Cronache di un lavoro qualunque

Un commesso, come tanti, come tutti, che cerca di arrivare a fine mese sopravvivendo ai paradossi del lavoro quotidiano.
sabato, 04 luglio 2009

Ci provo...

Cari tutti,

visto che me l'avete suggerito da tempo, visto che mi avete incoraggiato a provarci e visto che ormai il primo passo l'ho fatto, vi do questa notizia: proverò a far pubblicare "Cronache di un lavoro qualunque"! Il vostro entusiasmo mi ha contaggiato e, alla fine, pare che mi sia sbloccato.

Ho preso tutti i post dall'inizio a un punto preciso del blog, dove mi sembrava che un eventuale libro potesse concludersi in maniera soddisfacente. Li ho riletti e fatti rileggere, correggendo refusi, incongruenze e sintassi (negli scorsi mesi ho anche letto qualcosina su come scrivere meglio): diversi periodi li ho addirittura riscritti, per renderli più scorrevoli e in forme che penso funzionino di più. Probabilmente in seguito aggiungerò anche dei capitoli inediti.

Arriviamo a oggi. Ho spedito il manoscritto a un'amica che si occupa di revisioni letterarie: dopo il suo via, verso settembre, spedirò tutto a qualche casa editrice, e allora non potrò fare altro che incrociare le dita.
Il tam-tam che state facendo per questo blog è... straordinario! Non ho parole, davvero. Non mi faccio grosse aspettative, ma vi ringrazio di cuore ancora una volta per avermi incoraggiato a prendere questa decisione.

Vi terrò aggiornati,
Dante
postato da DanteHicks alle ore 11:49 | link | commenti (12)
categorie: varie
venerdì, 03 luglio 2009

Sale, in zucca

   La cliente allunga una confezione di DVD oltre il bancone. La prendo, le sorrido e faccio per battere il prezzo.
   - Sa dirmi quanto spazio hanno? - chiede gentile.
   - Poco più di quattro giga e mezzo - rispondo.
   Mi guarda pensierosa: - Dice che c'entra un filmato?
   - Dipende da quanto è grande. Quattro giga, comunque, sono davvero tanti: direi di sì.
   Mi sorride e io ricambio.
   - Scusi! - L'uomo ci interrompe prima che possa tornare alla cassa. - Sa dov'è il bar?
   Schiocco un'occhiata infastidita: lo so, sono poco tollerante in questo periodo, ma vorrei solo finire il mio lavoro e... Comunque: - Prenda la scala mobile: deve scendere di un piano.
   - Giù?
   - Già.
   - Quindi di sotto.
   Inarco le sopracciglia: - Direi di sì!
   Il signore ringrazia rapidamente, allontanandosi. Lo seguo con lo sguardo e lo vedo superare la scala discendente e avvicinarsi a quella ascendente. Vorrei chiamarlo, ma da quella distanza non mi sentirebbe. E' lui a girarsi, comunque; chiude la mano a pugno e alza l'indice, muovendola un paio di volte verso l'alto per chiedermi conferma. Scuoto la testa, rivolgo il mio indice al pavimento, e faccio lo stesso gesto. Come stordito, l'uomo rimane immobile, gli occhi aperti, perplessi. Poi si gira e sale.
   Resto a bocca aperta, con la confezione di DVD ancora in mano. La signora - che ha seguito tutta la scena - ha la mia stessa identica espressione. Si volta a guardarmi, ma non riesce a trovare le parole. Le vengo incontro: - E' così ogni giorno.
postato da DanteHicks alle ore 18:21 | link | commenti (3)
categorie: clienti
giovedì, 02 luglio 2009

E' colpa della crisi

   Io: - Ieri ho sbroccato a Davide.
   Sara: - Come mai?
   Io: - Sai, la storia delle casse...
   Sara: - Ah, sì. Povero Davide, però.
   Io: - Già.
   Sara: - ...
   Io: - ...
   Sara: - ...
   Io: - Uno non dovrebbe sbroccare così.
   Sara: - E' un periodaccio.
   Io: - Sì.
   Sara: - Per tutti.
   Io: - Sì.
   Sara: - ...
   Io: - ...
   Sara: - ...
   Io: - E' colpa della crisi.
   Sara: - Della crisi?
   Io: - Della crisi.
   Sara: - E perché è colpa sua?
   Io: - Di qualcuno dovrà pur essere.
postato da DanteHicks alle ore 14:17 | link | commenti (1)
categorie: dialoghi
mercoledì, 01 luglio 2009

Ira

   Violento la porta di Davide con una spinta: non voleva aprirsi. Lui è lì, sorpreso, forse gli ho fatto paura. Bene.
   - Cos'è questa storia?! - urlo. - Devo vedermi arrivare una tizia che mi chiede di andare alle casse? Ma che vuol dire?!
   Davide non capisce, mi chiede di calmarmi.
   - No, non mi calmo! Sto qui da un anno e mezzo e, di punto in bianco, devo andare alle casse? Perché?! Non avete il diritto di spostarmi senza chiedermi...
   Prova a dire qualcos'altro, senza riuscire a interrompermi.
   - Io non ho intenzione di andare, punto. La mia decisione è questa, adesso vedetevela voi.
   Ansimo, ho il fiatone di quando fai le scale di corsa. Devo aver urlato un bel po', solo ora me ne rendo davvero conto. Davide non mi scolla gli occhi di dosso, in attesa. Poi parla.
   - Dante, io non centro niente, tanto per cominciare. - E' irritato, ma si trattiene. Lo so che non centra niente, ma... - E poi, chi ti ha detto che devi trasferirti?
   Come un lampo la sua faccia mi compare davanti: - Un tipa, una signora. Non l'ho mai vista prima. Bassa, capelli rossi, tinti...
   Annuisce: - Ok, ho capito. - Si alza, aggira la scrivania e mi viene vicino. - Sai meglio di me come funziona qui... Calmati! - Alza una mano prima che possa replicare. - Calmati. C'è poco personale alle casse e mi hanno chiesto se qualcuno del reparto fosse stato disponibile, temporaneamente. Non gli ho detto di sì: gli ho detto di chiedere. Naturalmente se ne sono approfittati. Tu hai accettato?
   - Uh, no. Ho detto... ho rimandato. Ho temporeggiato, insomma. - D'un tratto mi sento la testa anestetizzata.
   - Hai fatto bene. Parlerò io con chi di dovere. Non devi fare nulla che non vuoi fare, d'accordo?
   - D'accordo - replico. - Ok, grazie. E... scusa per la sfuriata, è che...
   - Non preoccuparti: mi sarei incazzato anch'io.
   Faccio fatica a figurarmi Davide incazzato, comunque annuisco e apro la porta. Davide mi blocca con una mano sulla spalla: - Dante, sicuro che è tutto ok?
   - Sì, sì. Scusa ancora.
   Mh.
postato da DanteHicks alle ore 16:35 | link | commenti (6)
categorie: lavoro e paradossi
martedì, 30 giugno 2009

L'inquilino

   Alla fine Sara e io abbiamo parlato. Ci siamo presi quella birra - quelle, a dirla tutta -, abbiamo riso, sorriso; poi lei ha pianto e io ho tremato un po', perché non sapevo cosa fare. L'ho ascoltata, ho ascoltato i suoi pensieri e le sue emozioni. Attorno la gente faceva un chiasso incredibile - cosa avrà pensato chi lanciava uno sguardo al nostro tavolino? Ha parlato tanto e io l'ho ascoltata tanto, e alla fine nessuna soluzione, ma siamo riusciti a sorridere di nuovo e poi di nuovo a ridere. Poi casa, poi il suo giorno libero, poi oggi.
   Mi saluta, sorride, continua a sistemare le stampanti. Qual è la differenza tra qui dentro e lì fuori, mi chiedo? Siamo qui, noi, a lavorare, mentre i problemi rimangono aggrappati con le unghie alle nostre spalle. E' come se fossero invisibili, dei vampiri che allo specchio non puoi vedere, ma che continuano a succhiarti il sangue.
   C'è spazio, al lavoro, per la nostra vita? Possiamo dargliene? Il contratto cosa prevede?
   Fisso Sara mentre mi dà le spalle - poi un ragazzo mi fa un sorriso d'approvazione e capisco che pare che le stia guardando il sedere. Quanto tempo diamo ai nostri sentimenti, ai nostri pensieri, a noi stessi? Quanti minuti gli concediamo, ogni giorno? Quante ore?
   Ricordo una volta, non molto tempo fa, in cui ascoltai alla radio Un matto, di Fabrizio De André. La riconobbi dalle prime note e iniziai a cantarla; e poi, senza ragione, scoppiai a piangere. Così, inspiegabilmente, senza un apparente motivo - giusto un matto, appunto! Ma perché? Cos'era successo? Cosa succede nelle nostre vite?
   Non lo so. Dovrei invitarmi anch'io al pub per un birra e quattro chiacchiere. A volte mi sento un estraneo.
postato da DanteHicks alle ore 13:40 | link | commenti (4)
categorie: dante
lunedì, 29 giugno 2009

Parole chiave (11)

La fine del mese (o il fine?!) è domani, ma visto che ci sono anticipo a oggi le parole chiave, così ci facciamo tutta la settimana senza interruzioni.
Quindi! Anche questo mese un po' di parole chiave usate da voi giovani utenti - o magari dagli altri, se non da voi, o se voi non siete più giovani - per cercare qualcosa che, irrimediabilmente, non avete trovato. Ma le vie di Google sono infinite, e per qualche arcana et mistica ragione vi hanno portato qui. Proprio qui! Potevate finire sul sito di Sgarbi, di Anno Zero o di Papi Chulo, e invece no, siete arrivati qui! Che c..o eh?
Vamos, va...

Un abbraccissimo e a domani,
Dante





5) Bongio lo so che non ha un blog

Booooooooongiooooooo, è per teeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!

4) Ciclicità Ivana Spagna

Uh? Cos'è? Forse una canzone che fa "Ciclicitàààà! Adesso tutto è così sempliceeee"...

3) Che cos'è il sorriso sardonico

Una cosa tipo così :), ma un po' meno così :D e un po' più così :>

2) Tette a lavoro

Ragazzi, se c'è una cosa che al lavoro non ho mai visto...

1) Cosa direbbe Dio a chi è in cerca di un lavoro

Costui vince e stravince il premio della ricerca più eccentrica del mese. Inarrivabile.
postato da DanteHicks alle ore 15:00 | link | commenti (2)
categorie: parole chiave
domenica, 28 giugno 2009

E' la fine!

   - E' la fine!
   Michele, Valter e Jonathan si voltano appena, mi concedono uno sguardo smangiucchiato dal sonno, poi tornano a darmi le spalle, mentre proseguiamo verso l'ingresso del Centro.
   - Non capite? E' la fine, non il fine!
   - Ma che sta blaterando, quello? - chiede Michele insonnolito. Jonathan scansa la questione con un flemmatico movimento del polso.
   - Ho letto questo libro di un autore inglese, e la traduttrice ha tradotto "la fine settimana" e non "il fine settimana" - esclamo entusiasta. - Capite?! E' la fine della settimana, non il fine della settimana. Capite?! E' sconvolgente! Abbiamo sbagliato finora e nessuno ce l'ha mai detto. Addirittura il vocabolario riporta che "fine settimana" è sia maschile che femminile, quando è palesemente femminile! Capite?! Siamo arrivati a cambiare le regole della grammatica italiana, con i nostri errori. Capite?!?
   Michele si gira di scatto puntandomi il dito contro: - Dante, adesso basta rompere il cazzo. Sono le 7 di domenica mattina e, femminile o maschile, voglio iniziare e concludere tranquillamente questo week-end. - Poi si volta e scompare all'ingresso.
   Non capiscono mai.




*visto che sono stato assente giovedì scorso ho pensato di farmi perdonare regalandovi oggi questo piccolo aneddoto.
postato da DanteHicks alle ore 18:47 | link | commenti (3)
categorie: colleghi
venerdì, 26 giugno 2009

Dove sbattere la testa

   - Quindi?
   - Niente.
   - Come direbbe una donna.
   Sorrido a quest'ultima frase di Jonathan e faccio di sì con la testa. Metto il DVD a posto, chiudo il cassetto, giro la chiave.
   - Non credo di capirle.
   - Io non credo di averle mai capite.
   Sorrido di nuovo.
   - Tu comunque sei peggio - continua Jonathan.
   - E perché?
   - Perché vuoi capire anche le donne degli altri.
   - E' una nostra amica!
   - E' una tua amica, è una mia collega. Fintanto che stiamo qui dentro, almeno.
   Sembra cinico; in realtà credo abbia ragione.
   - Hai ragione, questo è il periodo meno adatto per farsi carico dei problemi degli altri.
   - Bravo.
   - Anche se ormai le ho detto che stasera ci prenderemo una birra insieme, e immagino che mi racconterà i suoi cazzi.
   Scuote la testa: - Irrecuperabile.
   Alzo le spalle.
   - Almeno te la scopi?
   - Jò, non ti ci mettere anche tu eh!
   - Ma io ve lo dico sempre che stareste bene insieme.
   - No, tu dici sempre che starei bene insieme a Valter!
   Arriccia le labbra, le sposta in un angolo, poi mi dà ragione con un rapido cenno della testa.
   - Ad ogni modo, è un periodaccio. Troppe cose a cui pensare, troppe cose da fare. Non so dove sbattere la testa.
   - Lì, per esempio?
   Seguo la traiettoria del suo dito fino a una colonna del reparto; quattro puntine tengono attaccato un foglio con una frase inscritta in un cerchio: "Colpire qui con la testa".
   Guardo Jonathan come in trance: - Io vi amo.
postato da DanteHicks alle ore 17:52 | link | commenti (6)
categorie: colleghi
giovedì, 25 giugno 2009

Il peso del capire

   Sara esce dall'ufficio di Davide sbattendo la porta. Cammina rigida verso il corridoio-dipendenti, lo sguardo sui piedi, le mani chiuse a pugno.
   - Allora? - Il cliente con cui stavo parlando mi richiama.
   - Ah! Mi scusi. All'assistenza tecnica glielo cambiano di sicuro. - Gli consegno il lettore DVD e mi avvio verso il corridoio-dipendenti, ma un altro cliente fa per bloccarmi; fortuna che Valter lo intercetta prima, facendomi capire con un cenno che ha assistito alla scena di poco fa. Subito prima di entrare scorgo con la coda dell'occhio Davide che si affaccia dall'ufficio.
   Sara è lì, appoggiata con la spalla sul distributore di caffè. Questi sono i momenti peggiori: cosa dico? come lo dico? ma soprattutto: qualcuno mi ha autorizzato a dirlo? Se Sara è venuta qui senza chiedere niente a nessuno, magari voleva essere lasciata in pace. Perché queste fantastiche intuizioni mi vengono un attimo dopo? (Oh, io passato, se solo ti applicassi di più!)
   - Ehi, tutto bene? - chiedo.
   - Una meraviglia.
   "Meno male! Pensavo fossi arrabbiata e volessi sfogarti. Allora me ne torno a lavoro". Perché le relazioni umane sono più complicate di così?
   - Che è successo?
   - Niente.
   Ovvio. Perché mai dovrebbe essere successo qualcosa? Uno non può nemmeno sbattere la porta del proprio capo e ficcarsi in un corridoio durante l'ora di lavoro?
   Sospiro: - Ehh, non ci sono più i "niente" di una volta. I "niente" di oggi sembrano sempre "qualcosa". - Mi fermo a pochi passi da lei. - Dei niente ogm, insomma.
   La sento ridacchiare - e mi distendo -, ma anche tirare su col naso.
   - Piango per ogni stronzata - fa lei.
   - Tu? Ma tu non piangi mai, sei una donna di ghiaccio! In reparto ti chiamiamo Crudelia, lo sai?.
   - Dai... - Si gira, ride, ha gli occhi rossi. Le chiedo cos'è successo. Dice niente. Dico ok. Dice che aveva chiesto questo week-end da tre settimane, ma oggi Davide le ha detto di no. Perché? Pare che non prendano ancora degli interinali e questo fine settimana siamo a corto di personale; o qualcosa del genere, non ha capito bene.
   - Ok. - Inspiro un bel po' d'aria; arriccio le labbra e lo sguardo mi cade su un angolo sporco del corridoio, sull'armadietto nel lato opposto, sui jeans di Sara, sui suoi occhi che guardano a terra, di nuovo sull'angolo sporco. Poi espiro: - Ora ti va di dirmi cos'è successo veramente?
   Mi lancia un'occhiata alla "Non capisco". Poi capisce, e capisce che capisco, e gli occhi si rifanno rossi, e dice un altro "Niente", e si asciuga le guance, e se ne va verso il reparto, e io rimango lì, solo, a non saper che farmene di questa intuizione, a chiedermi se sia meglio capire, capire a metà, o non capire affatto; a pensare, tutt'a un tratto, all'esame di neurobiologia di ieri.
   Qualche domanda guizza nella testa come una scintilla. La lascio spegnere, mi ficco le mani in tasca e torno a lavoro.




*voi capirete, invece, che è un periodo densissimo e mi scuserete, spero, se anche ieri ho saltato. Luglio = esami. E' giugno, lo so, fa lo stesso. Mi sto fondendo.
postato da DanteHicks alle ore 16:13 | link | commenti (4)
categorie: colleghi
martedì, 23 giugno 2009

Eziopatogenesi

   Jonathan: - Allora?
   Sara: - Allora?
   Io: - Allora?
   Jonathan: - Queste elezioni?
   Sara: - Lasciamo perdere.
   Io: - Già.  
   Jonathan: - Mi deprimo sempre di più ad ascoltare i politici.
   Sara: - Non è che siano tutti cattivi...
   Io: - Non c'è bisogno di essere un cattivo diavolo per deprimere la gente. Puoi riuscirci anche se sei una bravissima persona.
   Jonathan: - E' tua?
   Sara: - Non è sua.
   Io: - Non è mia.
   Jonathan: - Comunque rende benissimo.
   Sara: - ...già.
   Io: - Già.
postato da DanteHicks alle ore 16:05 | link | commenti
categorie: dialoghi