Il secondo colloquio di lavoro mi ha dato l'assunzione, una frettolosa infarinatura sui miei compiti e una pacca di "buona fortuna" sulla spalla. Insomma, non ho un'idea precisa di cosa dovrei fare. So solo che sono un commesso del reparto "computer e telefonia". Il caporeparto mi ha detto che devo andare da un certo Michele e chiedergli di farmi da guida per questo primo giorno.
Chiedo ad una commessa e scopro che Michele è il ragazzo che poco prima mi aveva evitato. Spero che vedermi vestito con la divisa del Centro lo renda più gentile e disponibile nei miei confronti, ma sbaglio di grosso.
Quando mi avvicino mi ricambia con l'espressione indifferente e disinteressata di prima. Sta trafficando con delle scatole di cellulari.
- Ciao.
- Ciao.
- Sono Dante: ci siamo visti poco fa. Pensa te: non mi hanno dato il badge! - La cosa non lo tocca assolutamente e non lo sorprende nemmeno un po'. - Ehm, ascolta: oggi è il mio primo giorno e non so bene che devo fare.
Non mi degna di uno sguardo.
- Il caporeparto ha detto che potevo chiederti...
- Ascolta. - Mi interrompe, posa una scatola e si gira verso di me - A me non me ne frega niente se non ti hanno detto cosa fare: non è compito mio. Ok?
Non so cosa dire. Provo ad accennare qualcosa sul caporeparto ma vengo interrotto di nuovo.
- Il caporeparto può dire quello che cazzo gli pare! Io mi sono rotto i coglioni! Ogni cazzo di volta è così! Credi di essere il primo? Magari! Tutte le volte che arriva uno nuovo lo mandano da me e io gli devo insegnare cosa deve fare. Sai che succede puntualmente? Che dopo quattro mesi quello si licenzia, ne arriva un altro, e lo mandano da me perché gli spieghi quello che LORO dovrebbero avergli già spiegato! Beh, ora mi sono rotto il cazzo, ok? Non sai cosa devi fare? Arrangiati. Protesta col capo ma non venire a da me. Punto.
Si gira e se ne va. Io resto solo, a bocca aperta, davanti una vetrina aperta e un mucchietto di cellulari buttati per terra.
Arrivo con 15 minuti di anticipo: è il primo giorno, non è il caso di arrivare in ritardo proprio oggi.
Mi avvicino all'ingresso dipendenti e mi viene in mente che nessuno mi ha detto come fare ad entrare. Sarà una normalissima porta?
Arrivo: è una porta con chiusura elettronica. Ci vuole un badge. Che io non ho.
Busso. Aspetto. Busso ancora. Mi guardo attorno: nessuno, a parte i clienti.
Vado all'ingresso pubblico del Centro. Mi guardo un po' in giro, ho ancora gli abiti civili. Avvicino quello che da dieci minuti sarebbe dovuto essere il mio collega, che appena mi vede tenta di sfuggirmi infilandosi tra due lunghi scaffali.
- Scusa -, lo placco.
- Eh...
- Ciao mi chiamo Dante, sono un tuo nuovo collega -. La sua espressione rimane vaga e disinteressata. - Dovevo entrare ma... non mi hanno dato il badge.
Sbuffa: - Chiedi a Pietro -, fa per andarsene.
- Aspetta! Chi è Pietro?
Senza girarsi mi indica due guardie private che chiacchierano vicino ad una colonna di cellulari.
Mi avvicino. Una delle due mi scruta.
- Salve -. Non rispondono. - Mi chiamo Dante, sono il nuovo commesso. Non so come entrare nella saletta dipendenti.
Continuano a scrutarmi come se fossi un taccheggiatore. Ho il timore che da un momento all'altro mi invitino a seguirli in qualche stanzetta per interrogarmi.
- Dante? - Dice il più muscoloso. A quel punto tira fuori una cartellina e inizia a scorrere una lista di nomi. - Eccoti. Sei nuovo vero? Hai già perso il badge?
- No, non ho perso nessun badge! Non mi è stato proprio dato! -, inizio ad alterarmi.
La guardia ricontrolla la lista: - Qui non c'è scritto niente.
- Beh, io questo badge non ce l'ho!
I due si guardano. L'altro, leggermente meno tozzo del primo, accenna un'espressione di insofferenza.
- Va bene seguimi, ti apro io. Ma parlane col tuo superiore appena lo vedi.
Morale della storia: attacco il mio primo giorno di lavoro con cinque minuti di ritardo.
L'inizio promette bene
"Qui comincia l'avventura..."
Carico. Sono carico. Il mio nuovo lavoro comincia domani. Commesso, ok, non ho certo grandi aspettative, ma bisogna pur iniziare da qualche parte. Al Centro mi hanno detto che si può crescere, che se mi do da fare farò carriera e riceverò i giusti riconoscimenti. E allora diamoci da fare no? E' un lavoro come un altro, sono sicuro di potermi mettere facilmente in mostra. Niente esibizioni, farò semplicemente il mio lavoro, mi darò da fare, mi guadagnerò il mio stipendio insomma!
Si inizia domani alle 9. Al Centro. Un lavoro come un altro, ma non vedo l'ora di cominciare.