Cronache di un lavoro qualunque

Un commesso, come tanti, come tutti, che cerca di arrivare a fine mese sopravvivendo ai paradossi del lavoro quotidiano.
giovedì, 28 febbraio 2008

Comunicazione

Oggi doppia razione poiché domani non potrò aggiornare!
Vi abbraccio tutti quanti: tornerò a scrivere lunedì!
postato da DanteHicks alle ore 14:10 | link | commenti
categorie: varie
giovedì, 28 febbraio 2008

Lo straniero

   - Devo p'gare!
   - Certo signore, laggiù c'è la cassa.
   Gli stranieri presso il Centro sono tanti e spesso è piacevole avere a che fare con loro. Ti rendi conto delle sottili differenze culturali che corrono tra i vostri mondi, da cui impari sempre qualcosa.
   - Devo p'gare!
   - La cassa. Lì. La vede?
   La lingua è senz'altro il limite più grande, ma non è sempre un male. La prima volta che ebbi a che fare con uno straniero (un indiano) pensai d'impazzire o di venire assalito dopo cinque minuti: non capiva nulla di italiano ed io non ho scelto l'hindi tra le materie del mio corso di laurea. Ma quel signore si mostrò estremamente gentile nel tentare di farsi comprendere ed io estremamente paziente nel tentativo di riuscirci. Alla fine gettai la spugna.
   - Devo p'gare!
   - Signore - sto servendo - un altro - cliente. Lì - c'è la cassa - e può - pagare.
   Ma quell'occasione fu comunque positiva. Mi ha fatto capire che con alcuni clienti stranieri è bene mettersi d'impegno per superare le normali difficoltà culturali. Che tanto tu, quanto loro, volete la stessa cosa ed è perciò inutile complicarsi la vita. In generale mi sono sorpreso a riscoprire queste persone come... delle persone. E non come un ostacolo da superare. Con molti clienti stranieri basta un po' di comprensione e di pazienza, e l'aggiunta dell'immancabile gentilezza.
   - Devo p'gare!
   - Ma Santo Padre! A casa vostra non ce l'avete le casse?!?
   Con altri la situazione è a volte un pelino più problematica.
postato da DanteHicks alle ore 14:08 | link | commenti
categorie: clienti
giovedì, 28 febbraio 2008

Uomini

Pausa caffé. Valter, Michele ed io parliamo nel corridoio-dipendenti. D'improvviso arriva Sabrina.
   Sabrina: - Ehi sbarbi, indovinate?!
   Io: - Cosa?
   Michele: - "Sbarbi"?
   Valter: - Ca succede?
   Sabrina: - Oggi mi hanno assegnato il relatore per la tesi!
   Io: - Donna?
   Michele: - Gnocca?
   Valter: - Porca?
   Sabrina: - Ma... ma... sono una ragazza! Cosa volete che me ne freghi se è una bella donna?!
   Io: - Direi che è essenziale.
   Michele: - Io non ci vedo nulla di male.
   Valter: - Misure?
   Sabrina: - Siete proprio degli uomini... Comunque sì, è una donna. Anziana.
   Io: - Aah, allora non c'interessa.
   Michele: - Che sfiga...
   Valter: - Lassa sta.
   Sabrina: - Ma insomma! Io vengo qui a dirvi che mi hanno assegnato il professore, che finalmente inizio la tesi, che la laurea è più vicina... e voi non sapete fare altro che stupidi commenti maschilisti sul sesso della relatrice?!
   Io: - Ma perché, tu volevi parlarci della tesi?
   Michele: - Sabrina, mi meraviglio di te!
   Valter: - Depravata!
   Sabrina: - Tra due settimane andrò via e già mi mancate...
postato da DanteHicks alle ore 12:50 | link | commenti (2)
categorie: dialoghi
mercoledì, 27 febbraio 2008

La promoter

   - Avanti Dante, non hai niente da temere! Fatti coraggio!
   Lo so, sono uno sciocco. Ma nonostante l'incitazione affettuosa di Johnatan ho serie difficoltà ad attaccare discorso con la nuova promoter. Dovete sapere che si tratta di un essere mitologico, metà donna e metà... beh, pure l'altra metà, che affascina qualunque commesso del reparto. Quella attuale è molto carina e - mi dicono - simpatica, ma non è tanto l'aspetto fisico o il carattere che la rendono affascinante. Credo si tratti più del fatto che le promoter (perché solitamente si tratta di ragazze) sono presenze temporanee del reparto, che rimangono poche settimane (a volte pochi giorni) e poi spariscono per sempre dalla tua vita di commesso.
   Allora le vuoi conoscere, sapere chi sono, cosa fanno, spendere tempo con loro con la consapevolezza che non ne hai molto. Rappresentano il fascino di quelle farfalle che vivono un solo giorno, per poi abbandonare per sempre queste terre.
   Tutto questo... o forse il semplice fatto che si tratta dell'unica donna in un reparto con cinque commessi maschi.
   Quale che sia il motivo, mi sento impacciato. Che dovrei dirle? "Scusa, sai che hai davvero un bel telefonino?". Johnatan la fa facile, è incoraggiante, mi spinge a conoscerla perché... effettivamente non lo so perché. Ma io ho bisogno di una scusa. E adesso che le sto ad un metro mentre lei mi guarda con un sorriso interrogativo l'unica cosa che mi viene da dire è:
   - Ciao.
   - Ciao!
   - Io sono Dante.
   - Piacere, Sabrina!
   - Fai la promoter per la Vodafone, eh?
   Ridacchia e fa di sì con la testa. Perché ride? Forse per il fatto che sopra la testa ha un enorme cartello rosso con scritto "V O D A F O N E"? O forse perché sotto il cartello c'è un banchetto con l'enorme logo bianco su sfondo rosso? O ancora perché ha una divisa dove logo e nome dell'azienda sono in bella vista?
   - Ah... E, ehm, dimmi: che offerta stai promuovendo?
   - Boh.
   - Come "boh"?!
   - L'hanno cambiata ma non mi hanno spiegato praticamente nulla!
   - E come fai se si avvicina qualcuno?!
   - Mi giro dall'altra parte sperando che non chieda informazioni e se proprio fa una domanda... improvviso!
   E con uno scambio di battute più o meno simile inizia il mio primo approccio con le promoter e la scoperta che i lavori da dipendenti di grosse aziende sono tutti uguali.
postato da DanteHicks alle ore 18:45 | link | commenti (6)
categorie: colleghi, lavoro e paradossi
martedì, 26 febbraio 2008

Senza scontrino

   - Buongiorno.
   - Buongiorno signore, cosa posso fare per lei?
   - Vorrei cambiare questo DVD.
   - Ha lo scontrino?
   - Eh, purtroppo no...
   - Va bene dai, vediamo di rintracciare il suo acquisto nel database. Quando l'ha comprato?
   - Circa un anno fa.
   Ma perché arrivate sempre quando sto per finire il turno?
postato da DanteHicks alle ore 11:18 | link | commenti (3)
categorie: clienti
lunedì, 25 febbraio 2008

Johnatan

   Il turno di pomeriggio: finalmente! Da quando mi hanno parlato di Johnatan e della sua incredibile capacità di attirare a sé qualunque cliente di sesso femminile smanio dalla voglia di conoscerlo.
   Non fraintendetemi. Il mio è puro interesse formale per un rispettabile trentacinquenne, il quale convive da 6 anni con una donna e la figlia avuta da un precedente matrimonio. Un uomo che, si narra, ha conosciuto donne su donne girovagando per l'Italia e l'Europa con solo la sua chitarra (roba che Neal Cassady in confronto è un pivello), e che tutt'oggi mantiene un fascino magnetico, sebbene sia fermamente ligio alla sua signora.
   Ok, ok, forse l'ho idealizzato un po' troppo. Forse ho lasciato correre troppo la fantasia dato che, appena sono entrato in reparto, l'ho visto chiacchierare amabilmente con la nuova, bellissima, irraggiungibile promoter della Vodafone. Di sicuro ciò che Valter mi ha raccontato di lui è stato eccessivamente gonfiato. D'altronde perché una persona tanto mitizzata dovrebbe fare il commesso al Centro? Il mio è stato un eccesso di curiosità: sarà un collega come un altro, con i suoi pregi e le sue psicosi.
   Saluta la promoter, si avvicina a me e Michele e ci abbraccia entrambi.
   - Ragazzi, nemmeno se vi rincarnate scopate quanto ho scopato io.
   E' il mio eroe.
postato da DanteHicks alle ore 13:12 | link | commenti (4)
categorie: colleghi
venerdì, 22 febbraio 2008

Categorie

   - Salve, vorrei un iPod.
   Sto imparando che il lavoro a stretto contatto col pubblico, dove interagisci ogni giorno con decine di clienti, ti porta involontariamente a categorizzarli. La signora qui davanti, col suo fare sportivo enfatizzato dai capelli color spegni-quei-cazzo-di-abbaglianti, vorrebbe farmi credere di rientrare nella categoria "Esperti". Gli Esperti sono quei clienti che sanno abbastanza del prodotto da non doverti chiedere nessun dettaglio (o quasi). Il suo sorriso di ostentata sicurezza, però, mi fa sospettare che non solo si tratta, probabilmente, di un "Cliente Medio" (quello che sa nome e funzioni generali del prodotto, ma che ha bisogno di fondamentali chiarimenti), ma forse addirittura di un "HSD": Ho Sentito Dire.
   Gli Ho Sentito Dire sono una specie molto diffusa. Sono quelle persone a cui qualcuno (solitamente "l'amico esperto" o "il parente che lavora in un negozio di informatica", più raramente la TV o un articolo su una rivista) ha presumibilmente dato un consiglio sul prodotto da comprare. Consiglio che l'HSD ha ascoltato con grande interesse ma con scarsa comprensione, i cui effetti vi vado adesso a mostrare.
   - Certo signora - scendo dalla scala - Da questa parte.
   La porto davanti ad una vetrina piena di iPod di ogni genere. Il suo sguardo si fa subito smarrito e angosciato. Tipico degli HSD: lei voleva UN iPod, nessuno le ha detto che i negozi vendono GLI iPod.
   Corruga la fronte: - Ma costano tantissimo!
   Inarco le sopracciglia: - Beh, come tutti gli iPod.
   Assume un'aria saccente: - No, no! Io so che costano anche molto meno!
   Rispondo svogliato: - Non gli iPod, signora.
   Con tono supplichevole: - Ma non posso spendere così tanto per ascoltare i miei mp3...
   Ed ecco che il mistero si svela nella mia mente con chiara semplicità.
   - Scusi, ma lei vuole semplicemente ascoltare degli mp3?
   - Sì.
   - E le va bene qualunque riproduttore? - Ammutolisce. "Riproduttore" deve significare più qualcosa di sconcio che un oggetto elettronico. - Lei sa che "iPod" è il nome di uno degli apparecchi per ascoltare mp3?
   - Ah... No, non lo sapevo.
   HSD. Che ci vogliamo fare...
postato da DanteHicks alle ore 14:38 | link | commenti (4)
categorie: clienti
giovedì, 21 febbraio 2008

I vitelloni

   Io: - Non vedo l'ora di tornare a casa!
   Michele: - Come mai?
   Valter: - Eh, a nisciuno va di faticà...
   Io: - Ma no, è che ho finito di scaricare ieri "La dolce vita".
   Michele: - Ah però! Bello!
   Valter: - "La dolce vita"?
   Io: - Il film di Fellini!
   Michele: - Davvero un gran film.
   Valter: - Ahh! Sì, l'ho visto! Bello!
   Io: - E' parecchio che volevo vederlo.
   Michele: - E' un signor film, va visto assolutamente.
   Valter: - A me m'aggarba assaie. E' divertente.
   Io: - Beh, sì è bello. Poi "divertente" non saprei...
   Michele: - Macché divertente! E' un film drammatico!
   Valter: - Oh, a me fa' ridere...
   Io: - Ma se è drammatico...
   Michele: - Ma infatti! Come fa a farti ridere "La dolce vita"?!
   Valter: - Sì iamme, che c'è quella scena famosa...
   Io: - Sì, con Anita Ekberg...
   Michele: - ...nella fontana...
   Valter: - ...co' quello che urla: "Lavoratori! Prrrrrrrrrrrrrrrr!!!"
   Io: - ...
   Michele: - ...
   Valter: - Eh... Ah, no... Aspetta... Aspé, mi sa che io sto parlando de "I vitelloni"
   Io: - ...
   Michele: - ...
   Valter: - Sì, sì: era "I vitelloni"!
   Io: - ...
   Michele: - ...
   Valter: - ...?
   Io: - Beh, io vado.
   Michele: - Aspetta, vengo con te.
   Valter: - Che ho detto?!
postato da DanteHicks alle ore 14:51 | link | commenti (3)
categorie: dialoghi
mercoledì, 20 febbraio 2008

Il controllore (2)

   - Che succede, Dante?
   Pietro, una delle guardie della sicurezza interna al Centro, arriva un po' preoccupato ma sempre col suo tono duro e composto, un po' alla Rambo. E' la prima volta che lo chiamo mentre lavoro, quindi si starà domandando cosa non va.
   - Potresti controllare questo signore? Non ha il documento e vuole pagare con carta di credito.
   Rimane un attimo perplesso, poi annuisce: - Certo, ci penso io.
   Torno al lavoro mentre Pietro porta il signore, visibilmente irritato, poco più in là.
   Credo che passino non più di venti minuti quando lo chiamo di nuovo.
   - Che c'è?
   - Guarda, questa signora vorrebbe pagare con la carta di credito del marito. Come faccio? Ci pensi tu?
   Mi guarda scocciato: - Sì. Venga un attimo signora.
   Mezz'ora. Un ragazzo straniero deve usare la carta di credito, ma non riesco a fargli capire che deve darmi il documento, o forse non ce l'ha. Chiamo ancora una volta Pietro.
   - Senti Dante, non puoi rivolgerti a me per ogni minima cosa! Usa il buon senso!
   - Hai ragione Pietro, ma Marco ha detto che se ho dei dubbi devo fare esattamente così. Altrimenti se qualcuno paga la merce con una carta di credito rubata o con dei soldi falsi, mi toglierà il costo dallo stipendio.
   All'inizio sembra sorpreso, poi per un attimo lo vedo incazzato, infine abbozza un sorrisetto divertito: - Ok, non ti preoccupare, ci parlo io con quel... con Marco. Torna a fare il tuo lavoro e non chiamarmi più.
   Sorrido anch'io: - Va bene, grazie.
   Ora sono davvero soddisfatto.
postato da DanteHicks alle ore 15:55 | link | commenti (3)
categorie: lavoro e paradossi
martedì, 19 febbraio 2008

Il controllore (1)

   Non sono pignolo, ma non sono neanche disattento. Un po' caotico, ma abbastanza ordinato. In generale, insomma, mi lascio guidare dal buonsenso.
   - Dante, puoi venire un attimo?
   Odio "venire un attimo", specialmente quando a chiedermelo è Marco, il caporeparto. Tra dieci minuti comunque stacco e non mi spiace saltarli anziché incontrare il classico cliente che ti tiene un quarto d'ora oltre l'orario di lavoro.
   Lo raggiungo ad un angolo del bancone. Siamo distanti dai clienti presenti, ma visibili a tutti.
   - Stamattina è stato pagato un televisore con una carta di credito rubata.
   - Cosa? Davvero?
   - Da stamani ci siete solo tu e Michele qui. Chi ha fatto cassa?
   Ho il presentimento che sappia già la risposta.
   - Io.
   - Ecco. - Assume un'aria prima soddisfatta, poi autoritaria. - Sei nuovo e per stavolta non ti succede niente. La prossima volta, però, ti togliamo i soldi dallo stipendio.
   - Cosa?! Ma come facevo a sapere che era rubata!
   - Dovevi chiedere il documento di identità.
   - L'ho fatto! Lo faccio sempre!
   - E ti sembrava tutto a posto? - Inarca il sopracciglio: se gli dicessi sì non mi crederebbe mai, ma è ovvio che mi è sembrato tutto a posto!
   - Ma sì... Cioè, circolano così tante carte di credito e sai benissimo che non posso controllare ogni documento con attenzione, finiremmo per avere una fila gigantesca alla cassa!
   Ho ragione, ma non molla: - Mi fa specie che una persona come te non sappia queste cose. Quando hai dei dubbi anche minimi su un cliente chiami la sicurezza e lasci fare a loro i controlli, mentre tu passi al cliente successivo. Sta più attento la prossima volta, Dante.
   Se ne va. Rimango come pietrificato. Mi è sembrato di aver avuto un dialogo con un muro.
   Ma non finisce qui. Farò esattamente ciò che vuole.
postato da DanteHicks alle ore 13:36 | link | commenti (2)
categorie: lavoro e paradossi
lunedì, 18 febbraio 2008

Le nuove generazioni

   Sono nel corridoio-dipendenti (mi rifiuto di chiamarla "sala") a prendere un caffè con Pierpaolo, il responsabile "risorse umane". D'improvviso la porta si spalanca e Valter entra con passo accellerato. E' evidentemente nervoso e ha un'aria molto risentita.
   - Pierpà non è possibile cazzo! Cumm'è sta situazione qua, eh?!
   Pierpaolo è una brava persona nella vita e un rompicoglioni sul lavoro. Ma un rompicoglioni professionale. Perciò non si scompone, assume un'aria preoccupata e con partecipato interesse chiede: - Cos'è successo, Valter? Dimmi tutto.
   - Mi dovete spiecà come mai quando facevo le medie io le ragazze c'avevano delle zinnine piccole piccole, e mo che c'ho il doppio degli anni le tredicenni che passano da qui c'hanno minimo la quarta!
   Per poco non vaporizzo il caffè in faccia a Pierpaolo il quale, dopo un attimo di sgomento, comincia a diventare rosso, pronto per il cazziatone alla "Ma ti sembra un valido problema di lavoro questo?!".
   Li lascio sorridendo mentre finisco il mio caffè. Oggi sarà una bella giornata.
postato da DanteHicks alle ore 13:41 | link | commenti (6)
categorie: colleghi
sabato, 16 febbraio 2008

San Valentino

   Oggi strappo alla regola e scrivo anche se è sabato, perché questa è ancora fresca e la voglio raccontare.
   14 febbraio. C'è parecchia gente, soprattutto maschi che si affrettano a comprare regali dell'ultimo momento. Fortunatamente nel nostro reparto - Multimedia - la folla non è tanta. Una signora di mezza età mi chiede un auricolare per il suo Nokia. E' una persona alla mano, simpatica, estroversa, dalla chiacchiera facile e piacevole. Insomma, una bella cliente, con cui spendo qualche minuto in più tra battute e commenti di vario genere.
   Batto il prezzo: - Allora... non si diverta troppo eh!
   Mi sorride: - Cioè?
   - Sa... è San Valentino! - le strizzo l'occhio.
   Si blocca. E dal niente inizia a piangere.
   - Un anno fa a San Valentino è morto mio marito.
   Spalanco la bocca, mi guardo attorno costernato, provo a dire qualche parola di circostanza ma non mi esce niente, niente di niente. Le do lo scontrino e scappo via.
postato da DanteHicks alle ore 16:53 | link | commenti (3)
categorie: clienti
venerdì, 15 febbraio 2008

Badge

   Ho deciso di rivedere un antico aforisma: "I clienti sono come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti può capitare".
   Finisco il mio turno con dieci minuti di ritardo: un cliente non accettava il fatto che non vendiamo floppy disk ("Signore, ormai nessuno ha più un PC con il drive per i floppy", "Beh, io ce l'ho!", "E il museo ancora non s'è fatto sentire?"). Ovviamente mi cambio nella sala dipendenti (un corridoio con degli armadietti) e ovviamente esco dall'ingresso al negozio perché, ovviamente, dopo circa tre settimane di lavoro ancora non mi hanno dato il badge per entrare ed uscire dall'ingresso dipendenti.
   Mi ferma una signora anziana infagottata in un'enorme pelliccia.
   - Mi scusi giovanotto, avrei bisogno di un telefonino.
   Mi guardo da capo a piedi: sono palesemente in abiti civili.
   - Certo signora, può chiedere al mio collega laggiù.
   - Ma non me lo può dare lei?
   - Signora, io in realtà avrei staccato.
   - Eh ma dieci minuti, che sarà mai!
   - Scusi, il mio collega è proprio lì: lo chieda a lui, io devo davvero andare.
   - Ma insomma! Lei è un maleducato! Le ho chiesto solo un favore, se non ha voglia di lavorare se ne stia a casa!
   Rimango ammutolito e incredulo. La signora continua a dirmi con gli occhi: "Allora, 'sto cellulare me lo prende o no?". Oltre le sue spalle vedo Valter alzare gli occhi al cielo e raggiungerci.
   - Prego signora, la posso aiutare?
   - Ah, meno male che qui c'è qualcuno che vuole fare il suo dovere!
   Lo ringrazio con un cenno; finalmente sono libero, ma ho un'acidità di stomaco che durerà fino all'ora di pranzo. Tutto per un dannato badge.
postato da DanteHicks alle ore 14:35 | link | commenti (2)
categorie: clienti
giovedì, 14 febbraio 2008

Il grave problema

   Valter: - Guajò, ho un grave problema. Un problema serio.
   Michele: - Cos'è successo?
   Io: - Dicci tutto Valter.
   Valter: - Ho perso le foto della mia macchinetta digitale.
   Michele: - ...
   Io: - ...non mi sembra così grave.
   Valter: - Non potete 'ntiènne! C'erano sopra le foto del compleanno della mia ragazza!
   Michele: - ...
   Io: - E' un compleanno, non un matrimonio...
   Valter: - Mi ucciderà!
   Michele: - ...
   Io: - Ma no...
   Valter: - M'accide, altroché!
   Michele: - ...
   Io: - Ma come le hai perse?
   Valter: - Ho formattato la memory card.
   Michele: - ...
   Io: - ...
   Valter: - I file non s'aprivano! Ho provato di tutto ma nibba!
   Michele: - Pensa al tuo livello di conoscenza informatica e definisci "tutto".
   Io: - ...
   Valter: - Sono andato a scaricare le foto sul PC, no? E ho visto che avevano tutte nomi strani e che non c'era l'estensione del file. Ho provato ad aprirle, e niente. Ho provato a cambiare nome ed estensione, e niente. E allora ho formattato.
   Michele: - ...
   Io: - Forse è stato un po' poco come "tutto".
   Valter: - E che altro potevo fa'?!
   Michele: - Uno scan della memoria, per esempio. Esistono tanti programmi per recuperare file danneggiati.
   Io: - Li trovi free su internet.
   Valter: - Ma addavèro?! E da quant'è che ci stanno 'sti programmi?!
   Michele: - Da sempre.
   Io: - Da quando esiste l'informatica.
   Valter: - Ah. E mo?
   Michele: - E mo t'attacchi.
   Io: - Non puoi più fare niente.
   Valter: - E che ci dico alla mia ragazza?!
   Michele: - Che sei un idiota.
   Io: - Che la prossima volta la macchinetta la tenga lei.
   Valter: - Se fossi così intelligente da capire di non essere poi tanto intelligente sarei apposto...
postato da DanteHicks alle ore 15:59 | link | commenti (3)
categorie: dialoghi
mercoledì, 13 febbraio 2008

Tipici aneddoti lavorativi

   Oggi giornata tranquilla. Pochi clienti, poco lavoro, tante chiacchiere con i colleghi. Ma una giornata all'insegna del "normale" è una chimera in un centro commerciale, me ne sto rendendo conto. E così anche oggi non sono scampato alla quotidiana dose di follia.
   Una cliente giovane, sulla trentina, mi chiede un telefonino. Sa tutto: modello, funzioni, prezzo di riferimento. Tutto lavoro in meno per me.
   - Ecco signora -. Poggio la confezione sigillata sul banco.
   - Posso aprirla?
   La guardo perplesso: - Ovviamente no!
   - Ma come faccio a sapere se è tutto a posto?!
   - Signora, le assicuro che è lo stesso modello che le ho mostrato in vetrina poco fa. Solo che questo è nella sua confezione. Se lei lo apre e poi non me lo compra, io che me ne faccio?
   - Ah... - Guarda la scatola perplessa, come se avesse i raggi x. - Questo è l'unico colore che avete?
   - No, ma è il colore che mi ha chiesto lei.
   - In vetrina non avevate gli altri colori.
   - No, ma lei mi ha chiesto esplicitamente questo.
   - Vorrei vedere gli altri.
   Sospiro: - D'accordo. Glieli vado a prendere.
   - Aspetti: sono tutti nella scatola?
   - Certo!
   - E come faccio a vedere il colore?
   - C'è la foto sulla scatola!
   - Ah... - ci pensa su - ok, me li porti pure.
   Vado verso il magazzino: grazie a Dio abbiamo solo tre diversi colori per quel modello. Non ci impiego molto, al massimo dieci minuti.
   Al mio ritorno poggio le scatole sul bancone. Noto che la donna ha un'aria tra il colpevole e l'imbarazzata. Guardo la confezione del primo telefonino: è chiusa ma è visibilmente rotta su un lato, come se fosse stata aperta da Freddy Krueger.
   Lancio un'occhiataccia alla "E mo?" verso la signora.
   - Era già così!
   Ed è allora che Valter mi passa dietro esclamando a voce volutamente alta: - Cazzate! Cazzate!
postato da DanteHicks alle ore 16:00 | link | commenti (1)
categorie: clienti
martedì, 12 febbraio 2008

Regole non scritte (2)

   Dopo il "consiglio" di Valter ho iniziato ad essere più sbrigativo con i clienti. Ho ridotto all'essenziale le informazioni sui prodotti e non cerco più di "vendere a tutti i costi".
   Il giorno dopo, appena entrato in servizio, noto Michele alle prese con una bionda. Vado a sistemare alcuni caricabatterie e dopo una decina di minuti ripasso davanti a Michele: è ancora lì con lei.
   Un indiano ci mette un po' a farmi capire che vuole un cavo di alimentazione per PC, ma quando finisco non posso non accorgermi che Michele se la ridacchia ancora con la bionda.
   Alla fine se ne va con aria soddisfatta, uscendo dal Centro senza comprare niente.
   Valter deve aver notato il mio sguardo perplesso, perché smette di giochicchiare con il computer dello staff e mi fa un sorrisetto.
   - Cumpà, che stavi a controllare Michele eh?
   - No, no.
   - Eheheh, tranquillo. C'è una cosa che non ti ho detto. - Si avvicina e mi parla con tono sommesso: - Vedi, quando c'è 'na bella tetélla, 'na ragazza insomma, pure 'na donna eh, basta che sia bella... insò, quando c'è 'na bona, come dite voi, la regola che t'ho spiegato l'altro giorno non vale.
   - Ah no?
   - Eh no! Il primo che se l'acchiappa può restare a parlare co' chilla pure venti minuti, con tutta la solidarietà degli altri. Ovviamente se la deve lavorare un minimo, sennò è tutto tempo sprecato.
   - Ah... e qualcuno è riuscito a...?
   - E comme a no! Johnatan, più di una!
   Voglio conoscere questo Johnatan.
postato da DanteHicks alle ore 13:50 | link | commenti (3)
categorie: colleghi, lavoro e paradossi
lunedì, 11 febbraio 2008

Regole non scritte (1)

   Sono quasi tre settimane che lavoro al Centro e sto imparando molto velocemente che oltre a regole contrattuali e a quelle dettate dai superiori, ce ne sono altre create dall'esperienza dei commessi.
   Qualche giorno fa Valter si avvicina dopo che avevo finito di servire un cliente, scuotendo la testa negativamente.
   - Cosa c'è?
   In questi giorni sono ancora sul chi vive: temo sempre di fare grossolani errori da principiante. E puntualmente li faccio.
   - Guajò, sei stato trenta minuti a parlare co' chillo.
   So già dove vuole arrivare.
   - Sì, però si è comprato il portatile!
   Valter sorride. Ha un anno più di me e gioca fuori casa, ma appare sempre sicuro di sé: - E perché, quanto credi che ci guadagnamo su un portatile? - "Un botto?", penso. - 'na miseria, guajò! Ascolta, senti ammè: noi non dobbiamo puntare sul tanto, ma sulla quantità. Capisci?
   - Veramente no...
   - Insò, non fa niente quanto costa chillo o chisto: l'importante è vendere più roba possibile. E allora, se te stai mezz'ora co' nu cliente, perdi altri clienti. Capisci?
   - Ah, certo!
   - Eheheh bravo! - Mi sorride e mi dà una pacca sulle spalle: - E poi se te stai mezz'ora co' uno noi altri dobbiamo lavorare di più!
   - Ah... certo.
   Ha una sua logica, ma fila.
postato da DanteHicks alle ore 13:19 | link | commenti (4)
categorie: colleghi, lavoro e paradossi
venerdì, 08 febbraio 2008

Il malato

   Due giorni senza scrivere. Tre giorni di lavoro. Quattro giorni di febbre. E' da martedì che la mia temperatura viaggia dai 37,3° ai 38°. Non sarò l'uomo più malato del mondo, ma un giorno a casa me lo sarei fatto volentieri - fortuna che martedì avevo il giorno di riposo. Purtroppo mi sono accorto solo ora di non sapere se le malattie, col mio contratto, vengono pagate o meno. Mi pare di no. L'ho chiesto a Michele e Valter, ma hanno un contratto diverso e non sanno rispondermi. Avrei voluto chiederlo al caporeparto, ma ironia della sorte: è a casa con la febbre. A lui probabilmente la malattia la pagano! E chissà, se oltre al danno c'è anche la beffa è probabile che me l'abbia attaccata lui!
   Così anche oggi sono andato a lavoro, anche se un po' febbricitante. Ho ascoltato tutto il tempo i clienti facendo di sì con la testa senza avere la vaga idea di cosa stessero dicendo. Un ragazzetto timido è stato persino 30 secondi (giuro!) a fissarmi dopo aver detto qualcosa, finché non ho avuto il buon senso di scusarmi e chiedergli di ripetermi il tutto (voleva sapere se "GTA S. Andrea" per PC è meglio o peggio rispetto a quello per Playstation e se ci fossero "item" e "missioni aggiuntive": immaginate la mia faccia stile zombi che lo fissa nel tentativo di decifrare questa roba).
   Avrei voluto scrivere anche gli altri giorni, ma ero davvero a pezzi. Per fortuna poco fa il termometro segnava 37,1. Un'altra dose di paracetamolo e via...
postato da DanteHicks alle ore 13:11 | link | commenti (5)
categorie: lavoro e paradossi
martedì, 05 febbraio 2008

Peli superflui

   - Hicks, cos'è quella?
   Stamattina ho fatto apertura e ieri sera ho pensato bene di andarmi a vedere "Into The Wild": gran bella pellicola, ma mi sono fatto 4 ore scarse di sonno. Perciò impiego un po' prima di capire che il caporeparto, Marco, ce l'ha con me.
   Lo fisso con fare tra l'incerto e lo sbronzo.
   - Questa. - E si avvicina ancora di più col dito puntato sul mio naso.
   Vi giuro, anche se è impossibile, tento in qualche modo di guardarmi la faccia. Al che Marco finalmente svela l'arcano: - La barba! E' lunga!
   Lo guardo inebetito: - Avrà un giorno o due...
   - Non mi interessa. Che c'è scritto sul contratto? "Pulizia dei dipendenti". Te lo sei letto? Probabilmente no. C'è scritto che la barba va fatta tutti i giorni e non "un giorno o due sì e un giorno o due no".
   Non so cosa diamine voglia dire la sua ultima frase, ma non ribatto. Do una rapida occhiata intorno: Valter ha barba di un giorno e Michele non se la farà almeno da sabato.
   Marco capisce e abozza un sorriso.
   - Senti Dante, non voglio fare il cagacazzi, davvero. E' che il Capo rompe le scatole su 'ste cose coi nuovi dipendenti. Loro - indica i miei colleghi con un cenno - lavorano qui da un bel po', ormai nessuno ci fa caso a come si presentano. Però tu vedi di venire sempre sbarbato per i prossimi mesi, ok? Poi vedrai che non ti dirà più niente nessuno.
   - Ha-ah. Grazie Marco.
   - Figurati! In gamba eh!
   Credo di iniziare a capire come funziona il lavoro.
postato da DanteHicks alle ore 16:02 | link |