Eccomi! Eccomi! Sono in ritardissimo, lo so, e mi scuso con tutti. Giornata piena, prima per questioni di lavoro/studio, poi per preparare valigia e annessi per la mia partenza di domani. Eh sì, come "anticipato" da domani a domenica me ne vado fuori, precisamente al Lucca Comics (come spettatore ovviamente). Dato che quest'estate è stata piuttosto avara di vacanze vedo di rimediare adesso, smangiucchiando fette di riposo un po' qui e un po' lì.
Dunque vi saluto con il post di fine mese, quello sulle parole chiave (ce ne sono di spettacolari questa volta: mi domando come diamine facciano certi utenti a finire qui con queste ricerche!) e, per chi vuole, ci leggiamo lunedì.
Un abbraccio a tutti,
Dante
10) Gesù un commesso
J.C. uno di noi.
9) Bontà divina
Cos'è? L'avrete mica scambiato per un blog a sfondo religioso?
8) Il dono delle lingue
...comincio a preoccuparmi eh.
7) Ragazze libidinose
Ahh, meno male. E' tranquillizzante avere un punto fermo. Peraltro da "donne" siamo passati a "ragazze": il cerchio si stringe...
6) Chi è l'inventario?
In che senso "chi è"?
5) Cosa piace fare ad un ragazzo
V.M. 18
4) Cosa ti piace
Proprio non riesco a immaginare cosa stesse cercando l'utente che ha scritto questo sul motore di ricerca.
3) Come si allacciano i ragazzi italiani le Converse All Stars
Eh?! Cosa?! Perché, come se le allacciano, i ragazzi italiani, le Converse All Stars?! C'è qualcosa che non so o mi state coglionando? E soprattutto: perché diamine è uscito questo blog!
2) Codice segreto pugno infernale di Hulk
EH?!!
1) Facendo palestra viene la diarrea
Io l'ho sempre detto.
Io: - Ehi caro!
Michele: - Ciao Dante.
Io: - Devo chiederti un favore.
Michele: - Dimmi.
Io: - Come sai, da giovedì a domenica non ci sarò...
Michele: - Ah, non avevo capito che il favore me lo avresti fatto tu.
Io: - ...
- Come sta Pino?
Sara finisce di passarmi dei modem da sistemare e mi guarda seria. Michele alza le spalle: - Non sta certo peggio di noi.
- Che vuoi dire?
Scendo dalla scala, mentre gli altri imbracciano gli scatoloni e si dirigono con me al magazzino. La faccenda di Pino si muove lentamente, anche se le voci fanno pensare ad un buon esito. Non abbiamo ancora capito se la tizia abbia sporto o meno denuncia, ma pare che non ci saranno conseguenze evidenti.
- Voglio dire che avete montato su un can-can che non finisce più, quando era matematico che non gli sarebbe successo niente.
In silenzio buttiamo gli scatoloni in un angolo, poi torniamo in reparto. Sara non ama il freddo cinismo di Michele.
- Magari non è poi così matematico. Se...
- Se il Centro desse ragione ad ogni pazzo furioso che vuole intentare una causa contro di noi, beh, saremmo tutti a spasso da un pezzo.
Michele guarda fisso avanti a sé. Sara anche. Io non oso aprire bocca. In questi giorni la storia di Pino è stata oggetto di molte discussioni e di moltissime chiacchiere. Lo spauracchio di una causa è scivolato nel reparto come un mostro sotto al letto: Michele avrà pure ragione, ma finora non si era mai sentito di un cliente pronto a sporre denuncia contro uno di noi. Nessuno lo ammette esplicitamente, ma tutti se lo chiedono: "E se capitasse a me?".
Inoltre, Pino pare ancora più emarginato di prima. Valter, Sara, Davide, io e persino Michele cerchiamo di tirarlo su, di assicurargli che andrà tutto bene, ma il punto non sembra essere quello e nel reparto si respira comunque una strana aria. A volte ho persino l'impressione che gli stessi clienti lo evitino, come se sopra di lui ci fosse un cartello con su scritto: "Attenzione! Non fidatevi di quest'uomo!".
Michele si separa da noi con un saluto e un arrivederci a domani, Sara ed io ne abbiamo ancora per un po'.
- Non lo sopporto quando dice certe cose.
Sospiro: - Michele è fatto così. E' il suo modo per dire che Pino non corre alcun rischio.
- Ma non c'è solo quello! A me preoccupa soprattutto come sta lui. A te non importa, scusa?
Vorrei dire che mi importa moltissimo, che sono stato sempre lì a consolarlo, che ho cercato di farlo parlare (e che poi ho vinto una medaglia al valore per questo), che gli sono stato accanto. Ma mi riesce solo di dire: - Sì.
- A volte mi chiedo se per cinquecento euro al mese valga la pena lavorare in queste condizioni.
Io me lo chiedo spesso.
- Salve.
- Buongiorno, dica pure.
- Sto cercando un film. L'ho visto proiettato in un altro vostro negozio (non so se a Bologna o a Milano). Non ricordo il titolo, ma ricordo bene che lo proiettavano su un televisore del reparto.
- ...
- ...
- Vi odio.
- Come?
E me ne vado.
Pino è sempre stato taciturno, schivo, eccentrico, inquietante... stranuccio, insomma. Non abbiamo mai avuto grandi dialoghi personali (forse non li abbiamo mai avuti e basta), ma il giorno dopo non posso evitare di pensare a lui e di chiedermi come sta.
Decido d'impegnare la pausa caffè con qualche chiacchiera.
- Ehi Pino.
Mugugna un "ciao" com'è solito fare.
- Allora, come va?
Fa spallucce.
- Ho saputo della denuncia.
Abbassa la testa.
- Dai, vedrai che andrà bene. Non hai nulla da tem...
- Ma io glie l'ho chiesto eh! -, sbotta.
- Ehm, sì. Chiesto cosa? E a chi?
- Gliel'ho chiesto, alla signora, se potevo formattare!
Sorrido: - Ohh, quello! Certo! Ma guarda che qui ti crediamo tutt...
- Che devo fare? Cioè, se quella fa così, io che devo fare? Gliel'ho chiesto, mica è colpa mia se si inventa le cose, no?
- Err, no, certo che n...
- Insomma, Dante -, sa come mi chiamo!, - io sono sempre qui, in silenzio. Mica sono stupido, però. Lo so che voi parlate di me, magari dite "Quanto è strano Pino", ma a me non m'interessa. Cioè, se io vengo qui è solo per lavorare, per prendere lo stipendio. Lo so che non parlo mai, ma... se sono fatto così che ci posso fare, giusto?
Comincio a non seguirlo più, ma annuisco.
- La gente pensa che io, solo perché sto zitto, sono stupido. Io mica sono stupido! Non sarò una cima, ma non sono stupido. Lo so fare il mio lavoro. Ci ho messo un po' per imparare certe cose, queste cose di computer. Ok, non sono bravissimo, ma le cose da fare le so. E allora cosa vuole, quella, che adesso chiama e dice "Lui il format non me l'ha chiesto"? Ma come no! Io te l'ho chiesto, ti ho telefonato, te l'ho pure detto due volte per sicurezza! Faccio sempre così, eh!
Non lo so se è una mia impressione o se è un effetto della luce, ma gli occhi di Pino mi sembrano leggermente lucidi. Io mi sento completamente impotente, imbarazzato e senza la più vaga idea di cosa fare. Continuo ad annuire come un idiota.
- E mo quella, solo perché... non lo so neanch'io perché, prende, chiama, e mi denuncia. Mi denuncia! A me? Ma perché, scusa? Ma che t'ho fatto io? Perché ce l'hai con me? Io non t'ho fatto niente, non c'entro niente. Io te l'ho chiesto del format, te l'ho chiesto! Non è giusto che arrivi e fai così. Perché? Io non ti ho fatto niente, scusa, perché allora te la devi prendere con me, come se fosse colpa mia? Non ci si comporta così. Io sono onesto, sono un onesto lavoratore. Hai sbagliato tu, però prendi e denunci me, dai la colpa a me. E cosa penseranno tutti i miei colleghi e i miei amici? Che gli devo dire alla mia famiglia, a mia madre? Magari manco mi credono. Io non so nemmeno se mi credete voi, se mi credete davvero o lo fate solo perché...
Fa un gesto con la mano. Dovrei dire "Pino qui ti crediamo tutti, fidati, ti prego. Non c'è nessuno che metta in dubbio la tua innocenza", ma non mi esce, non riesco a dire niente.
- Che devo fare io, adesso, d'ora in poi? Che faccio, Dante? Non devo più lavorare perché sennò la gente mi denuncia? Mi tratta male? E come faccio? Mica posso smettere di lavorare, eh. ... Non lo so. Poi uno ha paura a fare le cose, così. Ti passa la voglia, ti passa la fantasia, non vuoi più fare niente perché sennò... Non è giusto. Non è giusto così.
E si ferma.
Mi sento come se un torrente in piena avesse straripato su di me, facendomi quasi affogare. Pino mi guarda ancora un po', fisso negli occhi, poi devia lo sguardo verso il pavimento. Tento di dire qualcosa, ma è come se non avessi fiato. Rimango così qualche secondo, poi faccio un profondo respiro e gli batto la mano sulla spalla.
- Mi dispiace caro. Dai, vedrai che andrà tutto a posto.
E' la seconda volta che mi sento incapace di consolarlo come dovrei.
Diciamocelo: il lavoro da commesso non è giudicato di gran valore. Bassa crescita, poca fatica, zero responsabilità. Un lavoro che potrebbe essere fatto da chiunque, dicono gli altri; un lavoro come tanti, diciamo noi. Tuttavia "starne fuori è più facile che starci dentro", come sosteneva un noto rapper, e stare dentro i panni sgualciti da commesso è tutt'altra cosa che dipingergli addosso.
Per esempio: "poca fatica". I clienti sono abituati a pensare che il commesso sia "quello che risponde alle nostre domande", mentre noi viviamo il fatto che il commesso è "quello che risponde alle loro domande, che mette a posto i nuovi arrivi, che si occupa degli ordini, che fa l'inventario...". Se poi tutto questo lo condiamo con la follia dei clienti, qualcuno non avrebbe torto a suggerire la medaglia al valore per i commessi più diligenti.
Continuiamo con l'esempio: "zero responsabilità".
Entro nel corridoio dipendenti con una pila di DVD nuovi. Alessio, il sindacalista, Pierpaolo, il responsabile "risorse umane", e Davide interrompono la loro chiacchierata.
Mi hanno scoperto.
- Ehm... Li ho pagati eh. - Dì qualcosa di meglio, dì qualcosa di meglio! - Cioè, non è che li ho rubati -, Gesù...
Inclinano le teste e socchiudono gli occhi.
- No, insomma, non ruberei mai niente. Non sono il tipo che... Ho lo scontrino!
- Dante, ma chi se ne frega!
- No è che, insomma, so che non dovrei comprarli mentre sto ancora lavorando, è che avevo quasi finito e andavo di fretta (ho dei parenti a pranzo) (parenti che poi non sopporto) e allora... Di cos'è che stavate parlando?
Alessio butta giù il bicchierino di caffè: - Pino.
- Pino?
Pino è particolare, lo sappiamo, ma è innocuo, e vedere i Super Amici riuniti a parlare di lui fa un po' strano.
- Una signora lo vuole denunciare.
Le imputazioni scorrono nella mia testa come immagini di film: violenza sessuale, abuso su minori, molestie, stalking... Oddio, stalking! Avrà letto le e-mail della signora e sarà stato tanto stupido da farsi beccare?!
- Ha formattato un PC senza chiedere il permesso -, aggiunge Davide.
- Ah. - Mi riprendo un attimo: - No, dai? Ma è sempre così meticoloso. Ok, è un po' eccentrico, ma Michele gli ha insegnato bene il modus operandi e Pino è un po'... come dire...
- Ossessivo? -, completa Pierpaolo.
- Già.
- Infatti dice di averlo chiesto il permesso (e noi gli crediamo), ma una volta tornata a casa la signora ci ha telefonato urlando che lo avrebbe denunciato perché le ha polverizzato mesi di lavoro.
- E ovviamente non c'è modo di dimostrare la sua non colpevolezza... -, chiedo.
- Ovviamente no... -, sospira Davide. - Stavamo giusto parlando della cosa. Alessio mi spiegava che il Centro dovrebbe poter affrontare il tutto senza problemi, ma Pino si sente un po' sotto pressione.
Rifletto ad alta voce: - E il capo settore non è tra voi...
- ...perché è un gran rompicoglioni e non fa che peggiorare la situazione, sì.
Concludiamo con una generale alzata di spalle e lunghi sospiri. Crediamo tutti che Pino non abbia colpe, ma posso immaginare come debba sentirsi una persona sulla cui testa penda una denuncia. Se dalla prossima settimana cominceremo a chiedere permessi scritti per qualunque operazione, saprete il perché.
DRIIIIIIIN.
Dannato telefono.
DRIIIIIIIN.
- Pronto?
- Salve, volevo chiedervi se avete "Il richiamo della foresta" in DVD.
- "Il richiamo della foresta" in DVD. Controllo subito e le dico.
Appoggio la cornetta e scivolo verso il PC. Con estrema disinvoltura Valter mi passa accanto, prende la cornetta e ulula un asmatico "Uuuuuuuhhhh!!!".
Lo guardo sbigottito mentre si allontana tranquillamente dandomi le spalle. Dopo qualche secondo mi riprendo, raggiungo il telefono, balbetto un imbarazzato "Mi spiace, non ne abbiamo più" e attacco.
Mai abbassare la guardia.
Io: - Ciao ragazzi.
Valter: - Uei guajò, che faccia!
Sara: - Ciao Dante! E' vero, pare che non hai dormito!
Michele: - Cos'è successo? T'è morto il gatto? Eheheh.
Io: - Veramente se n'è andata una nonna a cui ero molto, molto legato.
Valter: - ...
Sara: - ...
Michele: - ...
Io: - ...
Valter: - Viè qua caro, facciamoci nu caffè.
Sara: - Come stai? Se hai voglia chiacchieriamo un po', ok?
Michele: - Scusa Dante, mi dispiace molto.
Io: - Grazie ragazzi, grazie davvero.
*ne approfitto per ringraziare anche tutti i lettori che mi hanno espresso la loro vicinanza in questi giorni. Come ha detto qualcuno, è strano condividere certe cose con persone che non hai mai visto. Non avevo voglia di scrivere e mi è venuto spontaneo di spiegarvi il perché.
Il post di oggi è forse il più romanzato di tutti, volendo essere più che altro un ringraziamento per tutti coloro che mi sono stati vicini (con gli abbracci, con le parole e coi pensieri) in questi giorni.
Grazie a tutti e a domani.

Penso che sia parte della vita, una parte inscindibile, spesso un modo migliore di esserci. Ma è certo che rimane il dolore, il momento in cui vuoi dire poco anche se hai dentro tanto.
Il blog si prende qualche giorno di riposo. Per chi vuole, ci leggiamo lunedì.
Dante
La porta del corridoio-dipendenti si apre prima che io possa arrivare alla maniglia. Johnatan entra ridacchiando, mi fa l'occhiolino e prosegue. Non capisco, ma ricambio il saluto ed entro in reparto.
Mi guardo un po' attorno e faccio mente locale delle cose da fare. Oggi dovrebbe essere una giornata tranquilla, salvo imprevisti.
Mentre appunto mentalmente di vedere il prezzo per le batterie del mio Nokia, l'occhio mi cade su un foglio appeso ad una colonna. Mi cristallizzo sul posto, poi mi avvicino adagio. Lo leggo. Lo rileggo. Lo stacco.
Valter e Sara ridono dietro il bancone. Gli piazzo il foglio davanti. Ridono ancora più forte.
- Lo sapevo, l'avete scritto voi.
Alzo gli occhi e me ne vado ridendo anch'io, notando che l'intero reparto è tappezzato da fogli con su scritto: "Salva la categoria commesso dalla categoria cliente: adotta un commesso!!!".
Davide non ce la farà passare liscia.
Il telefono squilla impazientemente. Ho davanti la tabella con i turni della prossima settimana, semivuota e piena di cancellature. Davide mi ha chiesto se volevo occuparmente ed io ho accettato subito: non ne ho mai avuto l'occasione e ho sempre voluto provarci... fino ad ora! Non credevo fosse così difficile organizzare una decina di persone. Il problema principale è che appena il reparto sa che ti occupi dei turni, tutti i colleghi si gettano su di te scongiurandoti favori. Insomma, un bel casino, e questo dannato telefono non la smette di squillare!
- Pronto?!
- Pronto, buongiorno, è il Centro?
- Sì?
- Devo mandare un fax all'Ufficio Informazioni, mi può dire il numero?
- Guardi, in tutta onestà non credo di averlo mai saputo.
- Facciamo così: io glielo leggo e lei mi dice se è quello giusto. Allora: 06...
- Aspè!... Aspetti! Ma le ho detto che non lo conosco, cosa me lo legge a fare?!
- ...
- ...
- Ah, allora mi sa che chiamo direttamente l'Ufficio Informazioni.
- Ecco sì, forse è meg... Ehi, ma se aveva già il numero dell'Ufficio Informazioni perché ha chiamato qui?
tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu...
Aggangio il telefono stordito. Sara sbuca da un angolo tutta sorridente: - Ehilà! Ho saputo che questa settimana li fai tu i turni!
- Sparisci.
- Sparisco! -, sorride.
Formattiamo gli ultimi tre minuti di vita dalla memoria e rimettiamoci al lavoro.
* Olè! La stanza è stata dipinta, ora manca solo di arredarla! Ma intanto posso tornare a pubblicare con regolarità :) Per chi vuole ci leggiamo domani!
Appendo il gilè nell'armadietto. La serratura scatta con un clank arrugginito; devo chiedere di farla aggiust... sì, certo. Valter e Michele mi salutano, io rispondo con un cenno e uno stanco "A domani". Apro la borsa, accendo il cellulare - un sms -, prendo le chiavi della macchina e finalmente esco.
Sul G.R.A. il traffico delle 14 è pigro, ma non immobile; riesco a mettere persino la terza. Intanto Morrissey canta alla radio una canzone che non conosco.
Nei momenti di noia penso alla giornata di oggi: faticosa. Una mattinata pesante, grigia, con molti clienti e molto lavoro arretrato da portare assolutamente a termine. Non ho avuto un attimo di tregua, un attimo per prendere fiato o bere un caffè: è stata una maratona. Come nelle migliori coincidenze, mancavano due persone e Valter, Michele, Davide ed io abbiamo dovuto fare tutto da soli. Quando il capo settore, uscendo fischiettando dal suo ufficio, ha visto quattro poveri cristiani andare avanti e indietro per il reparto, ha pensato bene di fare dietrofront e non farsi più vedere.
Lascio la macchina sul viale e salgo la stradina fino al portone. Tiro fuori le chiavi, apro, e gli ultimi venti gradini mi portano finalmente a casa. Getto le chiavi nel cestello, poso per terra la borsa, mi tolgo le scarpe mentre cammino, apro il giacchetto lentamente. Ho solo voglia di buttarmi dieci minuti sul letto. Dieci minuti, e poi pranz...
- Ah, Dante! Giusto in tempo!
- Ciao pà. In tempo per cos...?
Nella mia stanza è esplosa una granata. La scrivania è al centro, i letto è inclinato, la libreria è semivuota, l'armadio è coperto da uno spesso telo di plastica. Una mezza dozzina di scatoloni giacciono a terra colmi di tutta la mia vita e accanto a loro secchi, pennelli, raschietti e attrezzi vari dominano il pavimento.
- Oggi dobbiamo rifare la tua stanza no? Ho pensato di portarmi avanti mentre eri a lavoro. Forza, su! Vatti a cambiare e dammi una mano: pitturiamo la parete dietro l'armadio prima che pranzi.
...
Dio, non potevi semplicemente uccidermi?
E' giunto il tempo di mettere mano ai pennelli e ridipingere la mia camera, facendo spazio a un po' di nuovi mobili. Il tempo, ahimè, è quel che è, così non so nei prossimi giorni quanto riuscirò a scrivere: spero di non saltare troppi appuntamenti. Se qualcuno volesse darmi una mano... c'è sempre un pennello in più!
Un abbraccio,
Dante
- Salve.
Sara sorride come al solito: - Buongiorno signore, dica pure.
Il lavoro da commesso di un grande centro commerciale azzera quasi totalmente le differenze tra maschi e femmine. Al di là delle differenze individuali, il cliente medio non è più o meno gentile con un dipendente a seconda del sesso; in modo complementare, commessi e commesse trattano i diversi clienti alla stessa stregua. Sarà che loro vogliono semplicemente che li si sappia aiutare, e noi vogliamo semplicemente toglierci dalle scatole. E' un po' cinico, ma solo a partire dal decimo cliente della giornata.
Mentre mi perdo in queste riflessioni Sara continua a chiacchierare amabilmente col signore.
- Guardi, mi spiace tanto, purtroppo sono finiti.
- Accidenti... Ma sul volantino c'è scritto che l'offerta dura ancora quattro giorni.
Ridacchia: - Lo sa com'è: appena c'è un'offerta tutti si precipitano come avvoltoi!
Il signore ricambia: - Eh già, avrei dovuto essere un po' avvoltoio anch'io! Ma lei che dice, prima che finisca l'offerta tornano?
Sara si volta, ma prima che io possa dire alcunché fa cenno di sì: - Certo! Giusto Dante?
- Eh, uhm, ma...
Il signore non mi bada: - Oh bene! Ma ne è sicura?
Stavolta do una bottarella col piede a Sara. Ancora una volta mi guarda continuando a parlare al tipo: - Ma sì, non si preoccupi. Certo, non so dirle quando...
Sollevato l'uomo risponde affabile: - Ma sì, ma sì, lo immagino. Vorrà dire che verrò ogni giorno, tanto abito qui dietro.
Mi copro gli occhi con la mano mentre quello se ne va.
- Che c'è? -, sorride Sara.
- Hai sbagliato a dirgli che torneranno.
- Perché? Non tornano? Ma se lo sapevi perché non me l'hai detto?
- Non lo so, se tornano. Non se tornano prima della fine dell'offerta, come tu gli hai promesso.
Sara impallidisce: - Ah, ma mancano ancora diversi giorni e...
- Ascolta, a prescindere da qualunque condizione favorevole non devi mai, mai, MAI dire che un prodotto in offerta tornerà di certo. Come credi che reagirà il signore in caso contrario?
- Beh, è stato molto gentile, di sicuro capirà.
Sorrido beffardamente: - Povera illusa. Non conosci la vera natura dei clienti.
- Non la stai facendo un po' tragica?
- Sì. Mi riesce bene no? - Non risponde. - Forse ci vorrebbe una musichetta drammatica sotto...
Michele: - Uff...
Io: - Ehi, oggi non fai altro che sbuffare. Tutto ok?
Michele: - No, sono triste.
Io: - Oh... Perché sei triste?
Michele: - Mi pare ovvio: sono qui a parlare con te anziché stare in giro con una bella ragazza.
Io: - ...
Michele: - ...
Io: - Sai farti odiare, lo sai?
Michele: - Sì, ma questa conversazione mi ha tirato su di morale! Allora... che si fa?!
UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE.
Entro in reparto dall'ingresso clienti: è il mio giorno libero, ma il destino vuole che la scheda SD della mia fotocamera digitale si sia danneggiata ("Ma sì guajò, la puoi levà dal PC anche senza cliccà su 'rimozione sicura dell'hardware': fidati!", le ultime parole famose di Valer) e che questo sia il negozio più vicino dove poterne comprare una nuova.
UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE.
Al bancone non c'è nessuno, così vado direttamente nell'area con schede di memoria e camere digitali. La trovo quasi subito, ma ci metto un po' per decidere se prenderla da 2 o da 4 giga. Facciamo 4, e crepi l'avarizia!
In quel momento passa Mario.
UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE.
- Ciao caro.
- Uh? Oh, ciao Dante! Visto che ci siamo incrociati, se non è troppo disturbo posso chiederti un favorone? Potresti aiutarmi con delle stampanti? Ho un problema coi numeri di serie.
Mi guardo dai piedi in su: - Mario, non sono in servio. E' il mio giorno libero.
- Oh. - Si sorprende come un bambino. - Ah, allora scusa! Scappo, che ho davvero bisogno di qualcuno che mi aiuti. Scusa ancora eh! Ciao!
- Aspetta! Ma cos'è quest...
Andato.
UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE.
Quando torno al bancone c'è Sara che lavora al PC. Sorride beffarda, prendendosi gioco di me perché: - Sì, lo so, è il mio giorno libero e sono qui. Pago questa e me ne vado.
- Ciao Dante! E' sempre un piacere vederti!
- Ed è un piacere vedere te viva. Quindi se non vuoi che da oggi cominciamo a vederti morta, batti il prezzo e fammene andare.
Sorride ciancicando una gomma e passa la pistola-lettore sul codice a barre.
UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE.
- 26 euro e 99 centesimi.
- Tieni. - Prendo la scheda e la metto in tasca. - Ah, Sara...
- Sì?
- Mi spieghi come mai c'è questo casino?
- Quale?
UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE.
- Questo.
- Ah! Qualche cliente deve avere aperto una porta di sicurezza.
- Sì, so da cosa è dovuto, ma perché nessuno del reparto l'ha chiusa?
- Boh.
La guardo qualche altro istante, lei capisce e fa spallucce sorridendo.
- E da quant'è che va avanti così?
- Dieci minuti buoni.
Sospiro: - Va beh, buona giornata Sara.
- Buona giornata Dante.
UEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE.
A volte non capisco perché mi cimenti in battaglie impossibili, dove qualora vincessi mi ritroverei con in mano un pugno di mosche. Si vede che mi piace lo scontro, l'azione, la suspance, il pericolo, l'adrenalina, il batticuore! ...o forse non ho semplicemente niente di stimolante da fare per tutto l'arco della giornata lavorativa.
Mentre controllo se qualche altro amico delle elementari mi ha aggiunto su Facebook, si accosta un signore con un DVD in mano.
- Scusi, di questo avete solo questo? -, mi fa serio.
Lo guardo un po' confuso: - Eh?
Agita la confezione come una saliera, forse perché vede la mia testa come una zucca: - Gli altri, ce li avete?
Mi raddrizzo, mi stiro il gilet con le mani e prendo un bel respiro. Contestualizzare la domanda: il signore mi sta chiedendo se ho altri di quei DVD. Vuole due copie dello stesso film? Do un'occhiata al titolo: "Eragon".
- Vuole un altro DVD di "Eragon"?
- Ma no! -, mi fa stizzito - Sto cercando il seguito.
Aaah, ora è chiaro!
- Non c'è -, sorrido.
- Non ce l'avete?
- No, ho detto che non c'è, non è ancora uscito. Anzi, non l'hanno proprio girato, il seguito.
Il signore trasalisce come se l'avessero ingiuriato pubblicamente: - Ma cosa dice, non è possibile!
Rispondo con un caldo sorriso: - Sì, glielo assicuro. E' uscito adesso il terzo libro, ma il film non...
- Ma non è vero! Si sbaglia!
- Guardi, ne sono certo. Non è...
- Ma io c'ho gli altri!
Corrugo la fronte: - Come?
- C'ho gli altri! A casa c'ho tutti gli altri.
- Guardi, credo proprio che si stia confondendo con qualcos'altro.
- Mi sta dando del rimbecillito?
- Non mi permetterei mai...
- Guardi che io lo so di che parlo!
- Sicuro, ma può capitare a tutti di sbagliare. Magari lei cercava Harry Potter? O Il Signore Degli Anelli?
- Non sbaglio, ce l'ho a casa, le dico, e il film è proprio questo!
"E allora perché non te lo vai a vedere a casa tua, Cristo!". Vorrei tanto poterlo dire.
Continuo in tono conciliante: - Forse è un...
- Vabeh ho capito, non ce l'avete.
- Aspetti, guardi, facciamo così: cerchiamo su internet!
- Ma lasci perdere, lei non sa niente.
Stizzito, si gira farfugliando qualcosa d'incomprensibile. Lo osservo andarsene senza parole, mentre Michele si avvicina silenziosamente.
- Io al posto tuo l'avrei già mandato a...
- Oh, sta zitto!
- E' lunga, non va bene Mario. Se non stai attento la prossima volta non sarò così clemente. - Il capo settore si allontana da Mario guardandosi attorno come se avesse vinto un oro olimpico.
Mi avvicino al poveretto. Si nota subito quando è giù: la testa china, le braccia appese come rami spezzati alle spalle e queste totalmente abbandonate alla forza di gravità, lo fanno passare per un uomo del Pleistocene.
Gli faccio un cenno: - Che voleva?
Mario sussulta: - Chi?! Ah, niente...
- Beh, non mi pare niente.
Fa una smorfia con le labbra: - E' che lo trovo ingiusto. Mi accusa di avere la barba lunga, ma sono solo due giorni che non la taglio. E poi...
Si ferma.
- Poi?
- Insomma, non voglio dire niente su voi, poi è anche giusto visto che siete qui da tanto, e in più...
- Mario arriva al punto, ti prego.
Quasi sussurra: - Voi la barba non la fate tutti i giorni.
Sorrido: - So esattamente cosa stai passando. Dai, ti spiego un attimo come funziona realmente questa cosa...
- Ciao Pino, come vanno le cose?
E' da un po' di giorni che vedo Pino depresso. Il lavoro e il primo raffreddore della stagione mi hanno tenuto molto occupato e poco propenso ad attaccar discorso su eventuali problematiche della sua vita, ma oggi mi sento meglio e i clienti ci hanno appena concesso un preziosissimo break.
Pino mugugna qualcosa. A dire il vero non sono sicuro che sia depresso: il suo volto è una maschera di pura inespressività.
- Dovresti fare teatro, sai? - Incrocia i sopracciglioni neri in un'espressione dubbiosa. - Lascia perdere. Piuttosto, che ti succede? Da un po' di giorni mi sembri... strano. - "Più del solito, perlomeno" me lo risparmio.
Mi guarda per qualche secondo senza batter ciglio, le folte sopracciglia ancora arricciate, come se guardasse un ente indefinito a cui cerca di dare una forma sensata. Poi ritorna con gli occhi al computer.
- Mi hanno risposto dal lavoro.
- Che lavoro?
Tace per una buona dozzina di secondi e quando riprende comunque non mi guarda: - Ho mandato un curriculum ad una banca.
- Ah. - Non ne sapevo niente. Nessuno ne sapeva niente, credo. - E ti hanno risposto picche?
- No! - Mi guarda serio e imbronciato. - Ho già passato il primo colloquio. Mi hanno mandato una mail: vogliono che vada a fare il secondo.
Non ci posso credere. - Ma è fantastico! Hai passato il primo colloquio quindi! Non sei contento?
- No.
- E perché?
- Il secondo colloquio è la prossima settimana.
Sfoglio rapidamente il mio calendario mentale: cosa diamine succede la prossima settimana? Arriva Stan Lee a Roma? Anticipano la festa dei morti? Angelina Jolie si esibirà nuda al Circo Massimo?
Come irritato dal mio non arrivare a capire il punto Pino sbotta spazientito: - Ho le ferie! Ho organizzato una settimana in Grecia!
- Ma... quanto hai pagato?
- Che vuoi dire?
- Albergo, viaggio... le spese insomma.
- Quasi duecento euro. Vado in campeggio.
- Ma allora fregatene! Ok, sono duecento euro, ma questo colloquio potrebbe darti un posto di lavoro infinitamente migliore di quello di commesso!
- Ma io quest'anno non ho ancora fatto un giorno di ferie!
- Ma...
- 'Sti cavoli della banca! - Per la prima volta da quando sono qui sento Pino alzare la voce.
- Ma...
- Sì, mi rode. Ma io voglio andare in ferie! E poi non è un buon periodo con la mia ragazza, litighiamo sempre, e queste vacanze ci servono per... - D'un tratto si blocca. Forse si rende conto di aver rivelato qualcosa della sua vita intima, o forse non sa neanche a lui a cosa gli servono. Si ferma, abbassa di nuovo lo sguardo sul PC e farfuglia le ultime parole in modo incomprensibile.
Vorrei ribattere, la sua mi sembra un'occasione presa e gettata nell'immondizia senza troppi complimenti. Poi mi fermo a riflettere che quello che ho davanti non è un ragazzo qualunque, è Pino.
Gli do una pacca sulle spalle: - Dai, vedrai che ti capiterà un'altra buona occasione. - Ci credo poco anch'io, lo so.
Quando arrivo da Davide tengo ancora gli occhi sul foglio-turni: vorrei evitare di fare una figuraccia solo per un errore di lettura. Lui mi osserva perplesso, aggiustandosi gli occhiali sul naso.
- Cosa c'è Dante?
Mentre parlo continuo ad esaminare il foglio: - Non capisco...
Allunga lo sguardo: - Ah, i turni. C'è qualche errore? Li ho dati da fare a Johnatan; si è dimenticato qualcosa?
Alzo gli occhi: - Mezz'ora in ogni giorno.
- Cioè?
- Vedi? - Gli mostro il foglio. - Ma dev'essere solo un errore di battitura: ogni turno serale della prossima settimana finisce alle 21.
Davide sorride: - E' perché dalla prossima settimana in poi il negozio chiuderà alle 21. - Spalanco la bocca, ma Davide mi precede: - L'ha deciso il Capo in una riunione coi capi settore.
- Mi stai dicendo che finalmente, dopo mesi e mesi e centinaia di nostre segnalazioni, si sono accorti che dalle 21 alle 21:30 non c'è praticamente clientela?! - Annuisce. - Dobbiamo prenderci una sbronza colossale per festeggiare.
Strizza l'occhio: - Valter ci sta già pensando.
Alleluia!