedere di procedere così, ma niente.
   Michele è sarcastico, Sara ironica e Valter comico, ma Jonathan, quando è serio, è dannatamente serio. Non potendo ribattere affondai la testa tra le spalle e mi diressi verso lo stanzino, trascinando i piedi per terra.

   Così eccomi qui, stanco come la morte (ho sempre pensato che la morte abbia il lavoro più stancante dell'universo) e con dolori in tutte le ossa. Vorrei essere vecchio, almeno potrei lamentarmi per venire compatito.
   Passo davanti a Jonathan salutandolo con un cenno.
   - Ho finito - biascico. - Torno a casa.
   Alza gli occhi da una cartella e mi sorride.
   - Coraggio - dice battendomi una mano sulle spalle, - domani ce ne saranno altri.
   Lascio cadere il mento sul petto e ficco le mani in tasca, allontanandomi con lo strofinio delle scarpe sul linoleum.
postato da DanteHicks alle ore 17:58 | link | commenti (1)
categorie: lavoro e paradossi
mercoledì, 08 aprile 2009

Dramma

   Solo. Terribilmente solo.
   I gorgoglii di uno scarico attraversano il muro dietro di me, a pochi centimetri dalle mie orecchie. Alzo la testa solo per godere dell'effimero piacere della distrazione; poi tutto finisce e torna a imperare l'ovattato silenzio. Attendo qualche altro istante trattenendo il fiato, infine chino di nuovo la testa.
   La stanza è angusta, fredda, sudicia. Tiro su col naso e il rumore sembra uno schianto nella semioscurità. Penso a un libro di Bram Stoker, a un film di Coppola, a un videogioco della Eidos, a una canzone dei Taxi. Penso a tutto e a niente, perché pensare è tutto ciò che mi resta, mentre le mani si muovono meccanicamente, senz'anima, come slegate dal corpo.
   Ogni tanto deboli rumori - dei passi veloci, qualcuno che grida, una ragazza che ride - oltrepassano il muro e la carta da parati scollata: un segno che la vita, fuori di qui, continua. Ma non per me. Non per un reietto della società, una vittima dell'ostilità del mondo, un condannato alla morte sociale, un povero...
   - Dante, ancora qui?
   L'esplosione di luce mi investe come un'onda, costringendomi a riparare gli occhi con un braccio.
   - Non starai ancora bollinando i DVD? - chiede sarcastica la voce dell'uomo innanzi alla porta, nascosto ai miei occhi per il troppo bagliore.
   - Sei un maledetto, Johnatan. Sto qui da tre ore e non sono nemmeno a metà lavoro.
   - Così impari ad andartene in vacanza per una settimana.
   - Siete voi ad avermi dato quelle ferie!
   Non mi ascolta. La porta si richiude alle sue spalle con un tonfo sordo, sollevando una nuvola di polvere. Tossisco, maledicendo Dio per il mio destino e rivolgendo un ultimo, velenoso sguardo verso la porta.
   Un giorno mi libererò, quel giorno avrete paura di me. Soprattutto se sarà dopo l'ora di cena.
postato da DanteHicks alle ore 17:58 | link | commenti (4)
categorie: lavoro e paradossi
martedì, 07 aprile 2009

A volte ritorno

   Michele legge La Repubblica dietro il bancone. E' tarda mattinata, ma non c'è quasi nessuno: la gente non viene qui per fare le compere pasquali. Passi, rimbombi, qualcuno che corre, e Michele alza la testa distratto.
   - Mi hanno assegnato la tesiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii.
   Guarda la figura urlante schizzare nel corridoio poco più avanti per poi scomparire nella corsia dei DVD.
   Rotea gli occhi sbuffando, poi torna sul giornale voltando pagina.
   - E' tornato Dante.




*Carissimi, sono davvero dispiaciuto di non aver pubblicato ieri. Qualcuno mi ha chiesto se ho avuto problemi legati al disastro de L'Aquila: no, per mia fortuna no. Sto bene e nessuno che conosco si è fatto male, anche se (come tutti, immagino) sono preoccupato per chi è ancora sotto le macerie e in ansia per le sorti dei superstiti.
Mi dispiace davvero tanto e non so nemmeno se pubblicare un post simile sia inopportuno in un momento come questo. Spero di non mancare di sensibilità verso nessuno.
Vorrei fare la mia piccola parte ricordando che è stato creato un numero valido per qualunque operatore, il 48580, a cui mandare un sms al costo di 1 €. Il ricavato sarà interamente utilizzato per dare un aiuto a chi sta organizzando i soccorsi e l'assistenza.

Un abbraccio a tutti,
Dante
postato da DanteHicks alle ore 14:22 | link | commenti (5)
categorie: colleghi