Cronache di un lavoro qualunque

Un commesso, come tanti, come tutti, che cerca di arrivare a fine mese sopravvivendo ai paradossi del lavoro quotidiano.
martedì, 30 settembre 2008

Parole chiave (2)

Ed eccoci al secondo appuntamento di fine mese con le parole chiave usate per trovare questo blog.
Rimango allibito nello scoprire cosa vi conduce a queste pagine virtuali... Mah! Misteri della rete: non capire, accetta, come diceva il mio prof. di matematica.
Buona lettura!

10) Deny everything

Una bella canzone dei Circle Jerks, certo, ma... che c'entra con me?!

9) I paradossi del caldo estivo

Adesso anch'io sono curioso di sapere quali siano...

8) Australia

Prenda per la Nettunense fino ad Anzio; da lì si tuffi nel Mediterraneo e... vedrà che la corrente farà il resto!

7) Donne libidinose

Continuano a scriverlo per arrivare qui. Uhm...

6) Commessi incompetenti

Il fatto che questa chiave di ricerca porti al mio blog mi dovrebbe far pensare...

5) Lavori vietati ai minorenni

Ehm, ok che c'è Valter, ma noi andiamo sempre in giro vestiti.

4) Cerco un ragazzo asiatico

Speriamo che alla fine l'abbia trovato...

3) Omicidio attenuanti

Oh sì, fare il commesso è un'attenuante eccome!

2) Donne cannibali

Io l'ho sempre detto.

1) Un commesso porno Gesù

Vittoria!!! D'altronde quello resta per me uno degli episodi più belli della vita da commesso!


E anche questa volta siamo arrivati alla fine. Ci leggiamo domani!
postato da DanteHicks alle ore 15:47 | link | commenti (5)
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lunedì, 29 settembre 2008

Mancanze

   Io: - Sono senza una ragazza...
   Valter: - Non guardà amme eh! Non sei il tipo mio.
   Michele: - Tutto ciò è molto interessante. Dante, la scorsa settimana non hai fatto il confronto prezzi.
   Io: - Non è periodo da ragazza, ma ne sento comunque la mancanza. Capite?
   Valter: - Ehh, sì che ti capisco, fétentone!
   Michele: - Sopravviverai. Ora, questo confronto prezzi lo fai o...?
   Io: - Ma no, non è una questione di sesso!
   Valter: - ...
   Michele: - ...
   Io: - ... Ok, è una questione di sesso, va bene?!
   Valter: - E ci vulìa tanto?
   Michele: - Bravo, sii onesto con te stesso.
   Io: - Non siate ipocriti, tutti abbiamo certi bisogni!
   Valter: - Io li soddisfo pure.
   Michele: - Bene Dante, adesso Valer ci racconterà i dettagli delle sue scabrose notti d'amore. Sei contento?
   Io: - Vabeh, me ne vado. Ho da fare.
   Valter: - Scabrose?
   Michele: - Non fare troppo, che diventi cieco.





* scusate il ritardo, oggi giornata infernale.
postato da DanteHicks alle ore 21:51 | link | commenti (1)
categorie: dialoghi
venerdì, 26 settembre 2008

Il dono delle lingue

 Esco dal corridoio-dipendenti con il gilet sottosopra: sono arrivato un po' tardi e ho dovuto fare tutto di fretta, ma fortunatamente sono riuscito a timbrare in tempo.
   Mentre mi sistemo do un'occhiata al reparto: oggi c'è parecchia gente in giro, ma l'aria è fresca e la fredda luce dei neon sembra meno spettrale del solito. E' solo una questione di percezione, lo so, ma mi sembra che i clienti siano tutti più allegri e sereni del solito. Lo sono anch'io, un po' di belle notizie a casa mi hanno fatto bene, e allora decido di tentare di arrivare alla fine della prima ora mantenendo questa serenità.
   Il modo migliore per cominciare è evitare di vedere le ultime proposte del capo settore, e il modo migliore per continuare è trovarsi dei primi clienti simpatici e cordiali.
   Una famigliola al completo (madre alla moda, padre barbuto, figlia adolescente e figliolo lentigginoso) pare fare al caso mio. Sono davanti a degli espositori di cellulari e mi sembra che siano indecisi su qualcosa. Provo ad avvicinarmi.
   - Salve, posso ess...
   - Wat denk je, hebben zij het blauw ook? -, la figlia alla madre.
   - I don't know, sweetheart. Don't you like this one? -, la madre alla figlia.
   - De zwarte, het is verdritig -, ancora la figlia.
   - Look! There's a clerk -, il padre indicandomi.
   - Waar is hij? Ahh, Ik heb hij gezien! Nu ik vraag aan hem. - La ragazza incontra i miei occhi e mi sorride: - Scusi, avete anche altri colori per questo Nokia?
   - ...
   Lo so, lo so, diamine! Mi sta fissando e il suo sorriso si sta spegnendo perché teme di non essersi fatta capire, e adesso (cazzo!) ha anche preso il cellulare in mano per mostrarmelo, e chissà se il padre si domanda se per caso non mi stia facendo delle fantasie erotiche sulla figlia, ma...
   - E' una candid?
   E cos'altro avrei potuto dire?!





* ringrazio Simone per la traduzione. Naturalmente ho solo ipotizzato cosa stessero dicendo, e naturalmente non sono affatto sicuro che si trattasse di olandese, ma spero comunque di aver trasmesso l'assurdità della vicenda :)
postato da DanteHicks alle ore 14:55 | link | commenti (4)
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giovedì, 25 settembre 2008

Oggi

   Do un'occhiata all'orologio di Windows: le 10:03. Sbuffo, non c'è un granché da fare e la giornata sembra non voler neanche iniziare.
   Riprendo in mano i fogli con gli ultimi ordini e ricomincio a passarci sopra l'evidenziatore; non è necessario, ma almeno occupo un po' di tempo.
   Si avvicina un cliente, deve pagare un telefonino. Usa la carta. Digita il codice. Fatto. Lo guardo andarsene e sospiro. Cerco con lo sguardo Valter: è poco più in là che tamburella stancamente il bancone con le dita. Un due tre. Un due tre. Un due tre... Seguo quel sordo picchiettio per un po', poi arriva Sara.
   - Hai visto Mario?
   - Credo sia ai DVD.
   Mi sorride un "grazie" e si allontana. Noto che ha un bel sedere. In realtà l'avevo già notato al tempo (l'avevamo notato tutti), ma ormai per me non è più una donna, è una collega, che è ben differente, quindi mi sorprendo a pensare che era un po' che non contemplavo il suo sedere. Presto comunque mi passa di mente anche quello. Quando ti passa di mente un bel sedere dev'essere grave, penso. Vorrei dirlo a Valter, ma quando faccio per chiamarlo vedo che sta dando delle spiegazioni ad un cliente. Beato lui.
   Cerco anch'io qualche cliente, ma sembra che stamani nessun altro abbia bisogno d'aiuto. Scoraggiato mi ficco di nuovo sotto gli occhi i fogli: conti, numeri, ordini, nomi, colonne, righe, tabelle, simbolo dell'euro, asterisco... Lascio ciondolare la testa un po' a destra e un po' a sinistra.
   Il cliente di Valter si allontana e questo lo guarda come fosse un biglietto della lotteria che vola via. Fa una smorfia e torna a molestare il tavolo. Adesso tamburella solo con un dito, un ritmo monotono, lento, impreciso.
   Torno ai miei fogli. Non so neanche cosa sto sottolineando, di preciso. Guardo l'orologio di Windows: le 10:08. Impreco col pensiero. Come se mi avesse sentito, Valter si volta e mi guarda. Alza il mento interrogativamente. Scuoto la testa: - Oggi è una di quelle.
   Annuisce: - Eh sì, zio.
   Oggi non passa più.
postato da DanteHicks alle ore 21:22 | link | commenti (7)
categorie: lavoro e paradossi
mercoledì, 24 settembre 2008

A domanda stupida...

   - Salve!
   - Salve! Come posso aiutarla?
   - Che reparto è questo?
   - "Multimedia".
   - Ah, e avete anche mobili?
   Mi giro e me ne vado.
postato da DanteHicks alle ore 15:06 | link | commenti (10)
categorie: clienti
martedì, 23 settembre 2008

Gianni!

   Sara: - Stavo dando un'occhiata al fatturato di questo mese.
   Michele: - E...?
   Io: - Siamo ricchi?
   Sara: - No, siamo indietro rispetto a settembre dello scorso anno.
   Michele: - Un classico.
   Io: - Ho già visto questo film.
   Sara: - Secondo voi ce la faremo a recuperare per la fine del mese?
   Michele: - Beh, se tutto va bene...
   Io: - ...e sicuramente non andrà bene...
   Sara: - ...
   Michele: - "Ottimismo" è il nostro secondo nome.
postato da DanteHicks alle ore 15:20 | link | commenti (2)
categorie: dialoghi
lunedì, 22 settembre 2008

Il televisore

   I televisori pesano, anche quelli di pochi pollici. Lo so bene, io, che oggi sto finalmente accontentando la richiesta di Davide d'invertire l'ordine di alcuni LCD lungo tutto un corridoio. Non ricordo perché va fatto, me l'ha chiesto quasi un mese fa, però mi sembra il caso che sbrighi questa faccenda.
   Trotterello con un 32" della Seleco. Ho quasi tutto il campo visivo coperto, ma per fortuna non c'è nessuno davanti a me.
   - QUESTO SAREBBE ANCHE UN BEL LAVORO, SE NON FOSSE PER I CLIENTI DI MERDA.
   - Cos...!!
   Inciampo sui miei stessi piedi e il televisore mi scivola da una mano. Stringo gli avambracci bloccandolo al volo, poi lo lascio dolcemente calare a terra.
   - Ma chi diamine ha detto...? - Mi volto e vedo un televisore acceso, come tanti altri, ma con il volume a cannone. Guardo a destra e a sinistra: nessuno, neanche l'ombra di un collega o di un cliente. Impreco a bassa voce ed abbasso manualmente il volume. Perché mai l'hanno lasciato così alto? E poi nessuno se n'è accorto? Fortuna che nessun cliente passava di qui.
   Imbraccio nuovamente il 32" e copro gli ultimi metri. Lì poso il televisore per prenderne un altro e ridirigermi all'inizio del corridoio. Chissà poi perché hanno scelto proprio quel film; di solito mettiamo ultime uscite, o perlomeno pellicole di grande successo. Quello, poi, non è proprio il genere di film da trasmettere in un centro commer...
   - VUOI DIRMI CHE NON CI SONO CLIENTI CHE TI FRATUMANO I COGLIONI OGNI SANTISSIMO GIORNO!
   Stavolta becco l'onda sonora un po' più preparato. Mi puntello sui piedi, lascio scivolare con cura il televisore e vado dritto ad abbassare il volume dell'altro. Dev'essere rotto. Avevo anch'io una vecchia TV che, di tanto in tanto, si alzava a dismisura. E' un po' strano che un modello nuovo dia problemi simili, ma forse si tratta di uno degli innumerevoli prodotti difettosi che ci arrivano. Magari è in esposizione proprio per quello: di solito la gente non compra la merce esposta. Valter avrebbe comunque dovuto togliere del tutto il sonoro, ma vabeh, rimedio io premendo il tasto "mute" dal cassettino dello schermo. Poi, come Sisifo, riinizio il mio viaggio.
   Al ritorno, mentre sono a metà strada, sento uno scalpiccìo frettoloso. Alzo lo sguardo al di là dello schermo.
   - VEDI, TI SEI SFOGATO. NON TI SENTI MEGLIO ADESSO?
   Poso il televisore, abbasso il volume dell'altro, poi prendo un altro schermo, più piccolo e leggero. Misuro ogni passo con circospezione, guardando fisso in avanti. Sento di nuovo quel rumore, allora mi volto di scatto lasciando a terra la TV e vedo un ragazzino di non più di dodici anni che, messosi davanti al televisore di prima, traffica con i tasti del volume.
   - Ehi! -, gli grido appresso. Quello fa un salto e finisce in terra trasalendo. - Brutto...! - Agito in aria il pugno chiuso in una teatrale posa minacciosa. Il ragazzino si spaventa tanto da slittare più volte sul linoleum, prima di rimettersi in piedi e fuggire con uno scatto da far concorrenza a Bolt.
   Sorrido: un altro buontempone sistemato. Il nostro è un lavoro duro.
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categorie: clienti
venerdì, 19 settembre 2008

Supporto

   Io: - La tecnologia mi uccide.
   Michele: - Allora hai scelto un bel posto dove lavorare.
   Io: - Dico sul serio.
   Michele: - Anch'io.
   Io: - Ok, ma mi uccide anche a casa.
   Michele: - Interessante...
   Io: - Da quando ho comprato il nuovo Samsung non riesco ad attaccarci il videoregistratore; cioè, lo attacco, ma non so sintonizzarlo.
   Michele: - Questi sì che sono problemi. Di certo ne parleranno al prossimo summit della FAO.
   Io: - Non è che tu saresti in grado di?
   Michele: - Non ho mai avuto un videoregistratore, ma se proprio ci tieni ad una risposta... no, non sono in grado.
   Io: - Grazie caro, so di poter contare sempre su di te.
   Michele: - E' sempre un piacere.
postato da DanteHicks alle ore 14:16 | link | commenti (5)
categorie: dialoghi
giovedì, 18 settembre 2008

In Italia (3)

   - E tu che hai fatto?
   L'ingiustizia nel mondo del lavoro mi sembra così esagerata a volte. Anzi, fin troppo spesso. Anch'io ho amici emigrati in Australia e anche a me hanno detto la stessa cosa: lì lavorano tutti e perciò lavorano poco. Un ragazzo mi faceva notare che l'italiano medio, con la sua mentalità del "frega il tuo prossimo", diventerebbe ricco lì giù (a meno che la società australiana non abbia sviluppato un efficace sistema immunitario per questo tipo di idioti). Ma chi invece crede che il lavoro sia un impegno?
   Guardo Valter e Fabio. Nessuno di noi è uno stinco di santo, lo so; eppure so anche che tutto questo lo facciamo perché abbiamo un'idea onesta di lavoro. Il commesso non sarà certo il nostro ultimo porto, ma finché saremo qui lavoreremo con la serietà che noi stessi ci imponiamo, perché noi stessi ci vergogneremmo a non rispettarla.
   - Cos'ho fatto? - Fabio sorride, come sempre. - Ho dato il massimo, e in due settimane ho battuto di continuo i record di fatturato dei mesi precedenti. La capa è rimasta a bocca aperta ed ha apprezzato (naturalmente, dato che il suo superiore si sarebbe complimentato con lei).
   - E poi? Spero che abbia proposto te per il nuovo locale!
   - Ovviamente no. - Sorride ancora. - Ma la mia rivincita l'ho avuta. Quando hanno fatto la selezione per i gestori del nuovo locale Serena non è passata. "Buone capacità, ma eccessiva sicurezza di sé", hanno detto. In pratica era così sicura di passare che i capoccia l'hanno inquadrata come eccessivamente superba... o ultraraccomandata! E a loro se sei raccomandato gl'interessa poco: l'imperativo è guadagnare e per eseguirlo ci vuole qualcuno capace.
   Ammicca e poi ci dice che deve tornare al lavoro. Lo salutiamo, forse un po' più sereni, anche se il sapore è quello di un caffè lungo con una macchiolina di latte al centro. Sfamarsi di consolazioni troppo magre non basta, e l'Australia ti sembra sempre più vicina.
postato da DanteHicks alle ore 16:22 | link | commenti (4)
categorie: lavoro e paradossi
mercoledì, 17 settembre 2008

In Italia (2)

   Fabio prende tre tazzine vuotate da poco, togliendo con lo straccio i granelli di zucchero e le gocce di caffè dal bancone. Un signore in gessato alza il mento e chiede un marocchino. Fabio fa un sorriso e con un cenno accomodante risponde "Subito mister". Poi torna da noi.
   - Sentite qui. Quando ho iniziato a lavorare per questa catena mi sono dato subito molto da fare. Per molti non sarà il più gran lavoro del mondo, ma a me piace e mi ci sono messo d'impegno. Il capoccia l'ha notato, tanto che dopo pochi mesi mi ha mandato in questo negozio, che è quello con maggior fatturato di tutta Roma. Qui ho incontrato lei. - Inclina la testa per indicare una ragazza sui trentacinque, bassetta, mora, con un paio di graziosi occhiali viola. - La troia, - contrinua, - è la mia superiore. Sapete cosa mi ha detto pochi giorni dopo essere arrivato?
   Non lo sappiamo.
   - "Fabio, sei molto bravo, ma c'è un problema". "Quale?", ho chiesto. "In quanto tuo diretto superiore dovrei insegnarti una serie di cose, per farti crescere professionalmente. Il problema è che da un mese a questa parte sto spingendo Serena, la tua collega, che è una mia cara amica. Vogliono aprire un nuovo negozio e io sto cercando di farla piazzare. Quindi, senti, non prenderla sul personale, ma seguirò quasi esclusivamente lei. Non ti dedicherò molto tempo."
   Valter sbarra gli occhi: - Così t'ha detto?!
   Fabio sorride, un sorriso amaro come i suoi caffè: - No. In Italia nessuno ti dice le cose chiaramente.
postato da DanteHicks alle ore 18:57 | link | commenti (3)
categorie: lavoro e paradossi
martedì, 16 settembre 2008

In Italia (1)

   - E' inutile. - Fabio sospira mentre pulisce il bancone del bar con uno straccio vecchio. Valter ed io lo guardiamo da oltre la nostra tazzina, sorseggiando il primo caffè della giornata. Quando possiamo veniamo qui prima di attaccare, solitamente insieme. E' un bel modo per liberarsi la mente prima di dare inizio alle danze. Oggi però Fabio è giù. - Fabri Fibra ha ragione: certe cose succedono solo in Italia.
   - Oddio Fabio, capisco che sei disperato, ma Fabri Fibra no...
   Non gli va di scherzare: - Macché, ha ragione invece. E' la nostra mentalità ad essere sbagliata, a non funzionare. Ci sforziamo di 'guardare all'estero', ma che senso ha se poi cadiamo nell''italianità'? Abbiamo modi di pensare che sono nostri, tipici, e non ci rendiamo conto che dobbiamo cambiarli. - Guarda il bancone appena pulito con sfiducia: tra non molto sarà di nuovo sporco. Getta lo straccio nel lavandino e si stende con le braccia incrociate sul bancone, lasciandoci cadere sopra la testa. - Qui se hai un posto fisso pensi di aver vinto. C'è la caccia al contratto a tempo indeterminato. Fin qui tutto bene. Il problema è che nel momento in cui ce l'hai, smetti di lavorare, te ne sbatti: tanto nessuno ti può buttare giù. Perché produrre il dovuto, se puoi produrre il minimo? In Australia lavorano meno di noi e lavorano tutti, e con uno stipendio medio si pagano mutuo, macchina e vita. E' l'economia? Certo! Ma l'economia la fa il modo diverso di pensare della gente. Bisognerebbe incentivare chi esce dal modo di pensare 'all'italiana', e invece questi sono quelli che prendono maggiori inculate.
   Non lo seguo: - Non ti seguo. Che vuoi dire, Fabio?
   Si tira su: - Che il mondo del lavoro in Italia fa schifo, Dante.
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categorie: lavoro e paradossi
lunedì, 15 settembre 2008

L'incredibile

   - Che diamine sta succedendo?! CHE DIAMINE STA SUCCEDENDO?!? - Il capo settore quasi corre verso me e Davide, la cravatta al vento, i capelli fradici di gel. Se non mi aspettassi l'ennesima scenata senza senso da un tizio dotato di un potenziale cognitivo pari a quello di una ciabatta, avrei quasi paura di ciò che sta per succedere. - Davide, mi vuoi spi.. (Buongiorno signora, tutto bene? Grazie d'essere venuta al Centro). Davide! Mi vuoi spiegare che diamine sta succedendo qui?!
   Sbatte un paio di fogli stropicciati sul petto di Davide: se fossi stato al suo posto mi sarei trasformato in Hulk e gli avrei staccato la testa, saltando poi verso il soffitto per crearmi un buco verso la libertà. Oh sì, la libertà! Non dover più pensare alle paradossali beghe di questo posto dimenticato da Dio, non dovermi chiedere, ogni giorno, cos'altro accadrà. Ahh, la libertà! Posso quasi assaporarla, sentirne la fragranza che danza come una farfalla attorno alle mie narici risvegliando i miei sensi. Oh libertà, io t'amo! E se c'è ancora speranza nel mio
   - Allora?!
   Cazzo, ci sono cascato ancora! Vedo Davide intento alla lettura con assoluta calma, in barba all'incredibile Hulk. Non so se lo fa per irritare il capo settore, ma lascia scorrere uno dopo l'altro interminabili secondi di attesa, apparentemente concentrato su ciò che dicono le righe sbiadite del foglio appena stampato.
   Poi, finalmente, parla: - Non capisco cosa c'è che non vada.
   Il capo settore fa una faccia da scemo, con la bocca spalancata, gli occhi sbarrati e la fronte corrugata. O forse è la sua faccia di sempre, non saprei. - Davide! C'è scritto che un tale prodotto ("Creative GigaWorks T40": non so neanche che cazzo sia 'sta roba!) è stato messo in offerta quattro giorni fa e che la gente ha cominciato a comprarselo, mentre fino al giorno prima non se lo filava nessuno!
   Davide mi lancia un'occhiata attraverso gli occhiali, ma capisce che sono incerto quanto lui su come commentare la cosa. Ci prova: - Capo, è un'offerta, è ovvio che stia andando a ruba.
   Il capo sbuffa scocciato: - Sì, certo, ma chi se l'aspettava che la gente si comprasse 'sti cosi?! Ci stiamo rimettendo troppo! Togli l'offerta, via!
   - Ma c'è scritto che dura fino a...
   - Non m'interessa! Via l'offerta! Via i volantini! Stop!
   Si gira e se ne va.
   Restiamo lì qualche istante a contemplare i residui della scia di demenza che segue il nostro capo settore, poi Davide alza le spalle: - Su, andiamo a togliere quest'offerta.
   Capisco sempre più perché nessuno vuole fare il capo reparto.
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categorie: colleghi, lavoro e paradossi
venerdì, 12 settembre 2008

Cento di questi giorni

   Johnatan: - Ehi vecchio, ma ieri era il tuo compleanno!
   Io: - Eh già...
   Johnatan: - Grande! E come l'hai passato? Cos'hai fatto? Dove sei stato?
   Io: - Qui.
   Johnatan: - Ah.
   Io: - ...
   Johnatan: - ...
   Io: - ...
   Johnatan: - ...
   Io: - ...
   Johnatan: - Beh, tanti auguri vecchio.
   Io: - Grazie caro, davvero.
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categorie: dialoghi
giovedì, 11 settembre 2008

Darla vinta

   - LEI!!! - L'onda d'urto dell'urlo si propaga per tutto il reparto, facendone tremare gli scaffali. Alzo la testa, ma il massiccio gorilla biondo punta Valter, accanto a me. Sbatte il modem sul bancone: - Lei domenica mi ha venduto questo! E' rotto!
   - Domenica? Ma domenica siamo chiusi!
   Non è assolutamente vero, ma l'omaccione rimane un attimo perplesso. - Allora dev'essere stato lunedì!
   - Ma se lunedì è il mio giorno libero!
   Ancora una volta preso in contropiede, il bestione sposta lo sguardo su di me.
   - Ah no! - Esclamo. - Io non le ho venduto proprio niente!
   Scuote la testa: - No, no. Era lei! - Torna ad indicare Valter. - Me lo ricordo benissimo, col suo accento cagliaritano.
   Valter diventa rosso: - Uè! Cagliaritano acchì?! Io so napulità, 'n affènnere!!
   - Mi sta dando del bugiardo?! Guardi che so bene che era lei! Mi faccia parlare con un suo superiore!
   Metto una mano sulla schiena di Valter. Non so se sia stato lui a venderglielo, ma entrambi sappiamo che i clienti incazzati che vengono a protestare da noi per un prodotto non funzionante sono solo da assecondare. Fa per aprire di nuovo la bocca, poi capisce e si abbandona in un silenzioso assenso. Certe volte puoi solo darla vinta.
postato da DanteHicks alle ore 16:47 | link | commenti (4)
categorie: clienti
mercoledì, 10 settembre 2008

Attenuanti per un omicidio

   Orrendo sospetto. Distratto da un vecchio disco degli Assalti Frontali che, complice la totale assenza di qualcuno che possa protestare, ho messo come sottofondo di questa nuova fine giornata lavorativa, noto solo ora un cliente che parla al telefonino. Nulla di strano, fin qui. Ma l'orrendo sospetto di cui sopra comincia a strisciare tra i solchi della materia grigia, quando mi rendo conto che il cliente tiene in mano la confezione di un cellulare identico a quello che sta usando.
   Do una bottarella col gomito a Mario e gli indico il cliente.
   Capisce al volo: - Sì, gliel'ho detto io che poteva telefonare.
   Non fiato. Mi limito a fissarlo. Lui abbassa lo sguardo: - Ma, beh, ha detto che poi lo compra.
   Continuo a fissarlo. Vorrei penetrarlo in mezzo agli occhi con lo sguardo, ma poi decido che è molto più semplice mettergli due mani attorno al collo. Prima che possa accadere l'irreparabile il cliente finisce la sua telefonata e si avvicina: - Allora, lo compro.
   Mario mi sorride nervosamente, come a dire "Visto?". Non gli bado: sto pensando dove potermi procurare una vasca abbastanza grande e un centinaio di litri di acido.
   Il signore apre il portafoglio: è vuoto.
   - Acc, ho dimenticato i soldi a casa. Posso pagare col bancomat?
   Nello stesso istante in cui Mario, alla vista del portafoglio vuoto, era di colpo sbiancato, io riflettevo sui punti del corpo più dolorosi da penetrare con una katana.
   Il signore allunga la carta a Mario che la prende tremante, ma sempre con quello schizzo di sorriso sulle labbra. La passa. Il signore digita il codice. Errore. La passa di nuovo, di nuovo il signore digita il codice. Di nuovo errore.
   - Non capisco... -, mormora il tizio. Io incrocio le braccia. Mario non osa guardarmi.
   La passa un'ultima volta e di nuovo il signore digita il codice segreto, con più attenzione. Passa qualche secondo. Errore.
   Mario controlla la ricevuta. Con un filo di voce commenta: - Dice che non ha... sufficiente credito.
   - Oh... Porca miseria. - Non si scompone molto, il signore. Mario invece sembra giustamente in punto di morte. - Beh, vorrà dire che verrò domani con del contante, - sorride il signore. Poi posa il telefonino e la confezione e se ne va salutando.
   Mario lo guarda andarsene, poi guarda me. Il mio volto è un'inespressiva e marmorea maschera di livore. Apre la bocca, poi la richiude. Distoglie lo sguardo, poi capisce che potrebbe essere un errore e torna a guardarmi. I miei occhi rimangono tutto il tempo freddamente spalancati.
   Mormora un rauco e flebile "Scusa".
   Sbatto le palpebre: - Andiamo, - gli dico, - dobbiamo prendere la misura per il cappio.
postato da DanteHicks alle ore 15:31 | link | commenti (5)
categorie: colleghi, clienti
martedì, 09 settembre 2008

Serenità

   Mario mi fa un cenno mentre passa con uno scatolone vuoto. Ammicco e torno a servire un cliente. E' un po' di giorni che non ci incrociamo, così, quando ripassa a mani libere, gli faccio cenno di avvicinarsi.
   - Allora Mario, come va? E' un tot che non ci si vede.
   - Va bene, va bene. Grazie. - Sorride.
   - Mi fa piac...
   - Ho ancora l'intero stock di videogiochi da mettere a posto, ma non ho potuto perché sono stato fino ad ora a sentire i rimproveri di un cliente per un problema con un cellulare. Davide mi ha anche chiesto di accompagnarlo non so dove, più tardi: dobbiamo compilare dei moduli per qualcosa. Tu sai cosa potrebbe essere?
   -  Uhm, non ne sono certo. Una volta ho fatto una cosa simile con Marco, forse è la stes...
   - Oh spero che non ci voglia molto! Tra tre ore stacco e devo ancora finire l'aggiornamento prezzi de... A proposito! Ci sei per l'inventario di venerdì sera? Io credo di no, anche se Davide ci conta così tanto... Alla fine gli dirò di sì, lo so. Poi Pino mi aveva chiesto una mano per un computer: Michele non vuole aiutarlo e io ne so qualcosa. E... basta, dai. Ma penso di riuscire a fare tutto.
   La bocca è aperta da così tanto tempo che mi si è seccata la saliva.
   - E per fortuna che hai detto che le cose ti vanno bene, Mario...
   Sorride, fa spallucce, e se ne va. Di certo non è uno che si lamenta.
postato da DanteHicks alle ore 14:03 | link | commenti (4)
categorie: colleghi
lunedì, 08 settembre 2008

Incontri ravvicinati

   - Cristo, ma chi ha messo le mani nel computer?
   - Mi pare che Pino ci stesse lavorando ieri.
   - E perché mai Pino stava lavorando col nostro computer?!
   Michele fa spallucce ed io non posso che limitarmi ad imprecare a bassa voce mentre lotto con righe e colonne di un file Excel. Perché Windows si blocca sempre adducendo motivazioni improbabili ("Il programma Taldeitali, che fino a ieri ha sempre girato senza problemi, da oggi non funzionerà più. E tanti saluti!") e invece funziona quando è in mano a chi le mani dovrebbe tenerle in tasca? Fosse per me inventerei un programma che, nel momento in cui stai combinando dei casini, blocca tutto dicendo qualcosa tipo "Attenzione! Quello che stai facendo è incredibilmente stupido. Si consiglia di arrestare il sistema e mettersi in un angolino per evitare ulteriori danni". Prima o poi dovrò fare quella telefonata a Bill Gates...
   - Ciao Stefania.
   Alzo gli occhi per vedere chi ha salutato Michele, scorgendo i colori del nostro gilet.
   - Ciao Stefania.
    Poi torno a smadonnare con il file e le sue stramaledettissime colon... Aspetta.
    - Chi diamine è Stefania?!
    Michele alza appena il mento: - Quella lì.
    - Grazie, l'ho appena salutata. Ma, voglio dire: chi è? Cioè, perché l'ho salutata?!
    - ...
    - Insomma, perché ha il nostro gilet??
    - Chissà, forse perché lavora qui. - La sua risposta mi fa sentire incredibilmente stupido.
   - Ok, ma non sapevo ci fossero state nuove assunzioni.
   - Infatti non ci sono state.
   Odio quest'uomo.
   - E da quant'è che...?
   - Dieci mesi, credo. Forse un po' meno.
   Mi volto e la osservo mentre si sistema gli occhiali davanti ad una fila di videogiochi.
   - Mi stai dicendo che in questi otto mesi di lavoro non l'ho mai vista?
   Alza le spalle: - Beh? Non è nemmeno l'unica. credevi che il reparto fosse gestito solo da noi sette?
   - Sì! Pensavo che i nostri turni coprissero tutta la giornata. Insomma... ho appena scoperto che ci sono altre persone che lavorano qui e che io non ho mai visto: è traumatizzante!
   - Beh, allora goditela: Stefania è qui perché ha dovuto fare un cambio turno, è probabile che passino altri otto mesi prima che tu la riveda.
   - Ma... ma...
   - Basta "ma-eggiare": torna al lavoro e non rompermi i coglioni. - E con uno sbuffo torna a darmi le spalle.
   So che l'ho detto un centinaio di volte, ma... assurdo.
postato da DanteHicks alle ore 22:13 | link | commenti (4)
categorie: colleghi, lavoro e paradossi
venerdì, 05 settembre 2008

Incipit

   Valter: - Guajoni! 'na cosa incredibile, non ve penzereste mai cos'è succèsso!
   Sara: - Cosa?
   Io: - Cos'è successo?
   Valter: - Allora...
   Sara: - ...
   Io: - ...
   Valter: - Insomma...
   Sara: - Eh.
   Io: - Dai.
   Valter: - Cioè, praticamente...
   Sara: - Valter...
   Io: - ...
   Valter: - C'era una volta...
   Noi: - VALTER, CAZZO, COMINCIA!!!
postato da DanteHicks alle ore 15:15 | link | commenti (6)
categorie: dialoghi
giovedì, 04 settembre 2008

Il capo settore (3)

   Come un bambino deluso il capo settore si guarda i piedi, farfugliando qualcosa d'incomprensibile. Johnatan ed io non siamo sadici, ma proviamo entrambi un sottile piacere nell'aver rotto il giocattolo del nostro superiore. D'altronde che razza di idee erano quelle?
   - Beh, ho molto da fare. Comunque ci pensiamo, allora... -, ciancica mestamente.
   Valter arriva proprio in quel momento, poggiando un grosso scatolone davanti ai suoi piedi.
   - Uè guajò! (Uè capo!), è arrivato lo stock di nuovi DVD. Venitemi a dare una mano che ce ne sono altri due di scatoloni come chist'.
   Come destato da un curioso interesse, il capo settore comincia ad armeggiare con lo scatolone.
   - DVD? Cos'è arrivato?
   - Eh? Ah, un po' di roba... Ma aggia già controllato io capo, c'è tutto.
   Il capo settore apre lo scatolone. La serie completa di non so quale stagione de I Cavalieri Dello Zodiaco lo accoglie come una pietra preziosa che redirige la luce circostante sul suo volto.
   - I Caval... I CAVALIERI DELLO ZODIACO! - Urla sottovoce: - Cazzo, sì! Da quanto non li vedevo! - Comincia a togliere un DVD dopo l'altro, maneggiandoli nervosamente come in preda ad una febbre mistica: - Dai! Sirio il Dragone, me lo ricordo! Era il più forte, che figata!
   - Eh no, il più forte era Pegasus! - Valter sorride, ma Johnatan ed io lo zittiamo con uno sguardo: ci manca solo che il capo settore ci proponga di invitare al Centro gli "attori" che interpretavano i Cavalieri.
   Si alza con due DVD in mano: - Li voglio. Devo avere la collezione completa, ho deciso. - E senza aggiungere altro si allontana in fretta.
   Mentre lo vediamo sparire dentro il suo ufficio rimaniamo lì, come imbambolati, a chiederci silenziosamente come abbia fatto a raggiungere la sua posizione.
postato da DanteHicks alle ore 16:09 | link | commenti (9)
categorie: colleghi
mercoledì, 03 settembre 2008

Il capo settore (2)

   - Gli U2?
   - Sì! Sono forti no?! - Sorride come un bimbo a cui abbiano appena detto che Babbo Natale e la Befana sono passati in anticipo.
   - Sono un po' eccessivi... -, azzardo.
   - Cioè?
   - Costano. - Johnatan è più lapidario di me e riesce a spegnere quel sorriso come un intervento dei pompieri su un cerino acceso. Il capo settore sembra pensarci su: l'abbiamo toccato sul suo punto debole.
   - Ah, in effetti non ci avevo pensato. Sono così famosi che chiederanno un bel po'... Mi sa che il reparto non può permettersi una spesa simile. - Siamo salvi! Forse oltre ai due neuroni che giocano a ping pong con gli impulsi elettrici nel suo cervello ce n'è anche un terzo che è stato in panchina fino ad ora! - Ok dai, tanto avevo un'altra idea! - O forse no.
   - Cioè? - Johnatan è esasperato.
   - Non è come gli U2, ma può funzionare.
   - ?
   - Invitiamo la Fallaci!
   Silenzio. Attimo di mutismo collettivo. Scambio di sguardi. Johnatan mi passa la palla.
   - La Fallaci?
   - Sì!
   - Oriana Fallaci?
   - Sì!
   - Oriana Fallaci la giornalista?
   - Sì!
   - Oriana Fallaci la giornalista morta due anni fa?
   - Sì!! Recentemente ho letto un suo libro (beh, non è che l'ho proprio letto, lo sto finendo) e secondo me potrebbe parlare di un sacco di... - E infine ci arriva: - Morta?
   - Sì.
   - Davvero?
   - Sì.
   - Ma sei sicuro che sia proprio morta?
   - Che più morta non si può.
   Povero bambino, in un attimo gli hanno rivelato non solo che Babbo Natale non passerà prima del previsto, ma che l'altra sera, di ritorno con la Befana da una festa a casa dei folletti, aveva alzato un po' il gomito, e distraendosi mentre infilava una mano callosa in mezzo alle cosce della sua vecchia signora, ha avuto un frontale con la Fatina dei Denti. Undici morti, comprese le renne. Una strage.
postato da DanteHicks alle ore 14:53 | link | commenti (4)
categorie: colleghi
martedì, 02 settembre 2008

Il capo settore (1)

   La fine dell'estate è come un film di Romero: gli zombie escono dalle tombe per venire a disturbare la quiete vita lavorativa di noi poveri commessi. Non sono dotati di grande intelligenza, anzi, hanno un unico pensiero che genera ogni loro azione: rompere le palle. Che il capo settore fosse uno di loro l'avevo sempre sospettato, ma finalmente ne ho la conferma.
   Si presenta abbronzato e sorridente dopo una decina di giorni di ferie. La sua mancanza non era stata minimamente notata in reparto, se non per un clima di rinnovato benessere. Di ritorno dalle vacanze, l'abbronzato e palestrato superiore porta con sé un nugolo tempestoso.
   Sorride. Anzi: strasorride: - Johnatan! Dante! Come va?
   Johnatan ed io ci scambiamo un'occhiata preoccupata: andrà decisamente male, ce lo sentiamo.
   Mugugno un "Abbastanza...", mentre Johnatan si limita a sollevare le sopracciglia, ma non credo che il capo settore intendesse ascoltare la nostra risposta perché prosegue con lo stesso tono: - Ho grandi novità per il reparto! Quest'estate l'ho passata a pensare a come rinnovare la nostra immagine e... beh, ho avuto un'idea grandiosa!
   Sono certo che abbia passato la sua vacanza sulle spiagge di Riccione a scandagliare il didietro di tutte le (mi auguro) maggiorenni in costume: che razza di idee avrà potuto partorire in questo stato?
   - Ascoltate: organizzeremo degli eventi!
   - Eventi? - Se solo potessi farvi sentire il tono colmo d'indifferenza e scetticismo con cui Johnatan ha pronunciato queste tre sillabe...
   - Sì! Come alla FENAC!
   - La "FENAC"?
   - La FNAX!
   - Intendi la FNAC?
   - La FNAC, esatto! Ho scoperto che lì organizzano puntualmente degli eventi, invitando gruppi a suonare e scrittori a parlare. Dobbiamo farlo anche noi! - Johnatan mi guarda scoraggiato mormorando non troppo a bassa voce uno sconsolato "E' pazzo...", mentre il capo settore continua a dispiegare la sua fantasmagorica idea: - Avremo un gran successo! Pensateci: non appena si spargerà la voce inizierà a venire sempre più gente, anche nei giorni in cui non c'è l'evento (e se non dovesse essere così, beh, potremmo anche organizzare un evento al giorno!). Ma dev'essere fatto per bene eh, niente pesci piccoli! Pensavo che potremmo iniziare chiamando gli U2...
   Bono salvaci tu.
postato da DanteHicks alle ore 14:26 | link | commenti (1)
categorie: colleghi
lunedì, 01 settembre 2008

Ferragosto con i tuoi...

   - Ahh! Il sole, il lago, il petto nudo, il costume da bagno, i piedi scalzi... Queste cose sembrano insignificanti e invece sono proprio loro a costituire il concetto di "vacanza". Insomma, se non fossi vestito così e se non sentissi il calore del sole e la freschezza del vento sulla pelle, come farei a rendermi conto che ho davvero staccato, che oggi non è un giorno di lavoro? Senza questi dettagli probabilmente non me ne sarei mai accorto.
   - Nu poeta.
   Scoccò un'occhiataccia a Valter: - Ma ovviamente ci sei tu a rovinare tutto. Mi chiedo perché ti abbia portato con me?
   - "Portato"?
   Il lago di Bracciano non è certo il posto migliore dove passare il Ferragosto, ma se non hai voglia di acqua salata e se non hai ferie per tutto agosto è l'unica alternativa ponderabile per due commessi squattrinati. Comunque non mi lamento: il posto è bello, non c'è tanta gente come al mare e per un giorno puoi pensare che clienti, capi settore e beghe lavorative siano soltanto un brutto sogno della notte prima. Eccetto Valter e il mio telefonino comprato al Centro qui non c'è nulla che mi ricordi quell'odioso posto.
   - Valter! Dante!
   Odio quando Dio entra nella mia testa per sapere come prendermi per il culo.
   Valter mi afferra un gomito: - Uèè, maronn'! Guarda chi c'è!
   Non voglio saperlo. Non ti voltare. Vai avanti.
   - Dante! Ma dai, che ci fate qui?!
   Non è la voce di Sara, convincitene, non è la voce di Sara.
   - Ma che idioti... Lo sapevate che venivamo qui anche noi, perché non ce l'avete detto?
   Questo non è Michele, non è lui. Vai avanti, fa finta di niente.
   - Addavèro venivate tutti qui?! Minchia, ma io non sapevo nibba!
   - Non ne dubitavo.
   - Ma ci siete tutti?
   No, no, no! Dio, ti prego, no. Andrò in chiesa, diventerò un buon cristiano, mi farò prete, porterò il tuo messaggio nel mondo, mi chiameranno Padre Tereso dar Tufello, ma non farmi questo, non far sì che i miei stimatissimi colleghi siano tutti qui presenti oggi che sono in vacanza.
   - Certo che ci siamo tutti! - L'entusiasmo di Sara è come una malattia fulminante che demolisce dall'interno ogni briciolo di speranza residua. - Pensa, ci sono anche Johnatan e Davide! Dai, mettiamoci tutti insieme. Che bello!
   - Dante che aspetti, il treno? Andiamo.
   E alla fine mi volto. E vedo le schiene di Sara, Michele e Valter allontanarsi sulla spiaggetta, e scorgo poco più in là un ombrellone sbilenco con sotto Davide che agita la mano e Johnatan seduto su una sdraio che beve una birra, e contemplo il mio quadro di vacanza-come-distacco-dal-lavoro ridursi in grigia polvere in meno di un istante.
    - Ragazzi, - mormoro - vi odio tutti quanti.
postato da DanteHicks alle ore 15:12 | link | commenti (5)
categorie: colleghi