Cronache di un lavoro qualunque

Un commesso, come tanti, come tutti, che cerca di arrivare a fine mese sopravvivendo ai paradossi del lavoro quotidiano.
mercoledì, 30 aprile 2008

Anche un commesso fa il ponte del primo maggio

In realtà non capita mai, ma proprio M A I di riuscire a farsi un ponte. Della serie che se il tuo giorno libero coincide col giorno non festivo del ponte, te lo cambiano per dispetto! Però dai, a tutto c'è un limite e soprattutto una volta nella vita una botta di culo può capitare.
Quindi il blog si ferma per questo luuuungo ponte, da domani a domenica. Il post di oggi sotto a questo. Poi potete sempre approfittarne per rileggere tutto dall'inizio. Chessò... provate a leggere i vecchi post dandogli titoli diversi: magari riuscite ad autoingannarvi e a credere che siano nuovi!

Ci vediamo lunedì!
postato da DanteHicks alle ore 17:12 | link | commenti (6)
categorie: varie
mercoledì, 30 aprile 2008

Lingue

   A mio parere come pre-requisiti per l'assunzione i commessi dovrebbero saper parlare almeno sette lingue. Italiano e inglese non bastano mai. Mai. Nemmeno Sara, che parla anche francese, è messa meglio di noi. Paradossalmente Valter, che di inglese conosce giusto "Yes", "No" e tutta una serie di parole imparate da siti compromettenti, riesce a farsi capire benissimo a gesti. Io però non ho la sua abilità.
   Una giovane cinese si avvicina timidamente al bancone. Le sorrido e mi indica un cellulare: - Quanto cota queto?
   Meno male, sa l'italiano!
   - Novantanove euro.
   Mi guarda impassibile, poi ne indica un altro: - E queto?
   C'è il prezzo accanto, ma leggerglielo non mi costa fatica: - Trecentoventiquattro euro.
   - E queto?
   - Centonovantotto euro.
   Poi indica di nuovo il primo: - E queto?
   La guardo perplessa: - ...ancora novantanove euro, se non l'hanno cambiato nel frattempo.
   Rido, ma non coglie: è sempre un po' frustrante fare battute con gli stranieri. Intanto indica un altro cellulare: - Queto?
   - Duecentododici euro.
   Di nuovo indica il secondo.
   - ...trecentoventiquattro.
   Il terzo: - ...centonovantotto.
   Il primo: - E no eh! Non ci sto mica! - Mi volto e me ne vado.
   Devo controllare, ma sul contratto non mi pare ci sia scritto "Santo" tra i ruoli da svolgere.
postato da DanteHicks alle ore 17:07 | link | commenti (2)
categorie: clienti
martedì, 29 aprile 2008

Non vedente

   Io: - Bella lì, ragazzi.
   Michele: - Ehi, com'è andata la visita?
   Valter: - Sei cecato?
   Io: - No, basteranno un paio di occhiali da riposo. Il problema è che mi hanno messo delle gocce tremende. Ci vedo a malapena...
   Michele: - In effetti hai due pupille enormi.
   Valter: - Pare che ti sei pappato dei funghetti allucinogeni.
   Io: - Se, con l'insalata. Ehi! Si è mosso qualcosa?
   Michele: - Era la mano di Valter.
   Valter: - Addavèro non l'hai vista?
   Io: - Piantala! Non sono un fenomeno da baraccone!
   Michele: - Credo che oggi ci divertiremo molto...
   Valter: - Quante sono queste?
   Io: - Queste cosa?!
   Michele: - Lavorerai da schifo, lo sai?
   Valter: - E tanto che cambia dagli altri iuòrni?
   Io: - Ok, voi due oggi statemi lontano. Ad almeno due metri! Così perlomeno non vi vedo.
postato da DanteHicks alle ore 13:49 | link | commenti (3)
categorie: dialoghi
lunedì, 28 aprile 2008

Un giorno di pausa

Oggi vacanza! Sono stato a fare una visita oculistica e ho due pupille grosse come un'arancia. A stento riesco a scrivere queste righe (spero non ci siano errori) quindi per oggi niente post.
I'm sorry!
A domani!
postato da DanteHicks alle ore 13:22 | link | commenti (3)
categorie: varie
venerdì, 25 aprile 2008

Déjà vu

   Un signorotto nascosto in un lanoso cappotto grigio a losanghe accosta il suo viso occhialuto oltre il bancone, dove sto riordinando alcuni prezzi di cellulari. Mi fissa con quegli occhioni da pesce, visibilmente ingranditi dalle lenti, fino al punto di intimorirmi.
   - Sì?
   - Vendete borse per portatili?
   - Sì. Sono lì giù, oltre il secondo corridoio.
   Se ne va senza dire altro, io alzo le spalle e mi rimetto a sistemare i prezzi. Ci impiego un buona decina di minuti, non perché sia difficile ma perché ci tengo ad ordinarli per bene, in modo che si vedano e che siano esattamente al centro rispetto al cellulare. Quando alzo gli occhi, soddisfatto del lavoro, il signore è di nuovo lì davanti a me, con la stessa espressione da pesce.
   Non dico niente, mentre il signore aspetta in silenzio qualche secondo prima di parlare: - Vendete borse per portatili?
   Continuo a non parlare. Quello rimane a fissarmi senza battere ciglio e restiamo così una manciata di secondi.
   - Sì... Sono lì giù, come le ho detto poco fa... oltre il secondo corridoio.
   Mi guarda ancora un attimo, poi se ne va senza una parola.
   So già che passerò tutta la mattinata a pensare a questo incontro.
postato da DanteHicks alle ore 13:24 | link | commenti (4)
categorie: clienti
giovedì, 24 aprile 2008

Orari (1)

   Sorseggio un caffè insieme a Pierpaolo, il responsabile "risorse umane", quando Sara entra incavolata nel corridoio-dipendenti. Questa scena ha un non so che di déjà vu... Comunque punta verso di noi tutta impettita, tanto che per un attimo non la riconosco: di solito è timida e cauta, mentre ora sembra una Furia. Quando però ci si para davanti si frena un attimo, mi guarda, guarda Pierpaolo, fa un respiro e si rivolge a lui con voce malferma: - Pierpaolo dovrei parlarti.
   - Certo Sara, vuoi che andiamo nel mio ufficio? - Sono sicuro che non stia facendo il Don Giovanni: Pierpaolo prende sinceramente a cuore i problemi dei dipendenti, anche se di norma non ne risolve uno.
   Sara mi dà un'occhiata: - No, non c'è bisogno. E' per gli orari dei turni.
   - I tuoi turni? Cos'hanno che non va?
   - Insomma, da contratto dovrei avere degli orari fissi, ma mi è stato detto che sarebbero cambiati ogni mese e... ok, mi è andato bene. Questi però cambiano ogni settimana! Come faccio a regolarmi coi miei impegni?!
   Pierpaolo si morde un labbro, poi mi guarda: sa che so come stanno le cose e probabilmente vuole un appoggio, anche perché siamo tutti nella stessa identica situazione.
   Sospiro: - Beh, io me ne torno in reparto. Buona chiacchierata!
   Non sarò certo io a togliergli il privilegio di spiegarle i paradossi contrattuali del nostro lavoro.
postato da DanteHicks alle ore 13:39 | link | commenti (5)
categorie: lavoro e paradossi
mercoledì, 23 aprile 2008

L'amore verso un commesso

   Spesso ci lamentiamo della freddezza dei clienti, che li porta a trattarci come un automa senz'anima. E' un pensiero su cui ho riflettuto a lungo: capita di vedere l'altro nella sua veste professionale e non come un essere umano con amici, passioni, hobby, sentimenti e idee.
   I commessi vengono considerati spesso come... commessi, non persone. Ci possono chiedere di tutto e noi dobbiamo saper rispondere meglio della Treccani. Ogni tanto, per fortuna, capitano anche clienti gentili e caldi, con cui è un vero piacere dialogare. In certe occasioni, però, arriva anche l'eccesso.
   Michele ed io vediamo Sara rigida dietro la cassa. E' nuova, forse la più giovane del reparto ed è molto timida, quindi non ci stupiamo di trovarla un po' impacciata ogni tanto. Ma questa volta sembra preoccupata.
   - Ehi, tutto a posto Sara?
   - Un ciccione mi ha appena fatto delle avances.
   Michele ed io ci scambiamo un'occhiata di stupore: - Beh, non sta bene chiamarlo ciccione...
   - Michele non scherzare! E' stato un quarto d'ora a chiedermi il mio numero di cellulare!
   - Acc, di certo non è un ciccione buontempone.
   - Un che?
   Michele mi guarda con fare complice: - Ci sono due grandi categorie di ciccioni: i ciccioni buontemponi e i ciccioni maledetti. Di sicuro il tuo era un ciccione maledetto.
   Sara sembra non capire ed io decido di non dare spago a Michele: - Alla fine cos'hai fatto?
   - Non gliel'ho dato!
   - Bene!
   - Ma ha detto che tornerà!!
   - Questo è meno bene...
   - Che devo fare?
   Michele mi guarda di nuovo, questa volta serio e un po' preoccupato. Sospira e le rivolge un tono conciliante: - Abituati.
   Ce ne andiamo così, senza dire altro. Terapia d'urto: è la cosa migliore.
postato da DanteHicks alle ore 15:18 | link | commenti
categorie: clienti
martedì, 22 aprile 2008

Il nuovo capo reparto

   Marco ci ha salutati alla fine della scorsa settimana. Siamo andati a mangiare in pizzeria, raccontandoci gli aneddoti più divertenti della giornata e quelli presenti nella Top Ten del reparto (esiste un quadernino dietro il bancone dove da qualche tempo vengono segnati gli incontri più comici con i clienti). E' stata una serata serena, un po' malinconica ma tutto sommato divertente. Fuori dal ristorante ci siamo salutati con qualche abbraccio veloce, un paio di "in bocca al lupo", e la promessa di spedire al Centro una cartolina per ogni Paese visitato.
   Ed eccoci qui. Oggi è il primo giorno con il nuovo capo reparto di cui nessuno sa niente, se non che, a quanto dice Johnatan, è giovane (dovrebbe avere meno di trent'anni) e, a quanto dice Valter, è calvo. E' stato capo reparto per due anni nella sezione Letture, di cui gli avevano proposto il ruolo di capo settore. Per qualche ragione ha rifiutato ed ha chiesto il trasferimento nel nostro reparto. Primo mistero su cui indagare.
   Quando arriva ci siamo solo Michele ed io che discutiamo sulla percentuale di seni rifatti tra le star di Hollywood (lui sostiene un inflessibile 90%, io - che vedo il seno rifatto come una sorta di tradimento - mi assesto su un sofferto 70%). Ci interrompe sulla disamina mentale dei seni della Jolie, presentandosi con un sorriso ampio e sincero: si chiama Davide.
   - Michele e Dante? Bene, è un piacere: siete i primi due commessi del reparto a cui mi presento.
   E' gentile, tranquillo, interessato alle dinamiche del reparto ed effettivamente sembra piuttosto giovane. E calvo. Ci chiede un po' di informazioni su come siamo organizzati ("male"), su come sta andando il bilancio del reparto ("malissimo"), su cosa pensiamo possa tornare utile per risollevarlo un po' ("A questo punto," dice Michele, "viste le condizioni in cui siamo, prima di ripartire io aspetterei l'Apocalisse"). Poi Michele viene rapito da una cliente ed io rimango solo con Davide.
   - Allora, ehm, quanti anni hai?
   - Ventotto. Ventinove quest'anno.
   - Ah, solo due più di me.
   - Perché il capo reparto precedente quanti ne aveva?
   - Ora che me lo chiedi non credo di averlo mai saputo...
   - Comunque beh, sarà una bella sfida questa.
   - Sì?
   - Eh già. Io di computer, telefonini e robe tecnologiche non ne so assolutamente niente di niente, sono proprio un altro pianeta per me.
   - Ah.
   Sorride, mi dà una pacca sulla spalla e fa per andarsene, ma prima aggiunge: - Non preoccuparti Dante, ho intenzione di parlarne alla prima riunione. Vedrai che andremo forti.
   Chissà perché ho più la sensazione che andremo a picco.
postato da DanteHicks alle ore 13:39 | link | commenti (2)
categorie: lavoro e paradossi
lunedì, 21 aprile 2008

Oh yeah!*

   Stamani l'aria è frizzante e sa un po' di pioggia, con gocce sparute che bagnano l'asfalto. Dentro al Centro c'è un sottile brusio: nonostante sia lunedì mattina diversi clienti si affacciano già sui primi negozi aperti. Il lettore CD fagocita il disco che ho portato da casa, un mix di canzoni scaricate da MySpace negli ultimi mesi che finalmente ho masterizzato. Catturo il mouse con un gesto rapido, due click, e Chandliers degli Haunted House risveglia il reparto dalla lunga notte.
   Saluto Valter con un cenno, poi arriva il primo cliente, un ragazzo sui sedici-diciassette anni. Si ferma davanti alla vetrina dei videogiochi, rimane immobile per un intero minuto, poi, stringendosi le palle con una mano e alzando al soffitto l'indice dell'altra, spicca un balzo a gambe aperte urlando uno stridulo "Oh yeah!!!". Dopodiché prende e se ne va approssimando una corsetta.
   Valter ed io ci guardiamo, sorridiamo e ci scambiamo l'occhiata da "sarà un'altra bella giornata".



* provate ad andare sul myspace degli Haunted House (qui), fate partire Chandaliers e aspettate il minuto 1:04. Da lì iniziate a leggere questo nuovo aneddoto ad alta voce, molto lentamente, lasciando che la musica prosegua quando avete finito. Sono sicuro che vi piacerà.
   Fatemi sapere!
postato da DanteHicks alle ore 14:39 | link | commenti (4)
categorie: clienti
venerdì, 18 aprile 2008

Prodotti top secret

   La signora dedica interminabili secondi ad ogni cellulare esposto, con al seguito un insofferente marito più interessato ai fatti suoi che al reparto. Contemporaneamente si muove a granchio verso di me, con passi piccoli e scanditi. Mentre la osservo decido di non muovermi: sono curioso di sapere cosa mi chiederà.
   Alza la testa e si finge sorpresa di vedermi: un bel (...) commesso a sua disposizione. Sorride: - Mi scusi...
   Sorrido: - Sì?
   - Ma i cellulari che avete li esponete tutti?
   - No signora, alcuni li teniamo nascosti in magazzino.
   - Oh...
   Il marito inizia a ridacchiarle alle spalle. Ci guardiamo, alzo gli occhi al cielo, e me ne vado.
postato da DanteHicks alle ore 13:51 | link | commenti (5)
categorie: clienti
giovedì, 17 aprile 2008

Cosa ti piace?

"Cronache di un lavoro qualunque" non è proprio un blog personale, nel senso che si sà poco e niente di me, in parte per scelta, in parte perché il tema lascia poco spazio ad argomenti più "intimi". Ecco perché inizialmente ho pensato che non avrei risposto al giochino di Lilitchis: usciva fuori dal tema e dai propositi del blog. Poi una vocina mi ha urlato contro: "Ma smettila di fare il rompicoglioni! Fai questo giochino senza tante storie, che almeno due cosine su di te le tiri fuori!". Come non dar retta alle voci nella testa! (...) E così ecco che, subito dopo il post del giorno (precedente a questo), mi cimento in questo "test".

Il regolamento è semplice:

1) indicare il link di chi via ha coinvolti
2) inserire il regolamento del gioco sul blog
3) citare 6 cose che vi piace fare
4) coinvolgere altre sei o otto persone (sono il solito anticonformista: ne ho coinvolte sette)
5) comunicare l'invito sul loro blog


Come detto sono stato coinvolto da Lilitchis (lilitchis.splinder.com). Ecco le sei cose che mi piace fare:

1) ascoltare musica, taaanta musica, tuuuutta la musica. Ogni giorno, a qualsiasi ora, in qualunque momento. Musica per tirarmi su, musica per condividere momenti, musica per riempire spazi vuoti, musica per lavorare, musica mentre mangio. Insomma: senza musica proprio non vivrei...

2) suonare. E sì, suono anche. "Suonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare", come disse Qualcuno. Suonare è espressione, è tirare tutto fuori, è lasciare che le note e le parole parlino per te, di te. E' probabilmente la mia forma migliore di espressione, anche più della scrittura.

3) cucinare! Ahh, quanto mi piacere cucinare! Ma solo con le persone giuste e quasi mai da solo! Se sono da solo, anzi, spesso cucino robette da niente, semplici, perché non ho voglia. Ma se sono con persone particolari, che hanno voglia di cucinare insieme a me, o se sono solo ma devo cucinare per gli amici, allora mi piace da matti! Mi metto a cercare ricette su internet, a provare cose nuove, a fare esperimenti. Non vi dico la gioia quando, qualche mese fa, ho fatto per la prima volta la pasta in casa insieme alla mia ex. Bellissimo!! Se poi c'è della musica sotto... ;)

4) leggere. Per i tanti motivi per cui è bello leggere, tra cui il fatto che è un modo per conoscersi meglio e per conoscere meglio il Mondo. Non so, mi affascina da morire questa cosa... "There's more to life than books you know but not much more".

5) camminare, anche se ormai non lo faccio più molto spesso :( Camminare, soprattutto quando ci si trova lontano dalla città, magari persi nel verde degli alberi, mi riempie di serenità, di pensieri e di emozioni. E' un altro modo, come la lettura, per toccare una parte di sé che troppo spesso è adombrata dalle faccende quotidiane.

6) l'ultima è sempre tragica... mmm, direi parlare e ascoltare. Non so se mi piace o se è semplicemente una disposizione interiore, però in generale al parlare (con tutti) e ascoltare (di tutto) non dico mai di no. E naturalmente, apprezzando il parlare/ascoltare, apprezzo molto anche i silenzi...

Ok, è tutto!
Le sette persone che ho coinvolto in questo gioco sono:

- margot80 (margotelupin.splinder.com)
- Eilandellepietre (eilandellepietre.splinder.com)
- h4wk (h4wk.splinder.com)
- MissIblis (missiblis.splinder.com)
- nuvola (nuvolando.splinder.com)
- Prassagora (prassagora.splinder.com)
- soleluna290377 (soleluna290377.splinder.com)

Buon divertimento!
postato da DanteHicks alle ore 14:37 | link | commenti (8)
categorie: varie
giovedì, 17 aprile 2008

Il dottor Chang

   Le truffe al Centro sono ordinarie. Non c'è giorno in cui Pietro o un'altra delle guardie blocchino qualcuno che tenta di andarsene con un cellulare in tasca, un videogioco sotto il maglione, o un computer in un passeggino (questa ve la racconto un'alta volta).
   Gli stranieri, c'è da dirlo, sono i più rari ma anche i più buffi ladruncoli del nostro reparto. Escogitano sistemi che meritano un 10 e lode per creatività e ingegno, ma un 4 meno meno per applicazione. Questa cosa mi ha sempre fatto pensare: che in altri Paesi sia più facile fregare i commessi?
   Un ragazzo asiatico si presenta alla cassa con un costosissimo portatile della Sony. Non c'è niente da fare: un'espressione di immotivato terrore e mal celata colpevolezza gli veste la faccia. L'esperienza inizia a darmi una mano nel riconoscere quando qualcosa non va, ma dopotutto non ha fatto niente, quindi cerco di stemperarne il disagio con un bel sorriso.
   - Paga con carta?
   Senza dire niente allunga una Master Card di un tale Chang.
   Continuo la procedura: - Ha un documento di riconoscimento?
   Anche stavolta non risponde e capisco che non deve conoscere un granché l'italiano, ma deve avere idea di quale sia la procedura perché prontamente tira fuori la patente. Qualcuno sostiene che "gli asiatici sono tutti uguali" e a volte qualche difficoltà a riconoscerne i tratti distintivi ce l'ho anch'io, ma il ragazzo deve aver contato troppo sulla validità di questo luogo comune in Italia. Il tizio della foto sulla carta non gli assomiglia neanche per sbaglio: avrà perlomeno quindici anni in più, inoltre indossa gli occhiali e porta dei baffi leggeri. Ma c'è di più! La patente in questione sembra fotocopiata da una stampante dell'87, con le scritte pixelate e righine bianche sparse ovunque.
   Non posso non rivolgere un sorriso sarcastico al povero sventurato: - Te non sei il dottor Chang!
   Il ragazzo non capisce, ma oramai è tardi. La colossale figura di Pietro compare alle sue spalle come un'inquietante presenza. Il ragazzo non può far altro che sobbalzare, capire d'essere stato scoperto e aspettare le conseguenze.
   4 meno meno.
postato da DanteHicks alle ore 13:40 | link | commenti
categorie: clienti
mercoledì, 16 aprile 2008

Virus

   Da quando è stato liberato dalle casse Michele si concede lunghe passeggiate per il reparto. La sua mèta preferita rimane lo sportello Assistenza Tecnica, dove Pino cerca di fare tesoro dei suoi insegnamenti.
   Li trovo uno accanto all'altro quando arriva un cliente con un Acer in grembo.
   - Salve, avrei un problema...
   Michele prende il portatile: - Cos'è successo?
   - Eh, il computer non va più. Le icone scompaiono. Mi sa che ho preso un virus.
   - Ah, s'è fatto un giro sui siti porno eh?
   L'uomo arrossisce colpevolmente: - No! Ma che... No, no! Io non...
   - Ma sì dai, non c'è niente di cui vergognarsi. Lo facciamo anche Pino ed io. Vero Pino?
   Pino si guarda i piedi.
   Lo ammetto: avrei quasi voluto accettarlo quel posto.
postato da DanteHicks alle ore 14:16 | link | commenti (3)
categorie: colleghi, clienti
martedì, 15 aprile 2008

Il mattino si vede dal buongiorno

   Valter: - Minchia guajò, stamattina mi son scetato all'alba!
   Io: - A che ora ti sei svegliato?
   Michele: - Alle 11 come minimo.
   Valter: - Se.... Alle 10!
   Io: - ...non mi sembra proprio l'alba.
   Michele: - Appunto...
   Valter: - Eh ma so ito a durmì alle 4! Ho un suònno bestiale e sono rincoglionito.
   Io: - Come sempre, insomma.
   Michele: - D'altronde se fossi sveglio non lavoreresti mica qui.
   Valter: ...non vi so spiecà il bene che vi voglio, davvero.
postato da DanteHicks alle ore 13:04 | link | commenti (1)
categorie: dialoghi
lunedì, 14 aprile 2008

Cambiamenti

   Quando arrivo al lavoro, frastornato dalle ore piccole di ieri sera, Michele e Valter se la ridono allegramente. Li saluto con un "'ngiorno" ciancicato e i due ricambiano con un sorriso abbagliante, specialmente Michele.
   - Che succede?
   Michele mi strizza l'occhio: - Dove sono?
   Ci penso un po' su: - ...chi?
   - Io!
   - Ok, ragazzi, sentitemi bene. Ieri ho fatto le 3 e...
   - Ma no, ma no! Guarda bene! Dove sono?
   Lo guardo da capo a piedi: - ...al Centro?
   - Eh, sì. Ma dove?!!
   Di nuovo guardo i suoi piedi ("indossa delle Converse All Star?! E da quando?!?"): - ...sul pavimento?
   - Cazzo Dante, sono in reparto! Non sono dietro la cassa!
   Finalmente realizzo: - No! Mi stai dicendo che...
   Valter sorride: - E non è tutto, guajò!
   - Infatti! Non solo non devo più stare in cassa, ma il Capo ha deciso di trasferire il capo settore!
   Il Capo sarebbe er Capoccia, il Re, l'Imperatore, Tutankhamon, Zeus, Dio... insomma, quello che comanda qui al Centro. Da qualche giorno si diceva che volesse trasferire il capo settore in un altro gruppo di reparti, scontento di come aveva gestito la faccenda con Michele, ma noi pensavamo fossero solo voci. A quanto pare non è così.
   - No! Grandioso! Tanto un capo settore peggio di quello non può capitare!
   Insieme cominciamo a ciarlare come tre vecchiarelle, ipotizzando chi possa venire e come saprà gestire il reparto. Finché qualcuno mi bussa alle spalle.
   - Ciao ragazzi.
   - Ehi Marco! Hai saputo...?
   - Del capo settore? Sì. Comunque ho un'altra notizia da darvi.
   Il tono melodrammatico di Marco lo conosciamo bene, ma in quel momento tutti e tre pensiamo che stia per rovinarci la buona notizia.
   Marco fa un profondo respiro, poi ci guarda con aria grave: - Me ne vado.
   - Eh?!
   - Come "me ne vado"?!
   - E do' vai?!
   - Parto. - Altra paura, altro respiro. - La mia ragazza ed io abbiamo deciso di fare un viaggio di dieci mesi. Gireremo un po' il mondo, i continenti... Non una cosa precisa, ma un po' all'avventura. Mi spiego?
   Valter, Michele ed io lo guardiamo sbalorditi. Cinque minuti dopo scopriremo che abbiamo pensato le stesse cose: dieci mesi intorno al mondo?! Ma si può fare?! Così, di punto in bianco! E dove l'ha trovati i soldi?! Ma soprattutto: chi è quella santa che s'è presa Marco?! Alla fine arriveremo ad una conclusione unanime: non è una santa, è una pazza.
   Marco chiacchiera ancora un poco. Ci spiega che l'idea è nata recentemente, ad inizio anno, ma che già tre settimane fa ha presentato le dimissioni: questa è l'ultima settimana con noi. Un po' ci congratuliamo, un po' ci dispiaciamo e un po', segretamente, non possiamo fare a meno di esultare.
   Michele fuori dalle casse. Il capo settore trasferito. Marco che se ne va. Troppe belle notizie per questo lunedì: avrà di sicuro vinto il partito sbagliato.
postato da DanteHicks alle ore 13:59 | link | commenti (3)
categorie: colleghi, lavoro e paradossi
venerdì, 11 aprile 2008

Richieste

   - Salve, posso chiedere a lei?
   - Certo signore. Cosa le occorre?
   Trovo che aiutare i clienti sia molto gratificante, se sanno cosa cercano. Non è raro che in mezzo al marasma di gente che non sa cosa vuole, o che è convinta dell'esistenza di marchingegni degni di un libro di Asimov, capiti il cliente che ha semplicemente bisogno di essere consigliato nella scelta. Mostrarti competente ai suoi occhi è anche un modo per dimostrare a te stesso che, tutto sommato, come commesso hai anche una certa profondità.
   - Cercavo un DVD su Gesù.
   - Uno in particolare?
   - No, uno in generale.
   La richiesta è vaga, ma mi lascia spazio per mettermi un po' in mostra.
   - Ci sono tantissimi film su Gesù. Vediamo... Ah, questo è di Zeffirelli: è molto famoso, anche se un po' vecchiotto, però merita davvero. Credo abbia vinto anche qualche premio...
   Il signore, un ometto basso e grassoccio, dà una veloce occhiata alla confezione. Con i suoi occhiali e cappellino da baseball mi ricorda vagamente Michael Moore.
   - No, non va bene. Altri?
   Prendo agilmente un secondo titolo dalla bacheca: - Questo l'hanno dato un paio d'anni fa al cinema: "Nativity", forse l'ha sentito. Molto bello, anche se non è precisamente su Gesù...
   L'ometto arriccia le labbra e capisco di dover andare avanti. Mentre cammino guardo distrattamente la schiera di DVD esposti: in realtà non siamo molto forniti, così mentre scorro le copertine con gli occhi penso a quali film su Gesù ho visto.
   E poi mi viene in mente.
   - Ah! Ma certo! "La Passione Di Cristo"! - Faccio un saltello verso la P sperando che ci sia ancora una copia. - Pal... Pam... Par... Passione! Eccolo qui! Questo è di Mel Gibson, bellissimo e molto acclamato: ne hanno parlato tutti molto bene ed effettivamente, avendolo visto, le posso garantire che vale davvero la pena.
   L'ometto rigira più volte la custodia tra le mani. La sua espressione neutra non mi dice niente e inoltre mi accorgo che non sembra interessato alla trama o ai crediti, dando occhiate sfuggenti a punti imprecisati della copertina.
   Dopo qualche secondo me lo restituisce: - No, non va bene nemmeno questo.
   Sconfortato lo prendo e lo rimetto a posto. Ero contento di poter consigliare un cliente, ma adesso sta diventando stressante.
   Lo guardo spazientito: - Mi spiace, ma abbiamo solo questi tre.
   - Ah. - Non sembra particolarmente turbato, anche se guarda la bacheca come se il DVD desiderato fosse nascosto da qualche parte. Poi si rivolge di nuovo a me: - Allora mi dia un porno.
   Quasi automaticamente rispondo: - Un che?!
   - Un porno. - La sua espressione di distaccata neutralità non è cambiata di una virgola: è lo stesso signore che cinque secondi fa cercava un DVD su Gesù. - Un film porno - ripete.
   - Vuole un film porno? - chiedo incredulo: sono convinto che mi stia prendendo per il culo.
   - Sì.
   Non ci posso credere. Questo momento è... è troppo! Non posso vivere questa situazione così, senza condividerla con qualcuno, senza qualcuno che mi sia testimone e possa raccontarla ai posteri.
   Chiedo al signore di perdonarmi un istante e schizzo via per i corridoi del reparto, finché non trovo Valter impegnato in una discussione con un cliente. Senza troppi complimenti lo prendo sotto braccio, mi scuso, e lo trascino via. Gli spiego tutto così velocemente che, quando arriviamo di nuovo alla bacheca, non ha avuto ancora il tempo di farmi una domanda.
   Imposto la voce nel tono più serio e conciso che mi riesca: - Mi scusi. Dunque, dato che non abbiamo il film su Gesù che cercava... cos'è che vuole?
   L'uomo ripete la richiesta nella stessa, identica modalità di prima: - Un film porno.
   La risata di Valter esplode come un acuto ululato, mentre le sue gambe scattano a molla e lo trascinano, sempre ululante, lontano per il reparto.
   Io mi trattengo a stento, ma faccio una fatica abnorme a rivolgermi un'ultima volta a questo personaggio senza ridere: - Mi dispiace signore, non abbiamo film porno in reparto.
   E finalmente, anch'io, mi dileguo godendomi la mia dose di ilarità.
postato da DanteHicks alle ore 16:18 | link | commenti (9)
categorie: clienti
giovedì, 10 aprile 2008

Il cerchio

   - ...e li mandano da me perché gli spieghi quello che LORO dovrebbero avergli già spiegato?! Beh, mi dispiace ma non ci sto. Non sai cosa devi fare?! Arrangiati.
   Michele si allontana infuriato dalla cassa. Lì davanti una ragazza di bassa statura, coi capelli biondastri raccolti a coda, si guarda attorno sperduta, rigida, quasi sul punto di scoppiare in lacrime. Indossa il gilet del Centro.
   Valter ed io l'avviciniamo da dietro.
   - Ciao, sei la nuova commessa? Quella trasferita dal reparto Libri?
   Annuisce rapidamente con la testa mentre le sorridiamo: - Michele non è cattivo, è solo... stanco.
   - E' 'n po' fesso, ma è 'nu bravo guajone.
   Non sembra convinta.
   - Comunque piacere, io sono Dante.
   - Valter.
   E finalmente torna a respirare: - Sara.
   - Dai Sara, facciamoci un giro. Ti spieghiamo noi come funziona il reparto.
   C'è qualcosa di karmico in tutto questo...
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mercoledì, 09 aprile 2008

L'attesa

   Quando arrivo al Centro trovo Valter davanti all'ingresso-dipendenti, intento a preparare una sigaretta col tabacco. Siamo entrambi in largo anticipo e, dato che attacchiamo insieme, decidiamo di farci una passeggiata per i corridoi semivuoti. Parliamo poco: sono le 8:40, fuori piove ed i pochi rumori di serrande alzate e negozianti che camminano quieti ci rilassano.
   Passato Foot Locker ci avviamo verso il bar dove, insieme a Michele, prendiamo ogni giorno caffé, cappuccino o cornetto. Ed è allora che per la prima volta noto un negozietto minuscolo, ancora chiuso, con una mezza dozzina di persone davanti.
   Lo indico a Valter con un cenno: - E quello?
   Valter finisce di leccare la terza sigaretta: - E' l'ottico.
   - Perché la gente fa la fila dall'ottico?
   Mette la sigaretta nel taschino della camicia e tira fuori il tabacco per prepararne un'altra: - Dentro ci sta pure l'oculista.
   Passiamo il negozio lentamente ed io lo guardo come fosse un quadro surrealista. Ci metto un po', ma poi penso a voce alta: - Non aprirà prima di venti minuti...
   Valter annuisce e sistema il filtro.
   - Vuol dire che gli ultimi arrivati dovranno aspettare ancora venti minuti, entrare, e poi apettare ancora mentre i primi vengono visitati.
   Annuisce di nuovo mentre arrotola la cartina.
   Lo guardo, poi guardo indietro verso l'ottico, mentre arriva un'altra persona, e poi guardo di nuovo avanti.
   - Che senso ha?! - esclamo.
   Valter s'infila la sigaretta nel taschino: - Accà so tutt' pazz'.
postato da DanteHicks alle ore 15:56 | link | commenti (2)
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