Cronache di un lavoro qualunque

Un commesso, come tanti, come tutti, che cerca di arrivare a fine mese sopravvivendo ai paradossi del lavoro quotidiano.
martedì, 23 dicembre 2008

Una degna chiusura

   Con un saltello sono in reparto. Il primo cliente mi placca subito, manco stesse aspettando proprio me per chiedere...
   - Dove avete i videogiochi?
   Con indice e pollice gli sparo la direzione da prendere e continuo la mia allegra marcia: nessuno mi può fermare oggi. Canticchio una motivetto appena sentito su Radio Rock, di cui non conosco né titolo né autore, ma abbastanza allegro da fare pendant con il mio umore. Infine, nei pressi del bancone faccio una mezza piroetta che termina con le mani nel gesto simbolo del rock'n'roll e con un rauco ed enfatico "Yeah!".
   - Come mai così allegro? - chiede Johnatan.
   - Domani, dopodomani e il 26 non si lavora, quale motivo migliore per essere allegri?
   - Domani si lavora.
   Qualcosa mi pugnala all'altezza dello stomaco: - Cosa?
   - E, peraltro, è il primo anno che il 24 dicembre chiudiamo alle 20 e non alle 19.
   Scende giù fino all'intestino: - Ma... chi...
   - Chi l'ha deciso? Il Capo, naturalmente.
   Poi un'inversione a U, con uno scatto verso i polmoni: - Il C...
   - Esatto, che domani alle 20 sarà a casa della mamma puttana a mangiare le cozze.
   E via, di nuovo giù al punto di partenza, aprendomi la pancia e facendo precipitare le mie budella sul pavimento.
   - Non ci credo...
   - Credici, caro Dante. Domani sei qui con tutti noi.
   E Buon Natale a me.





*e invece domani non sarò qui, sul blog. Mi prendo una luuunga pausa fino al 5 gennaio, data in cui tornerò con un pacco pieno di nuove storie (e, spero, di sviluppi!) da raccontarvi. Cercherò comunque di non saltare l'appuntamento con le parole chiave di questo mese, che probabilmente anticiperò di qualche giorno, e non mancherò certo di farvi gli auguri di Natale e, spero, di buon anno (non sarò a casa in quel giorno, quindi vedremo).
Detto ciò vi saluto, vi ringrazio per avermi seguito fino ad oggi, e vi auguro un buon cenone: quando siederete a tavola, domani, rivolgete un pensierino a noi commessi, che mentre voi degustate un caldo piatto di pasta e vongole, stiamo chiudendo gli armadietti del nostro corridoio-dipendenti (e qui spero capiate la decisione di tenere il commento politicamente scorretto di Johnatan sulla mamma del Capo).

Auguroni!
Dante
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categorie: lavoro e paradossi
lunedì, 22 dicembre 2008

Qualcosa è cambiato?

   Le decisioni di questi giorni hanno cambiato l'umore di tutti quanti. Quasi non avvertiamo lo stress natalizio delle scorse settimane e, anzi, mi pare che ci diamo anche più da fare. Forse vogliamo dimostrare a noi stessi e ai nostri capi che la decisione che abbiamo preso non è dettata dalla mancanza di volontà e organizzazione, che siamo capaci di fare il nostro lavoro, ma abbiamo solamente bisogno che il resto dello staff ci venga incontro.
   Così, mentre metto a posto delle cartucce per stampanti come ho fatto centinaia di altre volte, la percezione è che sia in qualche modo diversa dalle altre, che qualcosa sia cambiato.
   - Mi scusi?
   La prima cliente della giornata mi tamburella sulle spalle.
   - Sì?
   - Avete mica "Madagascar 2"?
   Rimango un attimo perplesso: - Intende il DVD?
   - Sì, l'avete?
   - Uhm, ma signora, è uscito l'altro ieri al cinema.
   - Quindi non ce l'avete?
   Potrei dire semplicemente "No", ma come ogni volta decido di spendere qualche secondo in più per spiegare al cliente che...
   - Se è appena uscito al cinema non può esserci già in DVD, capisce? Prima esce al cinema, poi passa qualche mese, e infine ci arriva il DVD.
   La signora mi osserva con sguardo attento. Penso di essermi fatto capire stavolta.
   - Ah... - commenta. - Quindi non ce l'avete?
   - No, non ce l'abbiamo.
   E me ne vado.
   D'accordo, certe cose non cambieranno mai.
postato da DanteHicks alle ore 15:17 | link | commenti (3)
categorie: clienti
venerdì, 19 dicembre 2008

Incredibile ma...

   Sara: - ...e pensavamo di fare questa cosa.
   Io: - Per il 6 gennaio, di preciso.
   Michele: - ...
   Johnatan: - ...
   Valter: - ...
   Sara: - ...
   Io: - Sì, insomma, lo sappiamo che...
   Michele: - Ok.
   Johnatan: - Va bene.
   Valter: - Ci sto.
   Sara: - Ci state?!
   Dante: - Ci state?!
   Michele: - Sì, è una bella idea.
   Johnatan: - Non capisco perché dobbiamo fargli il favore di venire durante i festivi se loro non ci fanno il favore di lavorare decentemente.
   Valter: - E' il terzo roll a cazzo che c'arriva 'sto mese.
   Sara: - Ci stanno!!
   Io: - Sì, ci stanno!!
   Michele: - ...
   Johnatan: - ...
   Valter: - Chist' so' pazzi...
postato da DanteHicks alle ore 15:54 | link | commenti (7)
categorie: dialoghi
giovedì, 18 dicembre 2008

Pugni allo stomaco (3)

   - Organizziamo qualcosa.
   Ce ne stiamo lì per terra con i DVD sparsi attorno, la copia di "Alla ricerca di Nemo" davanti ai nostri piedi. Sara ha smesso di piangere, io ho smesso di agitarmi. Devono essere passati solo cinque o dieci minuti, ma sembra un'ora che siamo lì in silenzio. Il roll giace silenzioso come il monolite di Kubrick, a pochi passi da noi, ed io fantastico un po' su come questa situazione sembri un'abusata sceneggiatura da film tardo-adolescenziale (e cerco di farmi venire in mente qualche film del genere, ma non ci riesco).
   Poi Sara rompe il silenzio.
   - Come? - le chiedo.
   - Scioperiamo.
   Per un momento penso che sia ancora scossa, che non abbia buttato fuori tutto, che forse quello è un ultimo sfogo nello sfogo, ma decido di ascoltarla.
   - Scioperiamo? E come?
   - I festivi. Non veniamo più per i festivi.
   A lavoro dobbiamo dare la disponibilità per i festivi. Se volessimo potremmo rifiutarci di venire e allora sarebbe il caos. Davide, che anche potrebbe scegliere di non venire ma che è troppo responsabile per farlo, si ritroverebbe da solo, ma il capo settore non potrebbe dirgli niente e nessuno potrebbe prendersela con noi. In via del tutto teorica.
   Mi gratto la testa: - Non lo so, ci ammazzano.
   - Che ci fanno? Ci aumentano le ore? Ce le diminuiscono? Ci fanno fare cose non previste dal contratto? Fanno giganteschi inutili ordini a pochi giorni dalle feste?
   Sorride sardonica e viene da ridere anche a me. Qualunque ritorsione sarebbe svantaggiosa per loro, oppure niente più di quanto stiano già facendo.
   - Sono stanca di lavorare così. Anzi no, sono più stanca di tante altre cose, ma sono stanca che anche qui debba andare male. Non è possibile, Dante. Non è possibile che ci trattino come idioti, o come schiavi, o... che se ne freghino. Siamo degli esseri umani, cazzo. Il commesso è una persona, non un robot.
   Si alza in piedi e mi dà una mano a tirarmi su.
   Guardo i DVD per terra: - Non so, Sara. Cioè, sono d'accordo con te, credimi, ma ci ho già provato e non è andata tanto bene. Michele, Valter, Johnatan, Pino (va be', lasciamo perdere Pino...). Si lamentano tutti quanti come noi, ma non hanno iniziativa, non fanno niente per cambiare. - Comincio a raccogliere qualche film da terra, lentamente. - Non è che gli stia bene questa situazione, è che... Non so, magari sono sconfortati. Ci ritroveremmo da soli, fidati, e non è bello.
   Sara è immobile, non mi aiuta, ma mi fissa duramente.
   - E che dobbiamo fare, allora? Stare qui a lamentarci e aspettare la prossima volta per dire di nuovo quanto sono stronzi i nostri capi? Bestemmiare, dirgliene di tutte i colori alle spalle e poi fare buon viso a cattivo gioco e amici come prima, fino alla prossima volta? Dobbiamo fare così?
   Alzo le spalle e in quel momento mi rendo conto di quanto anch'io, a 11 mesi dall'inizio di questo lavoro, sia completamente sfiduciato rispetto alla possibilità che qualcosa possa cambiare. "Dante contro il Centro" mi sembra un Davide e Golia senza l'happy end, e "I commessi contro il Centro" un remake che lascia inalterato il finale.
   Penso a Clerks II e ancora una volta mi convinco che nei film è tutto più facile.
   - Diciamolo agli altri. Diciamogli di questo roll e di quelli precedenti e di quelli che ci saranno tra qualche giorno e dopo le feste. Diciamoglielo, e diciamogli di rifiutarci di venire il prossimo festivo (quand'è? Il 6 gennaio mi pare, no?). Se accettano, bene, sennò fanculo tutti e saremo solo noi due a non venire. Almeno ci abbiamo provato.
   Sara ha quattro anni meno di me, è dell'85. Mi sembra l'unica cosa che conti, in questo momento, ma non so se è peggio pensare che lei è ancora "giovane e illusa" o che io sono troppo "vecchio e disilluso".
   Vecchio a 27 anni. Che brutta fine.
   - D'accordo.
   Le se illuminano gli occhi: - Ci stai?
   - Ci sto.
   - Non è che poi all'ultimo...
   - Ci sto, ho detto che ci sto. Il 6 non vengo a lavorare se non promettono di cambiare le cose in reparto.
   - Grande!
   Mi fa il segno di battere il cinque ed io le presto il gomito dato che ho le mani occupate dai dischi. Poi mi fa cenno di salire sulla scala per rimetterci a lavoro e mi viene da ridere, senza un perché, e così ridiamo entrambi e poi mi sa che iniziamo a ridere su quanto siamo stupidi a ridere senza un perché.
   Forse, penso, ridiamo perché siamo felici quando qualcuno ci ricorda che, dopotutto, possiamo dimostrarci di non essere diventati quello che un tempo disprezzavamo. Non lo so e non so come andrà a finire, ma è un buon inizio.
postato da DanteHicks alle ore 16:17 | link | commenti (4)
categorie: colleghi, lavoro e paradossi
mercoledì, 17 dicembre 2008

Pugni allo stomaco (2)

   - Che palle eh?
   Arrampicato sulla scala prendo i DVD che Sara mi passa e li metto a posto, cominciando dai ripiani più alti. Riordinare e sistemare non è mai stato il mio forte e il lavoro non mi ha cambiato un granché, con sommo dispiacere di mia madre. Sara non risponde, non ha detto nulla da quando siamo entrati in magazzino e, ora che ci penso, anche da prima. Dev'essere più incazzata di quanto pensassi e comincio a chiedermi se, per caso, non abbia il ciclo.
   - Ma stai bene? - è la cosa più idiota che mi venga da chiedere.
   Lei annuisce con un "mh-mh" poco convinto ed io non posso far altro che prendere un altro blocco di DVD e passare al ripiano successivo. Anch'io sono incazzato. Non mi capacito ancora di come i miei superiori possano essere così sprovveduti e così menefreghisti. Fosse la prima volta abbozzerei, ma qui a furia di abbozzare abbiamo distrutto la carrozzeria.
   Buona questa. "A furia di abbozzare abbiamo distrutto la carrozzeria". Devo segnarmela e scriverla sul blog appena torno a...
   Con un clank improvviso il ripiano si stacca da una delle due colonnine di sostegno e i pochi DVD messi a posto scivolano via, precipitando verso il pavimento e addosso a Sara, che si protegge la testa con le braccia. Impreco ad alta voce e controllo cos'è successo al ripiano, ma capisco subito che si tratta di una banalità.
   - E' solo finito fuori asse (o qualcosa del genere). Lo rimetto subito a posto. - Poi sorrido: - Meno male che eravamo all'inizio: pensa se l'avessimo riempito tutto!
   E lì inizia. Sara scoppia a piangere e si siede a terra, con la testa tra le ginocchia e il DVD di "Alla ricerca di Nemo" ancora in mano. Sgrano gli occhi e resto a bocca aperta sulla scala. Istintivamente alzo gli occhi, preoccupandomi senza motivo che qualcuno possa sentirla singhiozzare. Poi scendo dalla scala e mi avvicino, cautamente. Faccio per metterle una mano sulla spalla, ma il suo pianto ininterrotto in qualche modo mi blocca e quando le esce un singhiozzo più acuto sobbalzo come un cane impaurito.
   Comincio a grattarmi un braccio che non mi prude: - Ehi, tutto ok?
   Oh certo, deve stare meravigliosamente bene.
   La sua voce esce tamponata attraverso le gambe, bagnata dalle lacrime: - No, va una merda.
   "Suppongo che sia proprio così", penso. Non ho idea di quale possa essere il passo successivo. Decido di abbassarmi sulle ginocchia per stare alla sua altezza. Tengo le mani sulle gambe.
   - Dai, cioè... ok, è un lavoro di merda, però magari...
   Quando alza la testa trattengo il respiro. Il viso, rosso e bagnato, sembra quello di una persona che non ha fatto altro che piangere negli ultimi cinque mesi. Gli occhi sono semichiusi per le lacrime, arrossati e gonfi, il labbro inferiore le trema visibilmente e il naso le cola un poco.
   Dovrei dire qualcosa, ma cosa? I pensieri vagano con un lampo all'ultima volta che ho visto una ragazza piangere e i neuroni della memoria riportano a galla la faccia di Erika Mariani disperata per l'amore della sua vita, in quinta elementare.
   Sono nei guai.
   Sara mi guarda un secondo e per fortuna mi toglie dall'imbarazzo di dire qualcosa per primo: - Non è questo lavoro, non solo almeno. E' che è Natale ed io non ho ancora fatto i regali a nessuno, nemmeno al mio ragazzo, e mia madre mi ha commissionato quelli per i parenti e io le ho detto di sì ma non so come fare. E poi c'è l'altro lavoro, la traduzione, che dovevo finire entro la fine del mese scorso e invece sono ancora in alto mare e, ok, l'editore mi ha dato più tempo, è stato gentilissimo, ma io non riesco ad andare avanti.
   Tira su col naso.
   - Quattro giorni fa, poi, hanno ricoverato mia nonna, al Pertini, e non si sa come sta e non si sa come passeremo queste feste e io spero tanto che non muoia ma ho paura invece che... - s'interrompe e si passa una manica sotto il naso. - Intanto c'è la vicina che mi chiede se posso dare ripetizioni al figlio, come ogni anno sempre durante le feste. Ma cosa crede? Che per me non è festa? E ok, d'accordo, mi paga e io posso sempre dirle di no, ma poi mi dispiace, ché lei non ha il marito e ha quattro figli a cui badare e allora... non lo so, mi sento in colpa, capisci?
   Annuisco prontamente.
   - E tutto questo e... e altro e... E alla fine pure questa cosa qui, dei DVD. Ma che cazzo, ma dico io: è possibile? Non potete fare gli ordini così! Secondo voi chi li deve mettere a posto? Chi deve pensare ai clienti? Chi si fa tutto il lavoro? Noi! Loro stanno semplicemente dietro a un PC e inviano una mail di richiesta per l'ordine, stop. E... e io non ce la faccio più Dante, ecco. Sto scoppiando.
   Quando mi abbraccia devo aiutarmi con le mani per non perdere l'equilibrio. Tengo ben salde le punte dei piedi sul pavimento, mentre i muscoli delle gambe lavorano per tenermi in equilibrio col peso di Sara addosso. Una volta raggiunta un minimo di stabilità ci metto un po' prima di decidermi ad abbracciarla anch'io. Le do qualche colpetto sulla schiena e penso a quanto freddo possa essere questo gesto, allora decido di fare dei piccoli massaggi circolari con la mano, e mi sento un po' meglio.
   Intanto Sara riprende a piangere, ed io non so che fare.
postato da DanteHicks alle ore 16:25 | link | commenti (6)
categorie: colleghi, lavoro e paradossi
martedì, 16 dicembre 2008

Pugni allo stomaco (1)

   - A voi.
   Una torre parlante scivola sulle rotelle fino al bancone del nostro reparto. I suoi mattoni sono casse colme di DVD appena arrivati, da prendere e sistemare in magazzino. Misuro con lo sguardo le dimensioni del roll, mentre sento le spalle e le braccia divenire molli e pesanti.
   - Saranno almeno 2 metri e mezzo...
   Davide sbuca da dietro la ciclopica costruzione. - Forse di più, non lo so. Dovete stipare tutto in magazzino.
   Guardo Sara accanto a me: non dice una parola.
   Torno su Davide: - Siamo solo in due. Vuol dire che uno deve stare qui con tutti i clienti e l'altro deve mettere a posto da solo chissà quante centinaia di DVD. Come pretendi che lo facciamo?
   Davide fa una smorfia con la bocca. E' una delle poche volte che non vedo quel suo sorriso rassicurante sul volto.
   - Ai clienti ci penso io. Avrei mille altre cose da fare, ma vista questa situazione del... - Si blocca. Deglutisce. - Voi due andate a sistemare i DVD, qui ci penso io.
   Se ne va. Vorrei aggiungere qualcosa, vorrei prendermela con lui, urlare che siamo sotto le feste e che c'è già abbastanza stress senza che ne venga aggiunto altro, ma so che è scazzato quanto me e che la colpa non è sua. Far arrivare un ordine simile in un pomeriggio con solo due commessi, a dieci giorni da Natale, senza avvertire, è da idioti. D'altronde i nostri superiori non hanno mai brillato per acume quando si tratta di ordini.
   Faccio un sospiro rassegnato e mi giro verso Sara che nello stesso istante sbatte una manciata di fogli sul bancone, facendoli sparpagliare per terra. Per un secondo mi trapassa con lo sguardo, uno sguardo ostile e arrabbiato, tanto che mi chiedo dov'è che ho sbagliato prima ancora di rendermi conto di non aver fatto ancora niente. Infine mi sorpassa senza fiatare, impugna il manubrio del carrello porta pacchi e lo spinge da sola verso il magazzino.
   Sarà un pomeriggio molto faticoso.
postato da DanteHicks alle ore 16:33 | link | commenti (2)
categorie: lavoro e paradossi
lunedì, 15 dicembre 2008

Cioccoterapia

   Il 15 dicembre, ed io ancora non ho finito di comprare i regali per i parenti! Beh, tecnicamente non ho proprio iniziato, ma tant'è... La colpa è tutta del mio lavoro. Fare il commesso in un grande centro commerciale alla lunga distorce la percezione delle cose. Solo perché sei costantemente a contatto con un'enorme quantità di merce pensi che "ma sì, c'è tempo per i regali, nei prossimi giorni passo un attimo in reparto e...". E sto cazzo.
   Scruto indeciso un paio di lettori mp3 di una marca minore, chiedendomi se valga la pena regalarli ai miei cuginetti o se, vista la loro attitudine alla tecnologia, non abbiano già un iPod Nano di ultima generazione.
   - Bah, problemi loro - mormoro tra le labbra agguantandone due da mettere sotto il bancone per pagarli a fine giornata. In quell'istante passa Sara.
   - Ehilà Sara, bu...
   - Lasciami stare che oggi sono intrattabile.
   Rimango con la mano a mezz'aria e un "ongiorno" sulla lingua, mentre Sara si allontana a passo veloce. Il Natale è un peso per tutti.
   Con un'alzata di spalle circumnavigo la corsia per tornare al bancone. Non mi sorprende più di tanto il suo comportamento. Un po' perché è una donna, e magari si trova in uno di quei giorni "No" di cui noi maschi possiamo solo vagamente immaginare l'essenza. Ma un po' anche perché il periodo è pieno di scleri per ognuno di noi. Valter, per lo stress, ha iniziato a imprecare in romanaccio (un napoletano che parla in romanaccio: fantastico). Il cinismo di Michele è arrivato all'augurio di malattie imbarazzanti per i clienti più fastidiosi. Johnatan, per la prima volta da quando lo conosco, si lamenta delle donne e il caro Davide, avatar omosessuale di buddha, è diventato incredibilmente intollerante a tutto.
   Un'ecatombe di brava gente, insomma, e il lavoro non aiuta. Proprio oggi ho incontrato una cliente che...
   - Cioccolata? - dico a voce alta, pietrificando corpo, mente e spirito sul posto. Annuso rumorosamente l'aria. - Cazzo, questa è cioccolata!
   Con un salto imbocco la corsia alla mia destra, corro lungo gli scaffali di mouse e tastiere, finisco nella sezione "videogiochi" e infine sbuco nello spiazzo più largo del reparto, il più vicino alle casse. E lì, come un'oasi nel deserto, una promoter di non so che ditta di cioccolatini agita il suo poderoso mestolo in un enorme recipiente metallico, colmo di cioccolata al latte allo stato semi-solido.
   - Oh no...
   Mi avvicino cauto e completamente spiazzato. La bella promoter mi vede arrivare e strizza l'occhio.
   - Vuoi assaggiare?
   La sua voce è come un wafer croccante ricoperto da soffice cioccolata alle nocciole, con più latte e meno cacao. La guardo con due occhi alla Bambi. Immagino che la sua pelle, se dovessi leccarla (pardon!), avrebbe il sapore della Nutella quando hai appena aperto il barattolo. Come un cucchiaino vorrei tuffarmi in quel lago color nocciola e morire così, felice.
   - Non posso - la mia bocca parla per me.
   - I tuoi superiori fanno storie?
   Sorrido un sorriso amaro e beffardo: - Figurati. - sospiro. - E' che sono intollerante al latte e non ho con me le pillole per digerirlo.
   La ragazza mi rivolge un'occhiata così compassionevole che il paradiso sembra aver appena aperto le porte per me. E ne esce un profumo di cioccolata che... Ohh!
   - Allora tieni - dice mettendo una mano sotto il fornelletto e tirandone fuori una manciata di cioccolatini in carta nera. - Questi sono fondenti, non c'è la minima traccia di latte. E buona giornata!
   Resto in estasi sorridendo come un idiota, mente le mie gambe mi trascinano lontano e la mia mente vaga felice per prati di cioccolata e valli di crema.
   Grazie, Babbo Natale!
postato da DanteHicks alle ore 16:15 | link | commenti (4)
categorie: lavoro e paradossi
venerdì, 12 dicembre 2008

Nuove teorie nell'ora del bollinaggio

   - Me la sto facendo sotto.
   - Ok Valter, grazie per avermi informato sulle tue condizioni fisiologiche. Ora vuoi lasciarmi bollinare questi maledetti videogiochi in pace?
   Bollinare è nocivo alla salute. Dovrebbe esserci una categoria di lavoratori appositamente assunta per. Ogni volta che appiccico un bollino sulla custodia ripasso mentalmente le righe del mio contratto: da nessuna parte c'era la parola "bollino". Sono accovacciato da un'ora buona e non ho neanche raggiunto la metà dei videogiochi. E mancano ancora i DVD.
   Valter ha il suo modo di fare la cosa. Prende una manciata di prodotti, tanti quanti ne può tenere con una mano, poi comincia a camminare avanti e indietro descrivendo un semicerchio attorno alle mie spalle e attaccando ritmicamente un bollino ogni tre passi. Dice che il ritmo lo aiuta. Io invece mi sento come ossessionato da un fantasma. Un fantasma che parla, per di più.
   - Meno male che ai clienti ci stanno a pensà Johnatan e Sara.
   - Ci mancherebbe solo quello - grugnisco.
   - Sì, che oggi poi è venerdì, e il venerdì è pèggio.
   Ok, stop. Mi lascio cadere esausto col sedere per terra. Le ginocchia prima strillano per l'improvviso cambio di posizione, poi, quando stendo le gambe sul linoleum, il loro urlo comincia ad affievolirsi e a far spazio ad un disteso e rilassato silenzio.
   Le massaggio vigorosamente.
   - Ah sì? Credevo che il sabato fosse il giorno peggiore.
   - No signore, è venerdì - dice Valter afferrando un'altra manciata di dischi. - E' statisticamente provato.
   Stiro la schiena puntando le mani per terra, dietro le spalle, e inarcandola verso l'interno. Un paio di vertebre scricchiolano rumorosamente.
   - Statistica eh? Odio quella materia...
   - Comunque, così è. Ne ho la prova.
   - Vai.
   Soddisfatto per il mio interesse Valter si accovaccia accanto a me.
   - Che succede il venerdì, fuori dal Centro?
   Ci penso su: - ...la gente vive la vita mentre noi rimaniamo rinchiusi qui dentro?
   Schiocca la lingua: - No, non ci siamo. Non hai mai sentìto nibba?
   - Sentito cosa?
   - Sirene.
   - Sirene?
   - Sirene.
   Vago con lo sguardo oltre la sua spalla, poi torno a guardarlo negli occhi: - Intendi quelle che Ulisse...
   - Ma no, smoccòlone! Le sirene dell'ambulanza! Nii-noo, nii-noo...
   - Ahh! -. Mi sento vergognosamente stupido.
   Valter riduce la voce a un sussurro: - Di venerdì... ce ne so' di più.
   Mi guarda dritto negli occhi con un'espressione penetrante. Annuisce impercettibilmente con il mento, come se dovessi aver raggiunto un'inenarrabile verità, il segreto svelato che cambierà per sempre la mia percezione del mondo.
   Sgrano un po' gli occhi: - E... quindi?
   - Ma come "e quindi"? - Con uno scatto è di nuovo in piedi. - E' logico no?
   - Credo che mi sfugga qualcosa.
   Scrolla le spalle con uno sbuffo: - Non capisci mai! Se ci so' più sirene dell'ambulanza vulé dicere che ci sono più incidenti, giusto? E chi li fa quegli incidenti? Dei nostri potenziali clienti. Quindi il venerdì la gente è più svalvolata, sta ancora più fuori che negli altri iuòrni. Ecco perché il venerdì è pèio. E' logico!
   Concedo alla mia mente la possibilità di depositare quell'accumulo di... di.
   - Valter mi pare una grandissima str...
   - E' cusì, fidati.
   - Ok, ma perché mai la gente dovrebbe essere più sclerata di venerdì, tanto da fare un incidente?
   Fa spallucce: - E io che ne so?
   Con un gesto fiocina un'altra mezza dozzina di videogiochi e riprende il suo ritmico su e giù. Mi chiedo se qualcuno non abbia cosparso questi cosi di LSD.
postato da DanteHicks alle ore 16:14 | link | commenti (2)
categorie: colleghi
giovedì, 11 dicembre 2008

La prima legge di Murphy

   Arriva il capo settore. Odio quando il capo settore fa qualunque cosa.
   Si appropinqua con quel suo fare estivo da ragazzone abbronzato della riviera romagnola. Per dieci secondi lo immagino in bermuda e camicia hawaiana, con una noce di cocco munita di cannuccia in una mano e una bionda con la quarta avvinghiata dall'altra. Lo vedo alzare gli occhiali da sole, succhiare rumorosamente dalla cannuccia e poi stendere le labbra in un sorriso superbo, mentre con indice e pollice imita una pistola e spara dritto al cuore di una cassiera bruttina.
   Lo odio.
   - Ehi Dante!
   - Aloha.
   - Eh?
   - Niente, lascia perdere. Cosa ti serve?
   Mi strizza l'occhio, piazzandomi davanti un mucchietto di fogli caldi e croccanti, appena sfornati dalla stampante. Decine di righe riempiono lo spazio orizzontale di ogni foglio; le colonne lo dividono in tre parti. All'interno i nomi di videogiochi e DVD, con accanto due prezzi diversi.
   - Non capisco...
   - Dovete prendere quei prodotti e bollinarli: sono offerte speciali.
   Non ci credo: - Ma saranno un centinaio di voci!
   Il suo sguardo si fa grave, ipoteticamente comprensivo, se non fossi certo che "comprensione" è un vocabolo oscuro al suo dizionario.
   Mi poggia una mano sulla spalla: - Lo so Dante, è un lavoraccio e, credimi, ti capisco -. Non ti crederei nemmeno se fossero parole pronunciate sul letto di morte. - Ma è Natale, ormai. Capisci? Sono offerte che vanno fatte, ne ha bisogno il reparto. Ne abbiamo bisogno noi.
   Rose per la prima attrice al camerino numero 1.
   - Natale è iniziato almeno un mese fa, qui.
   Sorride: - Giusto! Allora buon lavoro, eh!
   E via di nuovo. Con una piroetta i suoi abiti volano via e ricompaiono la camicia hawaiana e i bermuda. Una musichetta funky accompagna ogni suo saltello, mentre le donne si sciolgono davanti ai suoi sguardi magnetici e ai suoi bicipiti lucidi e abbronzati.
   E intanto, in un angolo, vestito di un paio di jeans consumati, di una maglietta sgualcita e di un gilet multicolore, un ragazzo dai capelli sporchi stringe dei fogli e si chiede quale dio dovrà invocare stavolta per vedere le sue preghiere finalmente esaudite.
postato da DanteHicks alle ore 15:12 | link | commenti (2)
categorie: colleghi
mercoledì, 10 dicembre 2008

Poveri piccoli clienti confusi

   Natale confonde i clienti. Oh beh, in realtà il cliente medio è confuso tutto l'anno, ma Natale lo stordisce particolarmente. Pacchi, pacchetti, pacconi, regali, abeti, prendi il nastrino, togli il prezzo, metti lo scotch, cambia il prodotto... queste sono tutte cose che noi facciamo, ma mi rendo conto che il cliente deve rimanere stordito dalla nostra operosità da formiche. Certo, formiche all'italiana, ma pur sempre formiche.
   Apro le due porte del corridoio-dipendenti come se entrassi in un saloon. Sguardo basso, respiro congelato, un'occhiata e...
   - Bella Dante!
   - Bella Valter!
   Avanzo scanzonato strascicando un po' i piedi sul pavimento in linoleum, con un mezzo sorrisetto alla... non so chi avesse questo sorrisetto, diciamo "alla me". Le braccia mi pendono molli lungo i fianchi, in testa ho Phoebe ZeitGeist dei Kalashnikov e mi ritrovo involontariamente a canticchiarla sottovoce.
   - Sei sola sul palmo della mano, sei sotto tiro!
   - Scusi, avete radio-sveglie?
   La signora non ce l'ha con me. Fa la domanda a Sara, che saluto con un cenno mentre risponde che no, in questo reparto non abbiamo radio-sveglie, ma forse può trovarle più giù.
   Zompetto un po' più in là, verso il lato esterno del bancone. Mi sporgo fino a raggiungere un paio di fogli con alcuni ordini del giorno. Pare che il capo settore stia per fare una richiesta esageratamente assurda, ma ancora non è arrivata e non si sa bene di cosa si tratti. Davide a volte è un po' enigmatico, devi unire i punti per capirlo.
   - Mi scusi...
   Mi volto con un sorriso e un "Mi dica pure" sulle labbra, ma mi blocco quando vedo la signora. Per un istante ho l'impressione di conoscerla, poi mi ricordo che si tratta della cliente che ho visto due minuti prima accanto a Sara.
   - Mi dica - chiedo.
   - Ma voi avete anche radio-sveglie?
   Uh?
   - Ma... non l'ha appena chiesto alla mia collega?
   - No, no - scuote la testa.
   - Ma come no, sono sicuro di... -. Ma che sto facendo? Mi metto a discutere? - No guardi, niente radio-sveglie. Può provare nel reparto più giù.
   Mi ringrazia e se ne va con passo veloce.
   Poveri, piccoli, clienti confusi.
postato da DanteHicks alle ore 16:27 | link | commenti (6)
categorie: clienti
martedì, 09 dicembre 2008

Consigli per gli acquisti

   Vedo Valter puntellato con i gomiti sul bancone, i polsi fissati sotto la mascella che gli sorreggono la testa, gli occhi semichiusi, l'espressione del volto assonnata. Davanti a lui una signora sui quarantacinque portati male che gli parla.
   Mi avvicino.
   - ...e quindi delle macchinine non vanno bene, capisce? Per questo ho pensato ai videogiochi, ma ce ne sono così tanti.
   Valter mi vede. A stento alza un sopracciglio per salutarmi. La signora continua senza la minima interruzione.
   - Però, dico io, i videogiochi rendono i bambini stupidi, no? Certo, lui non è un bambino, ha quattordici anni ormai, ma non vorrei che passasse tutto il tempo davanti al computer. Ah! Ora che ci penso! L'altro giorno ho visto in TV una reclame di un videogioco che allena la mente: potrei fargli quello! Lei che dice, funziona davvero?
   Mi appoggio anch'io al bancone, dal lato della cliente. Questa mi squadra un attimo dalla testa ai piedi senza smettere di parlare.
   - Sennò sa cosa pensavo? Pensavo a un film. Magari uno della Disney, che fa questi cartoni così carini... Ma no, ma no, anche questo è da bambini. Non si regala un cartone animato ad un quattordicenne, no? E' così difficile... Lei cosa mi consiglia? Che poi un bimbo piccolo ce l'ho, di otto anni. Il cartone è per lui. E' bello no, che dice? La Disney ne fa di così carini... Ed educativi!
   Impressionato e a bocca aperta rifilo un'occhiata compassionevole a Valter.
   - So' quìnnece minuti che cuntinua accussì - ciancica come se la signora non fosse lì. - C'ha qui 'sto videogioco e 'sto DVD e non si decìde a pavà.
   La signora si ferma. Mi guarda, guarda Valter, guarda di nuovo me. Poi continua.
   - Le dicevo: pensavo anche ad un giocattolo. Magari un gioco di società, che lui ha tanti amichetti, così se lo porta pure a scuola. Però a scuola no, anzi, che poi si perdono tutti i pezzetti. Ma sì, con gli amici può sempre vedersi il DVD, dopotutto...
   Faccio uno stentato saluto militare a Valter, che abbozza un "ciao" nauseato. A Natale dovrebbero pagarci di più.
postato da DanteHicks alle ore 19:03 | link | commenti (5)
categorie: clienti
giovedì, 04 dicembre 2008

Stima reciproca

   Michele: - Natale li impeggiorisce.
   Io: - "Impeggiorisce"?
   Michele: - Li rende peggiori.
   Io: - Ahh... Chi? I clienti?
   Michele: - Sì. Ogni anno spero che sia diverso, ma ogni volta è la stessa storia.
   Io: - Che vuoi farci...
   Michele: - Reagisco. Quando torno a casa accendo il PC, gioco a World Of Warcraft, e ammazzo un po' di bestie innocenti pensando che siano nostri clienti.
   Io: - Ahahah sei un grande! Ti voglio bene!
   Michele: - Io no, ma ne prendo atto.




*questi ultimi mesi sono da dimenticare, così come buona parte del 2008. Domani non pubblicherò perché sarò a Milano per un funerale. Per fortuna mancano solo 27 giorni.
postato da DanteHicks alle ore 17:02 | link | commenti (4)
categorie: dialoghi
mercoledì, 03 dicembre 2008

Piccoli ladri crescono

   - Buongiorno.
   - Buongiorno signore, mi dica.
   - Volevo cambiare questo DVD.
   - Bene, ha lo scontrino?
   - Eccolo.
   - Perfetto. Uh... aspetti, ma la confezione è aperta?
   - Uhm, sì.
   - Mmm, aspetti un attimo. In teoria non possiamo cambiarlo, ma sento cosa mi dice il mio superiore.
   Pinzo il telefono tra spalla e orecchio mentre controllo che il disco non abbia graffi e che la scatola non sia rovinata. Il capo settore risponde dopo un paio di squilli. Gli spiego velocemente la questione e altrettanto velocemente mi liquida con un "Ma sì, leviamocelo dalle palle soddisfatto e contento".
   Attacco.
   - Guardi, è davvero fortunato. Come regola non possiamo sostituire DVD aperti, ma per lei faremo un'eccezione - sorrido splendido e smagliante.
   - Vabeh, ma perché non potreste, scusi?
   - Beh, per quanto ne sappiamo lei potrebbe essersi visto il DVD e avercelo riportato.
   Il signore si scuote: - Ma no, io ho una certa età, queste cose non le faccio.
   - Ok, ma noi non...
   - No, no! Non le faccio più! Cioè, magari da giovane...
   - Ah, bene!
   - Anzi, da giovane l'avrei direttamente rubato!
   - Ottimo...
   - Ma sì, quando non si hanno soldi cosa vuole che si faccia? Si ruba! Tutti rubano!
   - Guardi, io in realtà non è che...
   - No, no! Io rubavo! E poi rubare è divertente.
   - Err, non è che le cose che mi sta dicendo vadano proprio a suo favore eh...
   - Eh ma è divertente! - insiste.
   - Vabeh, questo è il modulo da presentare in cassa. Arrivederci.
   Chiudo la discussione voltandogli le spalle. Incrocio lo sguardo di Sara e sollevo gli occhi al cielo: - ...tutti a me.
postato da DanteHicks alle ore 15:43 | link | commenti (3)
categorie: clienti
martedì, 02 dicembre 2008

A dura prova

   - AAAAARGH! Maledetto Word! Maledetta Microsoft!! Maledetto Bill Gates!!!
   - Valter, fermo! Che fai?!
   Blocco Valter con la tastiera del PC impugnata a mezz'aria nel gesto di disintegrarla sul bancone. Non so se avrebbe concluso l'azione, ma non si sa mai. Un paio di clienti affrettano il passo, lanciandoci occhiate intimorite da sotto i copricapi. Mi sistemo il gilet, mentre Valter adagia la tastiera delicatamente, cercando di riprendere un po' di contegno.
   - Vuoi dirmi che cavolo... - sussurro guardando altrove.
   - E' Word, Maronn' santa. Continua a crashare e non mi fa salvare sto benedetto file.
   - Ok, Word fa schifo, soprattutto la versione anteguerra di questo PC, ma non mi sembra una buona ragione per spaccare la nostra unica tastiera (già priva di tasti, peraltro).
   Valter impreca a denti stretti e si sfoga ribaltando il mouse con una manata. Mentre si allontana lo rimetto in piedi e do un'occhiata allo schermo.
   - Cos'è che scrivi?
   - La mia biografia - risponde dandomi le spalle. Decido di non indagare oltre.
   La suscettibilità di Valter è più che giustificata. Il nostro PC funziona a vapore e ha una versione di Windows talmente vecchia da chiamarsi "Window". Non è proprio il massimo per il reparto "Multimedia" di un grande centro commerciale, ma l'importante è che i clienti non lo sappiano. "Nella vita conta più l'apparenza delle cose che la loro essenza", diceva qualcuno. E sospetto che quel qualcuno sia il nostro capo settore. E credo anche che quell'aforisma sia una sua miserabile scusa per non far spendere due lire in più al reparto.
   Batto un paio di colpetti compresivi sulla spalla di Valter.
   - Se nei prossimi dieci minuti mi capita nu cliente testa di minchia, gli spacco la tastiera 'n capa.
   - Scusate, commessi...
   Colto da un brutto presentimento mi giro verso il tizio sulla quarantina che ci ha appena chiamato. Poggia un pesante oggetto imbustato sul bancone.
   - Dovreste ripararmi il PC. Oggi per favore. E al più presto. E... è gratis, no?
   Con la coda dell'occhio scorgo Valter che prende la rincorsa.
postato da DanteHicks alle ore 18:28 | link | commenti (4)
categorie: clienti, lavoro e paradossi
lunedì, 01 dicembre 2008

Parole chiave (4)

Quarto appuntamento con le parole chiave!
Sin da piccolo ero sicuro che novembre avesse 31 giorni e, diamine, non c'è modo di convincermi del contrario. Perciò venerdì scorso ho pubblicato tranquillamente un post normale saltando l'appuntamento di fine mese con "Parole chiave", certo che oggi sarebbe stato il 31 novembre.
Ahimè, l'età gioca brutti scherzi. La birra anche.
Ma ormai è fatta, perciò sforiamo di un giorno e vediamo come gli utenti della rete hanno trovato il mio sito in queste ultime settimane.

Un abbraccio,
Dante

10) Influenze negative

Oh sì, beh, è scontato che una chiave simile riconduca a questo lavoro.

9) Dante

Ed è carino che la gente scrivi "Dante" e trovi me! ...povero Alighieri.

8) Accettare qualunque lavoro

Qualunque tranne questo, vorrai dire.

7) Il lavoro come passione

No, no. Non ci siamo proprio. Google sta facendo un lavoraccio se voi capitate qui scrivendo queste cose.

6) Tiziano Ferro grasso

...sì però non diciamolo ad alta voce, dai. Non sta bene...

5) Paese di Babbo Natale

Tra poco vedrete pure i folletti col cappellino rosso che vi vendono una Playstation o una chiavetta della Packard Bell -__-

4) L'alba dei morti viventi

Più o meno è quello che vedo qui ogni mattina.

3) Video gratis donne libidinose

Si stanno evolvendo eh...

2) Mucche

Ora... No, seriamente. Mettiamoci composti un attimo, fermiamoci e cerchiamo di capire. ..."mucche"?!

1) Un vecchio si allaccia le scarpe


Ancora! Cos'è questa storia?! Perché la gente si cerca come si allaccino le scarpe?! Perché un vecchio, poi?! E, soprattutto, come diamine fanno a finire qui?!
postato da DanteHicks alle ore 16:12 | link | commenti (7)
categorie: parole chiave