Cronache di un lavoro qualunque

Un commesso, come tanti, come tutti, che cerca di arrivare a fine mese sopravvivendo ai paradossi del lavoro quotidiano.
venerdì, 28 novembre 2008

Nick

   Valter: - Guajò, io stacco. Non vedo l'ora di buttarmi a letto: oggi è 'na iuòrnata di quelle...
   Io: - Non dirlo a me. Oggi mi arrivano i mobili della cameretta.
   Sara: - Beh, non sei felice?
   Valter: - Mi sa che gli tocca pure montarli, non è vero?
   Io: - Già... E tutto per risparmiare qualche decina d'euro da Ikea. Maledetto stipendio da commesso.
   Sara: - Guarda, io sto rischiando di rimanere a piedi con la macchina per non spendere i soldi della benzina.
   Valter: - Vabeh guajò, io vado, ci manca solo ch' accumenciàmo l'ennesima chiacchiera sulle nostre mesate. Ciao Sara. Ciao Ken Shiro.
   Io: - Ciao Pene.
   Sara: - Ciao Valer.
   Io: - ...
   Sara: - ...
   Io: - ...
   Sara: - ...
   Io: ...
   Sara: - ...
   Io: - Ci diamo sempre soprannomi affettuosi.
   Sara: - Ah ecco!
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categorie: dialoghi
venerdì, 28 novembre 2008

Ci sono eh :)

Perdonate la mia assenza non segnalata. Il fatto è che la camera l'ho già dipinta, ma ieri sono arrivati i mobili e ho dovuto montarla (e smontare la scrivania con su il PC con annessi e connessi, stipandolo pezzo per pezzo nell'armadio e riassemblandolo cinque minuti fa).
Insomma, anche se non ho scritto non è che mi sono preso un giorno di vacanza e oggi, appena tolgo di mezzo il numero di scatoloni necessario per camminare in camera mia, tornerò a scrivere, per chi ne ha voglia.

A più tardi!
Dante
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categorie: varie
giovedì, 27 novembre 2008

Santo Natale

   - Il lavoro mi sta ammazzando.
   - Ah sì? Allora mi sono perso la parte dove ti stava salvando.
   Il cinico humor di Michele è ciò che noi altri ricerchiamo nei momenti di stress psicofisico, quando la giornata ti ha appesantito la mente e irrigidito braccia e gambe. E' come uno stiracchiamento fatto bene: senti i muscoli più leggeri e il cervello meno pieno. Sì, è vero, è una sorta di stretching emotivo, un Pocket Coffee linguistico dal gusto pungente e amaro, che ti sveglia e ti tira su.
   Sulle labbra mi si stampa un sorriso ebete mentre lascio scorrere questi pensieri, e Michele mi getta addosso uno sguardo prima un po' stupito, poi rassegnato.
   - Un altro segno dell'imminente arrivo del Natale - asserisce.
   - Che vuoi dire? E poi basta parlare del Natale! Natale qui, Natale lì... manco fosse domani!
   Scrolla le spalle: - Che vuoi farci? Il periodo natalizio è di fatto iniziato. Dove abito io hanno persino acceso un grosso abete sbilenco.
   - Di già?
   Annuisce annoiato: - In realtà non hanno mai tolto l'illuminazione dello scorso anno, quindi la maggior parte delle lucine si sono fulminate per via del maltempo, degli uccelli, dei ragazzini che tirano i sassi...
   Rotea il polso a mezz'aria in un "eccetera, eccetera". Io faccio un sorrisetto.
   - A me il Natale in sé non dispiace. Magari mi manca il tempo per andare a comprare i regali, ma per il resto la serata in famiglia, la cena, i parenti che non vedi mai... Non è malissimo. Una volta all'anno si può fare. - Inizio a giocare con una pinzatrice. - Il problema è il lavoro. Il Natale mi piace, ma il lavoro mi ha fatto odiare tutto il pre-. Non so se capisci cosa intendo.
   Michele mi fissa silenzioso, come soppesando ciò che ho appena detto. D'un tratto fa un cenno con la testa e m'invita a seguirlo. Mollo la pinzatrice, ma decido di portarmi dietro un attache con cui giocherellare nella tasca dei pantaloni. Oltrepassiamo una serie di scaffali ed usciamo dal reparto "Multimedia", finendo in un altro e poi in un altro ancora. Mi porta attraverso alcuni banconi, salutando di tanto in tanto dei volti che non conosco. Quando si ferma siamo pochi passi da un espositore pieno di trucchi; poco più in là c'è un banchetto con una promoter. Credo venda profumi.
   Me la indica allungando il collo: - Vedi lì?
   - La promoter gnocca?
   - Sì, ok, lascia perdere che è gnocca.
   - Ma come "lascia perdere"?
   Sbuffa spazientito: - Guarda il bancone. Cosa c'è sopra?
   Non ci vedo benissimo da qui senza occhiali, ma mi sembra di scorgere delle boccettine di vetro.
   - Profumi? - azzardo.
   - Esatto. E se avessi alzato la traiettoria visiva di 15° avresti visto il cartellone dell'Oreal.
   - Oh.
   Ci avviciniamo di qualche passo.
   - Ora, vedi com'è fatto il banchetto? Il tema è la natura: ci sono foglie di plastica, un telo verde, rampicanti finti lungo i paletti che tengono il cartellone, e quei grossi sassi tutt'attorno.
   Annuisco, ma non ho la più pallida idea di dove voglia arrivare. Con una mano mi fa cenno di aspettare e per cinque minuti buoni ce ne stiamo così, in silenzio, a guardare la promoter e il suo banchetto. Un paio di volte provo a protestare e a chiedere che diamine stiamo aspettando, ma Michele la prima volta mi zittisce con lo sguardo e la seconda mi ignora. L'attache è diventata ormai un sottile filo di ferro che uso per punzecchiarmi il pollice.
   D'improvviso mi strattona per una manica e per poco non mi ficco l'attache sotto l'unghia del pollice. Punta un dito verso il banchetto, dove un uomo si è appena accostato, poi ci avviciniamo di un altro paio di passi. Non capisco perché mi stia facendo vedere tutto ciò, ma pare che abbiamo aspettato finora solo per questa scena, quindi rimango in silenzio e ascolto.
   Il signore, un giovane sui trentacinque anni, guarda il banco pensieroso. La promoter non dice nulla, accogliendolo con un mezzo sorriso. L'uomo la nota, sorride di rimando e poi, con quella tipica punta d'imbarazzo di chi chiede un'informazione ad un commesso, indica i sassi attorno al bancone.
   - Ma sono in vendita?
   La promoter alza gli occhi al cielo, io mi piego in avanti soffocando una risata tra le mani e Michele sorride silenzioso, evidentemente soddisfatto.
   Mentre torniamo al nostro reparto dice solo una cosa.
   - Sì, capisco cosa intendi. Lo capiamo tutti, qui dentro.
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categorie: clienti, lavoro e paradossi
martedì, 25 novembre 2008

Piccoli aiutanti di Babbo Natale

   - Insomma, capisci?
   - A dirti la verità, Dante, no.
   Mi assicuro che il cartellino del prezzo che coincida con il prodotto nell'espositore, poi lo infilzo nel perno metallico che lo sostiene. E' l'ultimo, il mio giro è finito.
   - Siamo l'unico Paese al Mondo a dire "Pronto" quando rispondiamo al telefono!
   Sara alza un sopracciglio e inarca le labbra da una parte: - E allora?
   Ma come "e allora"?!
   - Ma come "e allora"?! Non ti sei mai chiesta perché? Insomma... diciamo "Pronto"! Perché "Pronto"? Perché non "Sì, chi è?" o "Salve"? Avrebbe molto più senso.
   Mi molla i DVD e si abbassa ad allacciarsi una scarpa. Le maniche slabbrate del suo maglione beige puliscono centimetri quadrati del pavimento. Alza la testolina bionda per guardarmi da lì giù.
   - Ok, lo ammetto, è curioso che diciamo "Pronto", ma non mi sembra il caso di pensarci su così a lungo. L'abbiamo sempre detto, lo diciamo tuttora e lo diremo anche tra cent'anni.
   Con un saltello si rimette in piedi. Le restituisco una parte dei DVD, l'altra la tengo io mentre ci dirigiamo verso gli scaffali dei film. Un paio di clienti ci fermano chiedendoci informazioni su un'offerta, prima, e su una radio, poi. Una volta arrivati mettiamo a posto i film e decidiamo di gironzolare insieme ancora un po'.
   - Manca un mese a Natale - sospira ad un certo punto.
   - Eh no, eh. Non ti ci mettere pure tu, adesso. Già c'è Valter che ogni tot mi ricorda l'esatto numero di giorni che mancano al 25 dicembre. Non lo sopporto più, il Natale. Ancora non è arrivato e già mi ha rotto le palle! E pensare che mi piaceva così tanto...
   Sara ridacchia divertita, poi mi tira per un braccio.
   - Vieni, ti faccio vedere una cosa.
   Arriviamo davanti alla serranda del magazzino. La apre ed entriamo, poi mi porta nel primo corridoio a destra. Accendiamo le luci e proseguiamo fino in fondo, lungo file di prodotti inscatolati. Si ferma davanti una scatola di cartoncino, la apre e mi fa cenno di guardare. Allungo il collo: è piena di orrendi capelli rossi da Babbo Natale, probabilmente fatti con gli scarti degli avanzi di... qualcosa. Sara continua a ridacchiare.
   - No...
   Ma lei fa cenno di sì con la testa, sempre più divertita.
   - No, Sara, non dirmi che...
   - Ordini del capo settore. Me l'ha detto Davide oggi stesso.
   - Oh Cristo...
   - Beh, in qualche modo c'entra anche lui. Dai, non ti intristire, sarà solo per qualche giorno.
   - Quanto basta per farmi perdere tutti i capelli.
   Sara ride di nuovo, poi mi trascina via con un allegro e poco convincente "Al lavoro!". Io strascico i piedi e ringrazio di avere dei bei colleghi attorno a me.
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categorie: colleghi, lavoro e paradossi
lunedì, 24 novembre 2008

Lavoro-terapia

   Pino farfuglia qualcosa. Non ho ben capito, ma mi sembra che stia bene. La storia della signora che voleva denunciarlo si è conclusa con un nulla di fatto: ha capito che non avrebbe avuto molte possibilità e si è accontentata di un paio di buoni da quindici euro (siamo degli inguaribili lecchini).
   E' difficile capire come tutta la storia abbia inciso su Pino. A parte quell'insalata di parole della nostra ultima discussione non ci sono stati altri segni del suo stato emotivo. Di sicuro il lavoro aiuta, aiuta molto. Ho personalmente sperimentato che lavorare forse non nobilita l'uomo, ma di sicuro lo distrae. E i clienti sono sempre fonte di distrazione.
   Driiin.
   Il telefono sul bancone di Pino trilla selvaggio.
   Driiin.
   - Dante puoi rispondere che... sto... cliente...
   - Ok, ok, non ti preoccupare, faccio io.
   Alzo la cornetta ed esibisco uno spumeggiante "Pronto!".
   - Buongiorno, scusi, ho un problema con il mio portatile.
   - Siamo qui per questo! Può...
   - Ecco, non si vede il video, sa? Cosa può essere?
   Sbatto velocemente le palpebre: - Eh, ma... cioè, non lo so. Da qui non posso farci molto.
   Silenzio dall'altra parte della cornetta. Poi: - Ah. Davvero?
   Sfiato: - Ehh, lei che dice?
   - Allora cosa devo fare?
   - Se vuole che gli diamo un'occhiata devo portarlo qui.
   - Davvero?
   Oh Gesù Cristo, benedicimi, concedimi un poco della tua santità.
   - Sì, davvero.
   - Allora... ve lo porto, quindi.
   Sospiro, ringrazio, sospiro, attacco. Pino mi lancia un'occhiata interrogativa, ma io gli faccio cenno di lasciar perdere. Sì, in qualche perverso modo, il lavoro aiuta.
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categorie: clienti
venerdì, 21 novembre 2008

Niente di nuovo nel reparto occidentale

   Mi alleno per i campionati mondiali di "fai oscillare velocissimamente la penna tenendola tra l'indice e il medio". Il tic tic tic dell'impatto contro il bancone è quasi ipnotico.
   Guardo distratto il nuovo allestimento: secondo me il reparto stava meglio prima, ma non oso pronunciarmi. L'unico rimasto al suo posto è Pino, nel suo sportello "assistenza tecnica", ora visibile anche da qui. Mi sono scordato di chiedergli come sta; so che la storia della denuncia è finita bene, ma non ne ho parlato con lui.
   ... non credo che lo farò ora.
   Valter qui accanto sbircia una rivista di motociclette. Quando lo chiamo la sua testa pende smorta verso di me.
   - Ma tu 'sto Capo dei Capi l'hai visto, stamani?
   Schiocca la lingua. Non l'ha visto.
   Sospiro.
   Qualcuno ha messo Last Christmas degli Wham!. Mi chiedo perché.
   - Ma sai se qualcun'altro l'ha visto? Michele, Johnatan...
   - Nissuno fratè. Mo lasciami leggere in pace.
   Sbuffo. Alzo gli occhi verso i neon. Abbraccio di nuovo con lo sguardo il lavoro fatto in fretta e in furia negli ultimi tre giorni. I muscoli ancora mi fanno male.
   - Ogni tanto mi chiedo cosa ci stia a fare qui, io.
   Nessuno risponde.
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categorie: lavoro e paradossi
giovedì, 20 novembre 2008

Lavori in corso

   - Buongiorno.
   - Uff... Buongiorno -, Sara ed io posiamo l'enorme TV al plasma che stavamo spostando nella nuova corsia e ci concediamo una pausa-cliente. - Come posso aiutarla?
   L'uomo, un signore bruno sulla quarantina, ruota il collo a destra e sinistra. In questa corsia stiamo finendo di allestire i portatili, quindi inizio a pensare a quali non abbiamo ancora esposto per dargli una pronta risposta.
   Dopo un attimo mi scruta perplesso: - Teli per coprire una lavatrice non ne avete?
   Guardo Sara smarrito: - "Teli per coprire una lavatrice"?
   Lei arriccia le labbra: - O finiamo di sistemare in fretta il reparto, o tra un po' ci chiederanno vanghe e cazzuole.
   Sorriso al signore mentre riafferro il televisore: - Mi spiace, niente teli per lavatrici.
   Al lavoro!
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categorie: clienti
mercoledì, 19 novembre 2008

Episodi maniacali

   Valter: - E' Natale! E' Natale!
   Michele: - Se non la pianta lo uccido.
   Sara: - Ma che gli è successo?
   Io: - Perché? E' sempre stato così.
   Valter: - Ahh, voi altri non capite!
   Michele: - Io capisco solo che stiamo spostando delle corsie intere e non ci trovo nulla da festeggiare.
   Sara: - Beh, almeno rallegra il lavoro.
   Io: - Dannati scaffali pieni di telefonini. Mi fanno impazzire!
   Valter: - Visto? Se tocca faticà tanto vale farlo in allegria!
   Michele: - Appunto: vattene.
   Sara: - Dai, povero Valter. Cerca solo di rendersi utile.
   Io: - Lo apprezzo, anche se ammetto che sarebbe più utile se svuotasse gli scaffali più velocemente.
   Valter: - Oh oh oh! Caro Dante, sei un bimbo cattivo: niente regali per te!
   Michele: - A te invece vedremo di regalare un cervello nuovo.
   Sara: - Uff, non ce la faccio più.
   Io: - Neanch'io. Pausa?
   Valter: - Siete fiacchi! Siete vecchi! Non siete come Valter! Valter spacca!
   Michele: - Le palle.
   Sara: - Amen.
   Io: - Chissà se l'assicurazione copre la parcella di un buono psichiatra.
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categorie: dialoghi
martedì, 18 novembre 2008

Il Capo dei Capi

   - Arriva.
   - Il Natale? E' vecchia, Johnatan. Ormai è già qui.
   - No, arriva il Capo.
   Alzo un sopracciglio: - Il Capo?
   Johnatan mi lancia un'occhiata intensa: - Il Capo dei Capi.
   Il Capo dei Capi, Darth Vader, Sauron, il Dottor Destino, Voldemort. Comunque lo chiami il suo nome indica morte, distruzione, disperazione, intensa agonia. Ammettiamolo: fa un certo effetto.
   - Viene qui?! Quando?! Perché?!
   Il Capo dei Capi non è italiano. E' l'Imperatore Assoluto della nostra catena in tutto il Mondo (in realtà una manciata di nazioni, ma come l'ho detta io è più spettacolare - swooosh! ftchuuu!). Scende raramente, a quanto ne so, forse una volta ogni uno/due anni, ma quando accade è il caos.
   - Tra tre giorni.
   - TRA TRE GIORNI?!!
   Se il Capo dei Capi viene qui significa che dobbiamo riorganizzare tutto il reparto. Non siamo noi semplici commessi a temerlo; la maggior parte di noi, anzi, neanche lo vedranno. Sono il Capo e il capo settore che devono mostrarsi competenti e capaci ai suoi occhi, facendoci allestire il negozio in modo impeccabile. Tutto quello che avremmo dovuto fare nel corso dell'anno ci ridurremo a farlo in questi tre giorni.
   Ah, e probabilmente i nostri superiori sanno della sua venuta da almeno un mese.
   Johnatan mi dà una pacca: - Rimbocchiamoci le maniche, oggi cominciamo a svuotare le corsie.
   In Italia.
postato da DanteHicks alle ore 14:04 | link | commenti (4)
categorie: lavoro e paradossi
lunedì, 17 novembre 2008

Spirito natalizio

   - E' Natale!
   - Non è Natale.
   - E' Natale, viva Gesù Bambino!
   - Non è Natale, Valter. Smettila!
   Il Natale. Cos'è il Natale? Lucine, regali, abeti, fiocchi, palline, panettoni, babbi. E poi ancora: traffico, pacchi, spese, file alla cassa, "Compra l'albero di plastica che quello vero spela", il regalo dell'ultimo momento alle decine di parenti che non vedi mai e che, diciamocelo, non vorresti vedere neanche in quest'occasione. Ecco, per voi Natale è tutto questo. Per me no. Per me sarà tutto questo e molto altro.
   Ripiani da sistemare ogni giorno, corsie da ridisporre, listini da aggiornare, rifornimenti in magazzino per la carta da regalo; e poi il cliente che chiede a te cosa potrebbe regalare alla moglie, quello che vuole che gli fai il pacchetto quando "Non possiamo fare pacchetti per una questione di tempi, ma le abbiamo messo a disposizione carta, forbici e scotch su quel ripiano" "Ma insomma! Ma che servizio è questo?! Fate schifo!", il cliente buono ma lento, il cliente rapido ma stronzo, il cliente con disturbi di personalità paranoide, antisociale, borderline, ossessivo-compulsivo e schizotipico tutti concentrati assieme.
   Sarà follia. Anzi, lo è già. Valter mi saltella attorno come se avesse le molle sotto le scarpe, euforico per l'imminente arrivo del 25 dicembre. Ieri non era così, domani non lo sarà di nuovo, ma oggi, inspiegabilmente, lo è.
   - E' Natale, guajò!
   - Non è Natale, Valter. Manca più di un mese.
   - Ma sì, quello è il 25 dicembre. Natale però è già mo!
   Alzo gli occhi al cielo mentre camminiamo lungo il reparto per raggiungere il corridoio-dipendenti.
   - E daje guajò, ma che non lo vedi lo spirito natalizio? Non essere cinico come a Michele, goditi questi iuòrni! Si può sciatà un'aria diversa, si vedono cose che ci stanno solo in questo periodo dell'anno. Si...
   Ci blocchiamo appena svoltato un angolo che dà su un altro reparto. Per un attimo rimaniamo disorientati, poi mettiamo a fuoco il paesaggio. Due lunghe file di abeti completamente spogli, lasciati in mezzo al niente, torreggiano tristi al posto delle due corsie presenti fino a ieri. L'anaffettiva luce dei neon proietta le loro ombre sbiadite sul linoleum, dove terriccio e aghi formano un bucherellato tappetino verde-nero.
   Mordor non sarebbe potuta essere peggiore.
   - Marò che tristezza -, Valter si porta una mano alla bocca.
   Sospiro intristito: - 'nnamosene và.
   Il Natale dovrebbe essere migliore.
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categorie: lavoro e paradossi
venerdì, 14 novembre 2008

Sta arrivando.

   - Oggi non ho proprio voglia di lavorare.
   - Marò, manc' io.
   - Valter, tu non hai mai voglia di lavorare.
   - Uè Michè, ma tu non te li fai mai i ca...
   Un'altra tipica giornata lavorativa nella vita di un commesso. Un altro giorno come tanti, con altri clienti da servire, altre ore da riempire e altri ingegnosi metodi da trovare per riempirle. Non mi lamento, sia chiaro! Nonostante tutto la vita di un commesso non è sempre monotona. Magari poco stimolante, ma l'istinto di sopravvivenza ci permette di andare avanti e riempire creativamente le nostre ore.
   E' presto, questa mattina abbiamo fatto apertura, e il Centro non è ancora gremito di clienti. Lascio Michele e Valter ai loro bisticci da sorelle zitelle e passeggio per i corridoi del reparto. Mentre cammino mi rendo conto che si respira un'aria frizzante, oggi, quasi elettrica. Sarà forse a causa del temporale che romba fuori dal Centro, distribuendo cariche elettrostatiche che si trasmettono lungo tutte le molecole di ossigeno presenti.
   ... Ok, non so di che diamine stia parlando, ma vero è che oggi c'è qualcosa di strano, qualcosa di impercettibilmente diverso, di sfuggevole. Mentre cammino con le mani in tasca lo percepisco chiaramente, ma non è nitido, non riesco a metterlo a fuoco.
   Mi fermo lungo lo snodo di quattro corsie e osservo i pochi clienti presenti. C'è qualcosa di insolito in loro. Un paio girano con un cestino riempito di cose totalmente diverse tra loro per marca e categoria: un phon, accessori per il manicure, delle pantofole, un peluche. Dal nostro reparto prendono una penna USB.
   Da un'altra parte una ragazza minuta sgambetta tra gli espositori. Come attirata magneticamente si ferma davanti ad un prodotto, lo manipola un po', gli dedica qualche occhiata tanto breve quanto intensa, e lo rimette a posto, attratta da qualcos'altro. Fa così cinque o sei volte, poi finalmente sceglie qualcosa, senza prestargli più attenzione che agli altri.
   Che succede? Cos'è tutta questa sicurezza e insieme tutta questa indecisione? Perché nessun cliente viene da me, commesso isolato fermo in mezzo al reparto, per chiedermi qualcosa?
   Una mano sulla spalla mi gela sul posto: - Ti stai chiedendo perché nessuno viene a chiederti qualcosa?
   La voce di Michele è cupa, profonda. Deglutisco, ma il "Sì" non esce dalla gola. Nel momento in cui mi ha toccato credo di aver colto qualcosa, di aver intuito la causa, ma ancora non comprendo. Ce l'ho qui, sulla punta della lingua, manca solo che si attivi l'ultimo neurone e tutto mi sarà chiaro, saprò il perché di quest'aria elettrica, quasi tesa, che aleggia su tutto il Centro. Ma qualcosa mi dice che non voglio davvero sapere la verità.
   Michele mi alita sul collo: - Sta arrivando. E questa non è altro che la quiete prima della tempesta.
   ...
   No. Oh mio Dio, no. Lo so. Adesso lo so. Come potevo coglierlo? Per me è la prima volta. Mi cedono le gambe, mi sudano le mani. Non è che non capivo: non volevo capire. La mia mente stava cercando di proteggermi, di difendermi da questa traumatica verità, di rinchiudermi lontano dalla realtà delle cose che, ormai, mi si palesa davanti, chiara e allo stesso tempo accecante come la luce del sole.
   "Sta arrivando", queste due parole vibrano minacciose nella mia testa.
   "Sta arrivando", anche se in realtà è già qui. Lo vedi, lo senti, ora lo comprendi, ora sai.
   "Sta arrivando", e nessuno può fare nulla per impedirlo.
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categorie: lavoro e paradossi
giovedì, 13 novembre 2008

Influenze negative

   Davide mi poggia una mano sulla spalla mentre finisco di battere in casa un videofonino. Gli sorrido un po' stanco, mentre imbusto l'oggetto, poi do le spalle alla cassa e stiro le braccia verso il soffitto.
   - Allora, come va Dante?
   - Uhh, ho iniziato yoga.
  - Davvero? Anch'io l'ho fatto per un po', ma poi m'è venuto a mancare il tempo.
  - E' il mio stesso problema: tra il lavoro e lo studio non so dove trovare altro tempo per vivere.
  - E come hai fatto con lo yoga?
  - Ho pagato solo il primo mese.
  Sorrido e lui mi sorride di rimando. Vorrei andare a prendere un caffè, ma c'è gente che gironzola qui intorno come uno sciame di mosche e so che non appena mi sposterò dalla cassa ci sarà bisogno di me.
   Davide si pulisce gli occhiali sulla divisa del Centro.
   - Ultimamente ti vedo parecchio stressato.
   - E' per questo che ho iniziato yoga.
   - Che turni fai? Vuoi un cambio?
   - No, grazie caro. E' solo un periodo: tremila cose da fare, poca voglia di farle. E poi la pioggia: Dio quanto odio la pioggia...
   - Per quella non posso farci niente.
   - Dici che un sacrificio al dio della pioggia potrebbe tornarci utile?
   Socchiude gli occhi: - A chi avevi pensato?
   - Al capo settore.
   - Oh beh, quello torna utile in ogni caso!
   Passiamo qualche altro minuto a ridacchiare e a parlare di niente, e mi ritrovo a pensare che mi piacerebbe conoscere meglio Davide. I suoi impegni gli hanno quasi sempre fatto declinare le nostre proposte di uscite serali e in generale non parliamo un granché, ma quelle poche volte è caldo e rassicurante, come se il mondo fosse al di fuori di una campana di vetro in cui lui ed io chiacchieriamo amabilmente.
   - Insomma, non mi starai diventando cinico come Michele?
   Touché. Sa anche cogliere cose che altri non colgono.
   - Ma sai che mi sono trovato a pormi la stessa domanda? Sarà mica colpa di questo lavoro?
   - Forse, - ammicca, - o forse questo lavoro contribuisce al periodaccio di stress e impegni che ti trovi a vivere.
   - Mi scusi -, una bella ragazza bionda con gli occhi da cerbiatta interrompe la nostra conversazione.
   - Salve signorina, come posso aiutarla?
   - Avrei bisogno di un'informazione.
   - Mi dica.
   - Ecco, vede, è che ho preso queste due penne USB, ma non so quale comprare.
   Mi gratto il mento: - Sono praticamente identiche, solo che una è da 1 giga e l'altra da 2.
   - E' proprio questo che non capisco: che differenza c'è?
   Le braccia mi cadono lungo i fianchi come se mi avessero sgonfiato le spalle. Ruoto stancamente la testa verso Davide: - No, è decisamente questo lavoro.
postato da DanteHicks alle ore 15:18 | link | commenti (3)
categorie: clienti, lavoro e paradossi
mercoledì, 12 novembre 2008

Giappi!

   Io: - Ciao Cippalippa.
   Valter: - Ciao Yamamoto.
   Io: - Ciao Toriyama.
   Valter: - Ciao Hayase.
   Io: - Ciao Tetsuya.
   Valter: - Ciao Naganori.
   Io: - Ciao Jotaro Kujo.
   Valter: - Ciao Dokojokojo.
   Io: - Ciao Mizzukunimito.
   Valter: - Ciao Kulodoro.
   Io: - Kulodoro?
   Valter: - Ahahah! Hai perso!
   Io: - ...
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categorie: dialoghi
martedì, 11 novembre 2008

DVD e pallottole (4)

   - Salve.
   Un ragazzo sui trentacinque simile a Nick Hornby mi mostra un DVD. "Pirati dei Caraibi", carino, penso. Non mi spiego però perché lo stia facendo vedere a me, che sono accucciato davanti ad un espositore per sistemarne i prodotti, anziché andare in cassa a pagarlo.
   - Voglio questo -, sottolinea in seguito al mio silenzio.
   Inarco le sopracciglia perplesso: - ...urrà.
   L'uomo aggrotta la fronte, poi allunga il collo: - E il disco?
   - Eh?
   - E' dentro?
   - Cosa?
   - Il DVD, dico, è dentro la confezione?
   Non ci credo. Ma cos'è, un'epidemia?
postato da DanteHicks alle ore 14:06 | link | commenti (3)
categorie: clienti
lunedì, 10 novembre 2008

DVD e pallottole (3)

   - Marò, quel tizio dell'altro iuòrno me voleva proprio fa' smadonna'.
   Abbozzo un sorriso compiacente. Ascoltare le lamentele dei tuoi colleghi è un'attività quotidiana piuttosto stressante a volte, ma non è possibile sottrarsi: devi sempre pensare che prima o poi, inevitabilmente, toccherà a te.
   - Ma ti pare mo che uno m'addimànna se dinto c'è 'o DVD? Cioè, ma che razza di domanda è?
   Sospiro divertito. Valter fa un gesto con la mano e accantona il discorso. Prende un paio di fogli con gli arrivi della settimana precedente e li scorre disinteressato. Oggi c'è poca gente al Centro.
   - Ha! -, esclama. - Questi qui l'ho messi a posto aiére, cù Johnatan.
   Indica una riga della tabella. Leggo distrattamente il nome del film.
   - Mentre li sistemavamo Johnatan ha visto ch'erano assai leggeri, più di un DVD normale, e ci ho detto: "Sta a vedere che qualcuno ci chiederà se dentro c'è il DVD"! Ahahah!
   Ride sguaiatamente, poi mi guarda: sorrido.
   - No...
   Annuisco.
   - No, non dirmi che...
   Annuisco due volte.
   Valter alza le braccia al cielo e si allontana: - Ma non è possibile, Gesù buono!
   Prima o poi, inevitabilmente, tocca anche a te.
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categorie: clienti, lavoro e paradossi
venerdì, 07 novembre 2008

Pazzia

   Valter: - Maledetto! Maledetto! Maledetto!
   Io: - ...
   Valter: - Uff...
   Io: - Finito di giocare con la bambolina vudù?
   Valter: - Maledetto! ...ecco, mo aggio fernito.
   Io: - Bene. Ti sei scaricato? Aiuta molto, vero?
   Valter: - Eh sì, 'na vera goduria!
   Io: - Eheheh!
   Valter: - Senti un po', ho bisogno d'una mano pe' fa' una cosa.
   Io: - Di che si tratta?
   Valter: - Un progetto ch' ho in testa, una cosa davvero particolare.
   Io: - Ho un po' paura quando te ne esci con certe affermazioni. Di solito si tratta di incredibili str...
   Valter: - Ma no! Ascolta ammè, è una cosa bella. Però mi serve addavvero il tuo aiuto, che da solo non ce la posso fa.
   Io: - Ok, va bene, d'accordo.
   Valter: - Ci stai allora eh?
   Io: - Sì.
   Valter: - Sicuro eh?
   Io: - Dai, dimmi tutto.
   Valter: - No.
   Io: - ... Eh? Ehi, ma... Valter! Ma dove vai? Ma cos'è che mi dovevi dire?! Valter! VALTER!
   Sara: - Ehilà!
   Io: - ...
   Sara: - Che c'è?
   Io: - E' pazzo.
   Sara: - Chi?
   Io: - Valter.
   Sara: - Non mi dirai che l'hai capito solo ora?
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categorie: dialoghi
giovedì, 06 novembre 2008

DVD e pallottole (2)

   - Ma ne è sicuro?
   - Sì, statte cuièto.
   Sollevo lo sguardo quel po' che basta per vedere Valter passarmi davanti, seguito da un cliente sulla quarantina. Poi riprendo in mano i miei fogli e cerco di far quadrare i conti.
   Oggi mi sono portato dietro le carte delle mie ultime spese: c'è qualcosa che non va. Faccio e rifaccio tutti i calcoli da ieri sera, ma alla fine non mi tornano ventitre euro e diciannove centesimi. Ok, sono solo ventitre euro e diciannove centesimi, ma è una questione di principio!
   - Mi scusi, dove posso trovare degli astucci per cellulari?
   Alzo gli occhi, tento di capire cosa intenda questa ragazza per "astucci per cellulari", e poi le indico una corsia più avanti. In effetti non li ho mai chiamati "astucci per cellulari", credo di averli sempre chiamati "cosi".
   Valter passa di nuovo davanti al bancone, nel senso opposto. Il signore è ancora dietro di lui.
   - Ma ne è proprio sicuro? Perché qui non c'è scritto niente.
   - Ma sì ch'è dentro, scusi, sennò che vénniamo?
   Lo seguo per un po' con uno sguardo interrogativo, poi alzo le spalle e torno ai miei conti.
   La fregatura è che se mancano ventitre euro e diciannove centesimi oggi potrebbero mancarne altrettanti domani, e prima o poi mi troverò con i conti pesantemente sballati. Colpa mia, comunque: non solo ho la pretesa di tenerli su un quaderno anziché su un foglio Excel, ma mi rifiuto persino di usare la calcolatrice! Mi sono fissato che instupidisce e che abbiamo perso la capacità di fare i conti a mente. E il fatto che non mi tornino questi maledetti ventitre euro ne è la prova.
   Di nuovo Valter e la sua ombra.
   - Guardi che se non c'è glielo riporto...
   - OH MAMMA, MA E' INCREDIBILE! - Valter alza le mani al cielo. - 'STO QUI E' DIECI MINUTI CHE MI PERSEGUITA PER SAPERE SE NELLA CUSTODIA DEL DVD C'E' O NON C'E' IL FILM! MA CHE DEVO FA' IO?!
   Il signore si blocca, visibilmente sorpreso. Valter gli sbuffa addosso e colma lo spazio tra sé e lui allungando le braccia con le mani aperte: - Via! Sciò! Basta cusì! Acapito?! E maronna...
   Se ne va mormorando anatemi in napoletano. Il signore resta spiazzato un attimo o due, poi si gira verso di me in silenzio.
   - Beh, però anche lei... -, lo ammonisco con un mezzo sorriso.
   Mi osserva un attimo, pensoso. Poi allunga il collo: - Ma è sicuro che c'è?
   - Oè! Non ci provi eh!
   Me ne vado prima che possa tediare anche me, ma faccio in tempo a sentire le sue ultime parole: - Guardi che se non c'è glielo riporto eh!
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categorie: clienti
mercoledì, 05 novembre 2008

Vudù

   - Dov'è la bambola?
   - Che?
   - La bambola, Johnatan, la bambola vudù!
   Johnatan fa un cenno con la testa in segno d'intesa, poi infila la mano sotto un ripiano del bancone. Il fantoccio di pezza si presenta con un corpo obeso e deforme, preso in prestito da qualche vecchio peluche spelucchiato a cui manca la gamba sinistra; come sostituta c'è stata spillata sopra quella di un altro pupazzo, esageratamente più grande. La testa, infine, è un pezzo di stoffa rosata riempito di polistirolo sbriciolato e cucito sul corpo, su cui sono stati malamente disegnati gli occhi e la bocca.
   La bambola vudù del cliente.
   Sfilo l'enorme spillone da balia che gli attraversa l'addome e comincio ad infierire violentemente sulla gamba "artificiale": non voglio fargli troppo male, voglio solo che soffra.
   - Questo... è... per... i... venti... minuti... di... spiegazione... e... le... tre... repliche... su... come... funziona... un... dannatissimo... telecomando!!!
   Johnatan osserva la scena senza scomporsi.
   - Brutta giornata eh?
   Alzo gli occhi dal feticcio per un istante: - Non sai quanto.
   E ricomincio il massacro.
postato da DanteHicks alle ore 17:05 | link | commenti (4)
categorie: lavoro e paradossi
martedì, 04 novembre 2008

DVD e pallottole (1)

   - Non posso crederci ancora. Chissà cosa spinge la gente a tanto.
   - Ho sentito che c'erano persone davanti al negozio dalle 4 del mattino.
   - Marò...
   La cavalcata delle Valchirie, la lunga marcia, l'alba dei morti viventi... l'abbiamo chiamata in centinaia di modi e continua ad essere principale oggetto di discussione di queste piovose giornate autunnali.
   Il Centro è illuminato dall'asettica luce dei neon, ma è come se le tinte grigio chiaro del cielo fossero qui con noi. I clienti parlano meno tra di loro, si soffermano di più sulle vetrine, tolgono la suoneria al cellulare. E' una calma nostalgica quella che accarezza il reparto, e presto mi lascio distrarre e smetto di ascoltare Sara e Valter, ipnotizzato dal rilassante brusio del reparto.
   - Mi scusi!!
   I bei momenti non durano mai.
   Come svegliato bruscamente da un bel sogno impiego qualche istante prima di mettere a fuoco il volto rugoso dell'anziano qui davanti. Ha un DVD in mano e so già che saranno guai: i vecchi non vanno mai d'accordo con la tecnologia.
   - Mi dica.
   - Mi avete venduto un CD fallato!
   Fallato?
   - Come?
   - Non va! Non va! Le dico che non va!
   Porto una mano alle tempie, stringendole duramente tra pollice e dito medio con gli occhi chiusi.
   - Ok, ok, d'accordo, mi faccia capire: qual è il problema? Il DVD non parte?
   - Parte! Ma ci sono due film e io riesco a vederne solamente uno.
   - Va bene, dia qui e vediamo cosa possiamo fare.
   Lentamente ci dirigiamo verso un televisore. Sento l'alito rabbioso del signore sul collo, ma non ho alcuna voglia di mettermi fretta stamani.
   Inserisco il DVD nel lettore, prendo il telecomando e lo faccio partire. Il primo film comincia senza problemi, un filmaccio all'italiana peraltro: mi chiedo perché mai la gente debba vedere questa roba.
   - Ma sì, ma sì, questo va, lo sapevo anch'io! Ma non c'è l'altro film, vede?!
   Schiaccio "Menù" sul telecomando e il signore trasalisce d'improvviso: non se l'aspettava. La schermata principale ci illumina il volto, chiedendoci quale dei due film vogliamo vedere.
   - Ma... come ha fatto?
   Gesù, perché i nipoti continuano a regalare lettori DVD ai propri nonni? Non sarebbe meglio un grammofono? Un libro di carta? Una stufa a legna? Secondo me apprezzerebbero di più.
   - ...sto diventando come Michele.
   - Cosa?
   - Niente, niente. Guardi, deve fare così. Vede questo tasto? E' il tasto del menù.
   - Aspetti, io non ho mica questo telecomando!
   Santi numi: - Non si preoccupi, su ogni telecomando c'è un tasto con su scritto "Menù".
   - Ne è sicuro?
   - ...
   - No perché sa, è un modello un po' vecchio.
   - Ne sono sicuro.
   Non mi crede, ma annuisce.
   - Dunque, quando ha schiacciato "Menù" le comparirà la schermata che vede adesso. Con questi pulsanti (sì, su ogni telecomando ci sono pulsanti con le frecce) potrà scegliere quale film guardare. Poi preme "Play" e il film comincia. Tutto chiaro?
   - Sì, sì.
   Il signore prende il telecomando e lo osserva come fosse un manufatto Inca con su incise delle formule in un'arcana lingua. Attendo qualche istante, ma quello non fiata. Allora, cautamente, tolgo il DVD dal lettore, non prima di aver lanciato un'altra occhiata all'uomo. Lo infilo nella custodia e glielo consegno.
   Quello mi guarda sorpreso: - Aspetti! Volevo chiederle se poteva rispiegarmi una cosa!
   - Lo sapevo!!!
   Si spaventa, si guarda intorno spaurito.
   Sospiro e sbuffo: - Avanti, mi dia il disco. Vediamo cos'è che non ha capito...
postato da DanteHicks alle ore 16:01 | link | commenti (2)
categorie: clienti
lunedì, 03 novembre 2008

L'alba dei morti viventi



   Guardo il video sconcertato. Valter, accanto a me, non parla, non fiata, non emette alcun rumore. Sara, al suo fianco, si porta una mano alla bocca. Ce ne sono un'altra mezza dozzina: li guardiamo tutti.
   - Minchia... - Sara ed io ci accodiamo silenziosamente al commento di Valter. - Ma addavero è andata cusì?
   Annuisco lentamente con la testa.
   Valter rimanda indietro il video, lo vediamo un'altra volta in uno stato di mutismo elettivo. Poi si allontana: - Vado a ricacciare fuori il kalashnikov.
   Serviranno molte munizioni.
postato da DanteHicks alle ore 19:48 | link | commenti (4)
categorie: clienti